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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Biografia di Carlo d’Asburgo

Nel fare delle ricerche storiche relative agli anni 1919-1922, mi sono capitati fra le mani diversi articoli di giornali riguardanti Carlo d’Asburgo, l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria. Sono rimasto esterrefatto nel constatare con quanto odio è stato trattato dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale (Francia, Inghilterra e Italia) e dai Paesi nati dal dissolvimento dell’impero asburgico. Quando Carlo tentò, in maniera maldestra, di farsi incoronare re di Ungheria, tutte le potenze europee, sostenute dalla Francia, insorsero per eliminare nel nascere «il pericolo asburgico». Carlo, com’è noto, con un salvacondotto, come un pericoloso criminale, fu poi costretto a lasciare tutti i Paesi dell’ex Impero e a ritirarsi in Portogallo, dove trovò la morte l’anno successivo. Rolando Balugani rolandobalugani@libero.it Caro Balugani, Per più di un anno, dopo la fine della Grande guerra, l’Ungheria fu una nave senza pilota e senza timone. Brutalmente punita dai vincitori e condannata a perdere territori dove vivevano forti comunità ungheresi (Transilvania, Slovacchia, Vojvodina), divenne per qualche mese una repubblica bolscevica, precipitò nella guerra civile, fu occupata dalla truppe romene e liberata infine da Nicholas Horthy, l’ammiraglio che aveva comandato la flotta austro-ungarica sino alla fine del conflitto. Quando il Parlamento si riunì a Budapest, in condizioni di relativa normalità, nel febbraio del 1920, fu deciso che l’Ungheria sarebbe stata un regno, sotto la corona di Santo Stefano, ma avrebbe avuto per qualche tempo una «sede vacante». Occorreva un reggente e la scelta cadde di lì a poco sull’ammiraglio Nicholas Horthy. Carlo d’Asburgo, incoronato imperatore d’Austria e re d’Ungheria dopo la morte di Francesco Giuseppe, non aveva perduto il diritto al trono, ma il suo ritorno a Budapest, in quelle particolari circostanze internazionali, avrebbe suscitato l’opposizione delle potenze vincitrici e degli Stati nati a Versailles dopo la disgregazione dell’Impero. Un anno dopo, Carlo credette che il momento della restaurazione fosse giunto. Dalla Svizzera, dove si era installato, andò a Vienna, attraversò la frontiera ungherese, dormì lungo la strada nel palazzo di un vescovo e arrivò a Budapest nel giorno di Pasqua, il 27 marzo del 1921. Vestiva una uniforme militare ungherese e durante una lunga conversazione con il Reggente si disse sicuro che la sua mossa sarebbe stata approvata dalla Francia. S’ingannava. Gli Alleati temevano che il ritorno di un Asburgo a Budapest avrebbe provocato esplosioni di legittimismo in tutti gli Stati che avevano fatto parte dell’Impero e rimesso in discussione le decisioni prese a Versailles. Tre mesi prima, quando il rappresentante diplomatico ungherese aveva chiesto al ministro degli Esteri che cosa pensasse di una tale eventualità, Carlo Sforza aveva risposto seccamente: «L’imperatore Carlo — mai!». Horthy convinse Carlo ad abbandonare l’impresa. Ma non potè impedire che otto mesi dopo il re e la regina atterrassero con un aereo nei possedimenti del conte Czyraky e proseguissero per Budapest con un corpo di polizia comandato dal colonnello Lehar, fratello di un acclamato compositore di operette. L’epilogo, in questo caso, fu sanguinoso. Horthy ordinò all’esercito d’impedire con le armi l’arrivò del corteo e Carlo, turbato dalla morte di alcuni dei suoi fedeli, cominciò a vacillare. Qualche giorno dopo abbandonò l’Ungheria, s’imbarcò su una motovedetta inglese in un porto del Mar Nero, attraversò gli Stretti a giunse a Madeira dove morì il 12 aprile 1922. L’erede, Otto d’Asburgo, aveva allora 9 nove anni. Rinuncerà al trono, diventerà deputato al Parlamento europeo in rappresentanza dei democristiani bavaresi e presiederà l’Unione Paneuropea. È morto nel luglio dell’anno scorso all’età di 99 anni.