Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 08 Domenica calendario

La compagnia petrolifera iraniana Nioc sostiene di non dover nulla all’Eni, che invece aspetta ancora il pagamento di 2 miliardi di dollari come rimborso degli investimenti che ha fatto nel Paese in anni passati

La compagnia petrolifera iraniana Nioc sostiene di non dover nulla all’Eni, che invece aspetta ancora il pagamento di 2 miliardi di dollari come rimborso degli investimenti che ha fatto nel Paese in anni passati. Questo rimborso dovrebbe avvenire in greggio, come è usuale in base agli accordi internazionali standard fra le compagnie occidentali e i Paesi terzi. Il rifiuto di farsi carico di questa obbligazione economica è stato formalizzato ieri dal direttore per gli affari internazionali dell’azienda iraniana, Mohsen Qamsari, secondo cui l’Eni «non ha alcuna rivendicazione finanziaria specifica nei confronti della Nioc». La presa di posizione di Teheran arriva alla vigilia di possibili nuove sanzioni alla Repubblica islamica da parte dell’Unione europea, sanzioni dovute al programma atomico iraniano e alla paura che suscita in Occidente; in sostanza Qamsari minaccia preventivamente una rappresaglia. Quanto detto dal dirigente della Nioc all’agenzia ufficiale Irna conferma anche la preoccupazione espressa un mese fa dall’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, al World Petroleum Congress di Doha (Qatar). Scaroni aveva commentato l’eventualità di nuove sanzioni mettendo in conto che ci fossero difficoltà in arrivo, ma si era detto più preoccupato dall’eventuale rifiuto di Teheran di pagare quei 2 miliardi che dal possibile blocco del flusso di petrolio iraniano a seguito delle nuove e più dure sanzioni. «Le nostre raffinerie sarebbero capaci di gestire questo problema», aveva spiegato Scaroni in conferenza stampa. Caso mai, aveva aggiunto, «siamo un po’ più preoccupati per i pagamenti che la Nioc deve farci per le nostre attività passate». Comunque sulle nuove sanzioni l’Unione europea appare ancora divisa: a decidere dovrebbe essere un consiglio dei ministri degli Esteri programmato per il prossimo 30 gennaio. In una recente intervista al francese «Figaro», il premier italiano Mario Monti si era detto favorevole, come «extrema ratio», anche all’embargo petrolifero, «purché sia graduale e siano escluse le consegne a rimborso dei debiti che l’Iran ha contratto con l’Eni», se non altro perché in quel caso si tratterebbe (paradossalmente) non di sanzioni ma di un regalo all’Iran. Al momento, la Repubblica islamica vende circa 450.000 barili al giorno (corrispondenti al 18% delle sue esportazioni) all’Unione europea, in particolare all’Italia (180.000 barili al giorno), alla Spagna (160.000) e alla Grecia (100.000 barili al giorno). Bisogna chiarire che i pagamenti iraniani riguardano il rimborso di una serie di investimenti che l’Eni ha fatto nel Paese in tempi non recentissimi, una decina di anni fa. Da allora gli iraniani hanno pagato via via certe quote, ma il rimborso non è ancora completo. Va anche aggiunto che l’Eni aveva già dichiarato di non avere in programma nuovi investimenti in Iran, al di là del portare a termine le attività avviate. In questi primi giorni del 2012 l’attività del gruppo Eni è intensa su più fronti. Proprio il giorno di Capodanno è arrivata un’importante rassicurazione dalla Libia, secondo cui i contratti con il gruppo italiano firmati dal defunto regime di Gheddafi saranno rivisti, ma le possibili modifiche non riguarderanno il cuore degli accordi sul petrolio e sul gas ma solo i progetti di sviluppo sostenibile. E due giorni dopo Scaroni ha incontrato in Mozambico il presidente Armando Guebuza per fare il punto sulle attività esplorative nel Paese, dove il gruppo Eni a fine 2011 ha scoperto enormi quantità di idrocarburi grazie a perforazioni «offshore», cioè in mare. «Le prime valutazioni - ha spiegato una nota - danno segnali incoraggianti e il risultato finale verrà reso pubblico entro fine gennaio». Durante l’incontro si è discusso anche di progetti di infrastrutture. Il business del petrolio e del gas viene da lontano e va programmato a lungo termine anche per il futuro.