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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

«SCRITTORE DI SECONDA CATEGORIA» E A TOLKIEN FU NEGATO IL NOBEL


Bocciato in quanto autore di seconda categoria. Così i componenti della giuria del comitato del Nobel per l’anno 1961 decisero di non conferire il prestigioso riconoscimento letterario a John Ronald Reuel Tolkien per il suo bestseller mondiale, nonché pietra miliare della fantasy contemporanea, Il Signore degli Anelli. È ciò che emerge da documenti inediti, recentemente declassificati dall’Accademia Svedese. Allo scrittore britannico i giurati preferirono il bosniaco Ivo Andric, noto per Il ponte sulla Drina.
Alle bizzarrie dei giurati chiamati a scegliere i Premi Nobel siamo abituati. E d’altronde Tolkien era in buona compagnia, visto che fra i respinti in quell’anno troviamo Lawrence Durrell («di cattivo gusto»), Robert Frost («troppo vecchio»), Edward Morgan Forster (l’autore di Camera con vista e Casa Howard fu definito «l’ombra di se stesso»), Graham Greene (scartato «a causa della sua preoccupazione monomaniacale per le complicazioni erotiche »), Alberto Moravia («monotono »).
Tolkien, segnalato dall’amico C. S. Lewis, secondo il giurato svedese Anders Osterling aveva una scrittura di scarsa qualità e Il Signore degli Anelli «non era in alcun modo all’altezza della narrazione della storia». Al contrario, Andric fu scelto per «la forza epica con la quale traccia e rappresenta i problemi e i destini umani della storia del suo Paese».

L’HOBBY LETTERARIO

Comunque, che Tolkien fosse uno scrittore in gran parte ignorato dalla grande critica e dai circoli intellettuali che contavano è cosa nota. Lui stesso considerava la letteratura un hobby, mentre ci teneva a precisare che la sua attività principale, e più importante, era la docenza di Filologia germanica a Oxford. Appassionato del mondo linguistico medioevale, volle ricreare con i suoi romanzi ambientati nella Terra di Mezzo un clima simile a quello delle saghe germaniche di quell’epoca oscura ed eroica.
Quando, nel 1937, pubblicò in Gran Bretagna Lo Hobbit, che è come dire l’introduzione a Il Signore degli Anelli, il libro venne accolto da un grande successo di pubblico, ma la critica lo etichettò subito come narrativa per l’infanzia e lo pose così al di fuori del dibattito letterario internazionale. In pochi notarono l’innovazione linguistica e la suggestione narrativa del testo. Anche Il Signore degli Anelli, uscito fra il 1954 e il 1955, ebbe una grande fortuna di pubblico e un’accoglienza fredda dalla critica. D’altronde Tolkien non amava i salotti letterari. Personaggio riservato, restio alla mondanità, frequentava volentieri solo i suoi studenti e i colleghi di Oxford. Di certo, la sua vicinanza al circolo di scrittori conosciuti come Inklings (fra cui C. S. Lewis, Owen Barfield e Charles Williams), conservatori cristiani allergici a ogni simpatia per la sinistra militante che allora monopolizzava il dibattito culturale, non ha aiutato Tolkien a essere maggiormente considerato. Clamoroso quindi, ma forse comprensibile per i parametri dell’epoca, il giudizio negativo dell’Accademia Svedese.
Eppure, da lì a pochi anni, Tolkien diventerà ben più che un fenomeno letterario di successo. Paradossalmente, la principale opera del severo professore cattolico e ben pensante sarà destinata a diventare la bandiera del movimento hippy. Soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nella sua Inghilterra, Il Signore degli Anelli venne letto come il manifesto di una gioventù anti-sistema, pacifista ed ecologista. Forse persino più dei difficili poeti beat alla Ginsberg, quello che doveva essere il sogno tradizionalista di un uomo che guardava al Medioevo diventò il compagno dei viaggi visionari di una gioventù in balìa dei deliri psichedelici provocati dall’Lsd. Frodo e gli altri protagonisti della saga si trasformarono negli eroi che combattevano le armate oscure di chi vorrebbe distruggere l’armonia fra uomini e natura. La lettura di Tolkien divenne un rito collettivo nelle comuni dell’America dei figli dei fiori.

LE EDIZIONI ITALIANE

Ben diversa accoglienza doveva avere invece Il Signore degli Anelli nel nostro Paese. Con una costante: anche in Italia venne snobbato dalla critica in voga. Chi comprese subito le potenzialità del monumentale romanzo fu Alfredo Cattabiani, che nel 1970 per la Rusconi affidò a Quirino Principe la cura dell’edizione italiana. L’uscita dell’opera per una casa editrice considerata vicina alla destra segnò la reputazione di Tolkien in Italia per oltre un decennio. Da noi non gli hippy, ma i giovani appartenenti al mondo della destra radicale videro nelle avventure degli Hobbit un modello per la loro rivoluzione conservatrice. La difesa dell’ambiente, l’ecologismo, l’eroismo dei protagonisti: tutto veniva letto all’insegna di un tradizionalismo anticapitalista. Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta la nuova destra rautiana decise di chiamare «Campi Hobbit» i suoi raduni. Questo nonostante Tolkien, durante la sua vita, si fosse sempre dichiarato un avversario del nazismo. In una lettera descrisse Hitler un «piccolo ignorante, ispirato da un diavolo pazzo» e si offese quando i suoi editori tedeschi, negli anni Trenta, gli chiesero se era ariano: «Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati». In Italia bisognerà aspettare le innumerevoli edizioni Adelphi de Lo Hobbit per uno sdoganamento a tutto campo.

Andrea Colombo