Alessandro Alviani, La Stampa 8/1/2012, 8 gennaio 2012
La crisi finanziaria e quella del debito sovrano si sono fermate davanti alla porta d’ingresso di una banca di Gammesfeld, un paesino di 500 anime nel Baden-Württemberg, la regione nel sud della Germania in cui hanno sede Porsche, Daimler e una miriade di hidden champions
La crisi finanziaria e quella del debito sovrano si sono fermate davanti alla porta d’ingresso di una banca di Gammesfeld, un paesino di 500 anime nel Baden-Württemberg, la regione nel sud della Germania in cui hanno sede Porsche, Daimler e una miriade di hidden champions. Qui, in un vecchio edificio grigio in cui gli orologi sembrano essersi fermati agli anni Sessanta, non esistono azioni, fondi o altri complessi veicoli finanziari. Gli unici prodotti offerti sono tre: un conto corrente gratuito, un conto di risparmio con interessi del 2% e prestiti al 3,5%. Basta. Online banking è un termine sconosciuto. In fondo il direttore Peter Breiter compila ancora a mano tutti gli estratti conto e batte sulla macchina da scrivere i moduli per i bonifici. Fuori moda? Forse, ma a prova di crisi. Dopo il fallimento della Lehman Brothers Breiter è stato bombardato da tutta la Germania di telefonate di persone che volevano affidargli a tutti i costi i loro risparmi e si sono sentite rispondere allo stesso modo: niente da fare, qui accettiamo solo clienti che vivono a Gammesfeld. «Durante la crisi gli altri banchieri hanno sudato sette camicie, io invece non mi sono accalorato per niente», rivela Breiter. Per scoprire il perché non ci vuole molto: la banca di credito agricolo cooperativo di Gammesfeld è una «one-man-bank». Breiter è direttore, unico impiegato allo sportello, uomo delle pulizie e, all’occorrenza, agente di sicurezza: nel 2009 mise in fuga due rapinatori. La sua è, in termini di occupati, la più piccola banca in tutta la Germania. Ad assisterlo ci sono solo un consigliere di amministrazione, che lavora a titolo onorifico, e un membro del cda. Troppo pochi persino per la Consob tedesca che, dopo l’introduzione del «Two-man rule» nel sistema creditizio federale, che impone la presenza di due firme diverse sotto ogni movimento bancario, ha tentato di chiuderla in tutti i modi. Senza successo: il predecessore di Breiter, Fritz Vogt, è andato fino davanti la Corte amministrativa federale e ha rischiato il carcere pur di salvare l’istituto. E alla fine ha avuto ragione. A succedergli è stato, nel 2008, lo stesso Breiter, che fino ad allora era un semplice impiegato di banca in un Comune vicino e, per diventare direttore, ha studiato nei fine settimana. Oggi sa tutto dei suoi 800 clienti, molti dei quali - 310 - sono anche soci della banca cooperativa. L’istituto ha un bilancio di 24 milioni di euro, una somma che Breiter ritiene sufficiente: la sua banca, nota, non vuole accrescere i profitti né ingrandirsi. Certo, ammette, se, a seguito della crisi del debito sovrano tutti gli istituti dovessero crollare, «crolleremmo anche noi. Ma per ultimi».