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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

MILANO —

«Il problema non è fare gli scoop, ma fare bene il proprio mestiere giorno per giorno, raccontare la quotidianità in modo interessante. Una sintesi perfetta l’aveva indicata Biagi: l’ideale è informare senza annoiare». Vent’anni di Tg5 e appena tre direttori: Mentana, Rossella e ora Mimun. L’ultimo dei tre, che nel 1992 fu tra i fondatori del telegiornale di Canale 5 — primo giorno di messa in onda il 13 gennaio —, ricorda così i primi passi: «Eravamo a casa di Mentana, a 200 metri da via Teulada: c’era anche Lamberto Sposini e il figlio di Mentana che faceva casino. Enrico mise giù le idee da proporre all’editore e le scrisse a macchina con una Lettera 32 su un foglio giallo quadrettato. Creammo un tg diverso, dalla parte degli spettatori, uscendo dalle logiche di quegli incipit drammatici con la presenza delle massime autorità, evitando formule terribili come "nella splendida cornice". Se fosse arrivato un comunicato dell’Iri non ci saremmo scapicollati. In Rai invece era allarme rosso perché all’epoca era l’azionista della tv di Stato. Eravamo un gruppo piccolo ma coeso, con la capacità di poter piegare il giornale sulla notizia del giorno».
La vostra Iri è Berlusconi, mai avuto pressioni? «Io ero andato via all’epoca, ma quando Berlusconi fece la campagna elettorale il Tg5 si mantenne in assoluto equilibrio. Da quando sono rientrato, nel 2007, mai una telefonata. Se mai le ho fatte io perché a volte è più facile parlare con Berlusconi che con dirigenti di partito che aspettano sempre la sua indicazione. E allora la cosa migliore è risalire alla fonte». Ammette: «Certamente avere un editore che è capo del governo e capo dell’opposizione non può essere stato indifferente ma penso che io, Rossella e Mentana siamo stati in grado di tenere la barra diritta e preoccuparci di informare nell’interesse degli spettatori, puntando ciascuno sulle cose che sa fare meglio: Enrico nella fase iniziale ha fatto un grande tg di cronaca e poi è riuscito a creare l’evento intorno alla notizia. Rossella ha fatto un tg che tutti definiscono più fru fru, ma sempre molto piacevole e forte negli ascolti. Da quando ci sono io, facciamo un tg sociale perché ci occupiamo di economia non soltanto preoccupandoci dello spread, ma anche delle conseguenze dei provvedimenti sulla famiglia. Ci preoccupa la caccia all’uomo da parte dello Stato a un cittadino che viene strizzato dalle tasse, un cittadino che ha diritto a essere informato ma anche difeso».
Ora Mentana è a La7, all’epoca com’era? «Non sopportava la politica, la trovava indigeribile». Ora ha cambiato idea: «Lui sta dove è il mercato. Si è trovato con i due grandi telegiornali accusati di essere troppo vicini rispetto al centrodestra, quindi ha fatto un tg molto politico ma anche molto di opposizione. Lui è uno dei miei migliori amici, ma adesso voglio vedere che fa. Ha fatto un tg interessante per la fase che si viveva, si è attestato su cifre molto alte ma credo abbia tolto più telespettatori alla Rai che a noi. Con l’uscita di Berlusconi voglio vedere come saprà ricollocarsi lui, ma soprattutto la rete: si sono organizzati per una guerra che non ci sarà».
Ma per il Tg5 è una buona notizia o no che Minzolini non sia più direttore del Tg1? «Sono dispiaciuto sul piano umano, siamo amici da tempo. Lui è un eccellente giornalista politico. Lo so perché ci sono stato quattro anni e mezzo al Tg1: non appena uno che non è dichiaratamente di sinistra si avvicina al Tg1 inizia il cannoneggiamento».
Renato Franco