Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 08 Domenica calendario

UFFIZI 2011: UN ANNO DI RECORD (E DI STRESS)

Il 2011 si chiude per la Galleria degli Uffizi con il record assoluto di visitatori. Per la prima volta il loro numero ha superato, in un anno, il milione e settecentomila. Per l’esattezza 1.766.435. L’incremento rispetto al 2010 è del 6,99%; e già nel 2010 era stato, rispetto al 2009, del 7,89 per cento. Ho ancora in testa il chiasso che giusto nel 2009 era stato fatto dalla stampa per stigmatizzare un calo del 3,84% rispetto al 2008. Ed era la stessa stampa che, un anno dopo, avrebbe ovviamente taciuto sulla crescita registrata nel 2010. Ma si sa, soltanto le notizie negative fanno cassa.
Non mi piace parlare di numeri quando si tratta di musei. La funzione che attribuisco alle opere d’arte ha poco a che vedere con l’abaco. Ha invece molto a che fare con le menti e coi cuori. E però non rifuggo dai ragionamenti economici; tanto meno in questi tempi di ristrettezze gravi e di necessità finanziarie impellenti. Sono tempi in cui nessuno può chiamarsi fuori. E fuori non si sono chiamati gli Uffizi; come i numeri appunto dimostrano.
Numeri – andrà peraltro rimarcato – toccati da una Galleria assediata dai cantieri; coi lavori che, quotidiani, incombono e impacciano, nonostante la professionalità indiscutibile delle maestranze impegnate. Bisognerà pur rammentare che ovunque, nel mondo, quando un museo si trasforma, chiude; se non del tutto (come s’è visto con istituti assai celebrati), almeno per larghi settori. Gli Uffizi invece sono rimasti sempre aperti; talora lavorando – restauratori, muratori, imbianchini, squadre tecniche – la notte. E Firenze (che di turismo principalmente campa) ne ha ovviamente goduto. Non credo che gli ospiti stranieri in città sarebbero stati gli stessi se gli Uffizi per qualche tempo avessero precluso le loro stanze.
Tuttavia quegli stessi numeri impongono anche una riflessione di natura morale. E sta qui il movente principale di queste righe. Fino a quando i visitatori della Galleria dovranno crescere? Fino a quando il museo e il suo patrimonio potranno sostenere afflussi così consistenti? Fino a quando si dovrà tollerare che testi poetici di tanto elevato tenore debbano esser guardati (cioè letti, come giustappunto si fa con la poesia scritta) da dietro una selva di teste? Fino a quando si dovrà combattere per far passare l’idea che un museo è, prima di tutto, luogo d’educazione?
Un grande direttore degli Uffizi nel Settecento reputava importante che i giovani venissero in Galleria a prendere dimestichezza col "bello", giacché, così facendo, avrebbero poi saputo riconoscerlo in ogni àmbito della vita. Con beneficio di tutti. Ed è verissimo; oltre che struggente. Ma come si fa a godere della poesia (ammesso che, nei musei, davvero alla poesia si ambisca) quando intorno ti s’accalcano folle ondeggianti, che si contendono la visione delle opere dove proprio quel "bello" alligna?
Antonio Natali
Direttore della Galleria degli Uffizi