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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Ancora pochi metri e anche il magnifico Cristina O, lo yacht anzi il panfilo, come venivano chiamati nei favolosi anni Sessanta le grandi imbarcazioni, di Aristotile Onassis uscirà dalla classifica dei top 100

Ancora pochi metri e anche il magnifico Cristina O, lo yacht anzi il panfilo, come venivano chiamati nei favolosi anni Sessanta le grandi imbarcazioni, di Aristotile Onassis uscirà dalla classifica dei top 100. La sua lunghezza di «soli» 99 metri lo relega nella parte bassa della classifica delle barche più grandi del mondo. Nonostante la crisi economica sia di livello mondiale il settore dei super yacht nel 2011 ha raggiunto nuovi primati: la classifica si è aggiornata con ben undici nuove imbarcazioni a dispetto delle solo nove varate l’anno precedente. Nel 2007 bastava un 62 metri per rientrare nella «top 100», oggi bisogna essere armatori di almeno un 76 metri. Un’escalation e un primato da conquistare a suon di milioni di dollari. Ma cosa nascondono a bordo questi super yacht? Tutto l’inimmaginabile e spesso il loro costo è direttamente proporzionale ai «giocattoli» che trasportano. Sale cinematografiche per gli ospiti, piattaforme di atterraggio per elicotteri, spa, piscine coperte, fondi trasparenti per osservare il mare e anche saloni dove possono essere esposti — come in una grande negozio di Bulgari — i gioielli di famiglia. Per gli arredi interni non c’è limite e le cifre spesso raggiungono i 20 mila euro al metro quadro, senza contare le opere d’arte che arredano le cabine. Molto viene speso dagli armatori anche per la protezione degli yacht dagli assalti di pirati, un tema che rende queste imbarcazioni dei fortini. Come accade oramai in pochi altri settori, è la cantieristica europea il leader nella costruzione di queste imbarcazioni e l’Italia riesce a contendere il primato ai paesi del Nord. Nonostante il periodo non proprio felice per la nostra cantieristica, dove molti nomi storici sono in grave crisi, realtà come Fincantieri, Rossinavi, Crn del Gruppo Ferretti e Benetti di Azimut sono ben presenti nella fatidica classifica del «top 100». Fincantieri lo scorso anno è entrato nella lista con lo splendido 134 metri Serene, con due piste per elicotteri, cinema all’aperto e la «Nemo suite» per ammirare il fondo del mare. Il costo dello yacht pare sia stato di 300 milioni di euro. Ma anche cantieri come Crn hanno presentato un elegante 80 metri mentre ha ottenuto un grande consenso tra gli addetti ai lavori il 74 metri di Rossinavi il cui costo è stato di circa 70 milioni di euro. Come sempre molto apprezzato anche in questo settore il design Made in Italy. I nostri progettisti hanno firmato alcuni degli yacht più belli. I nomi del momento sono Pierluigi Spadolini, Francesco Paszkowski, Salvagni e Nuvolari Lenard, che hanno lavorato al Seven Seas di (si dice) Steven Spielberg. Ma chi sono gli armatori di questi grandi yacht? Principalmente tycon dell’Est Europa, ma anche ricchi arabi, del Sud America, indiani, in attesa che la passione dello yachting contagi anche i cinesi. Unica comune richiesta è ovviamente la segretezza. Spesso per risalire al proprietario basta collegarlo al nome dello yacht, come un altro dei vari eccellenti dello scorso anno, il 96 metri Vava II di Ernesto Bertarelli, l’ex imprenditore della Serono e vincitore di due America’s Cup che ha fatto arredare gli interni dal francese Remi Tessier. La testa della classifica del «top 100», però, anche quest’anno non è cambiata: l’oligarca russo Roman Abramovich con il suo Eclipse di 164 metri resta l’armatore dello yacht privato più grande al mondo. E visti i tempi necessari per vararne uno più lungo, 5 anni tra progettazione, ingegnerizzazione e costruzione, lo resterà ancora a lungo. Andrea Brambilla