Maximilian Cellino, Il Sole 24 Ore 8/1/2012, 8 gennaio 2012
IL DEBITO ITALIANO ALLA SFIDA DELLE ASTE
Anno nuovo, storia vecchia. Il 2012 dei mercati del debito sovrano europeo è iniziato decisamente all’insegna della continuità, cioè con i titoli di Stato dei Paesi periferici sotto pressione. Lo spread nei confronti del Bund, il termometro della tensione, si è mantenuto elevato e ben oltre i livelli di guardia: 527 punti base per i BTp italiani e 388 per i Bonos spagnoli.
La novità, sotto questo aspetto, è l’allargamento del tiro da parte degli investitori all’Austria e soprattutto alla Francia. Il differenziale di rendimento di Parigi è salito fino a 153 punti (era 134 a fine 2011 e sotto i 100 punti a inizio dicembre) di riflesso ai continui rumor (mai confermati, peraltro) sull’imminente perdita della «Tripla A» sul rating per il declassamento di S&P, ma anche per questioni puramente tecniche. Il Tesoro francese è infatti stato assoluto protagonista nel campo delle aste la scorsa settimana, con emissioni per oltre 16 miliardi di euro a breve e lungo termine che hanno inevitabilmente creato i presupposti per un aumento dei rendimenti.
Ed è proprio al calendario aste che si guarda con interesse e di sicuro con timore la prossima settimana. Anche perché dopo la pausa di inizio anno sarà l’Italia a tornare (in compagnia di Grecia e Spagna) l’osservata speciale dagli operatori: tra giovedì (BoT a 12 mesi e, forse, a 3 mesi) e venerdì (BTp a 3 anni) finiranno sul mercato dai 16 ai 20 miliardi di euro che metteranno ancora alla prova la capacità del Tesoro di raccogliere denaro fra gli investitori privati e istituzionali. Le ultime settimane hanno visto un rallentamento marcato dei rendimenti dei titoli a breve termine rispetto a quanto si è verificato sulle scadenze medio-lunghe: ora la curva dei tassi italiana presenta un’inclinazione positiva, con i valori dei BoT su livelli «normali» se confrontati a quelli da shock di novembre (il 6 mesi è al 2,79%, il 12 mesi al 3,89%) e uno scarto tra BTp a 2 e 10 anni che si è riaperto fino a 2 punti percentuali.
Il segnale è di quelli incoraggianti, perché pur in un contesto sempre teso per l’Italia rappresenta un indice di «normalizzazione» del mercato, ma non deve certo essere sopravvalutato. Barclays Capital, per esempio, fa notare che il fenomeno è legato all’esito incoraggiante del summit europeo di dicembre e soprattutto alla maxi-finanziamento a 3 anni (489 miliardi di euro) offerto dalla Bce alle banche europee: denaro che in parte sarebbe stato reinvestito in titoli di Stato a breve scadenza. Ma gli analisti temono di vedere l’effetto ridimensionarsi già a partire dalla prossima settimana, anche perché l’asta dei BTp triennali in programma venerdì potrebbe portare qualche tensione in più su quella parte della curva.
Fuori dal tema delle emissioni, il calendario impone questa settimana di prestare la dovuta attenzione anche al vertice Merkel-Sarkozy di domani e soprattutto alla riunione della Bce di giovedì prossimo: dopo i due tagli consecutivi nei primi due incontri presieduti da Mario Draghi, la gran parte degli analisti non si aspetta ulteriori mosse immediate sulla leva dei tassi (anche se Merril Lynch, per la verità, non esclude un nuovo taglio da 25 punti base), ma le parole della successiva conferenza stampa verranno come di consueto sezionate alla ricerca di indicazioni utili. Soprattutto sul dibattuto programma di riacquisti dei titoli di Stato.