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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

Tutte le bugie di Malcolm X - Quella X nera è qualco­sa di più di una leggen­da. È l’orgoglio della nazione invisibile nar­rata da Ralph Ellison, è un mausoleo, è il rancore di chi non si riconosce neppure nel­l’America di Obama, è una croce, un martirio, un urlo di libertà, è un sacrificio da fratello a fratello, è santità, è qualcosa di intoccabile, è un pugno incrociato contro la schavitù, è una voce, è un viaggio alla Mecca, è l’Islam prima delle due torri, è un preghiera

Tutte le bugie di Malcolm X - Quella X nera è qualco­sa di più di una leggen­da. È l’orgoglio della nazione invisibile nar­rata da Ralph Ellison, è un mausoleo, è il rancore di chi non si riconosce neppure nel­l’America di Obama, è una croce, un martirio, un urlo di libertà, è un sacrificio da fratello a fratello, è santità, è qualcosa di intoccabile, è un pugno incrociato contro la schavitù, è una voce, è un viaggio alla Mecca, è l’Islam prima delle due torri, è un preghiera. Ma sotto quella X,sacra e intangibile,c’è an­cora molto da raccontare. Non è facile parlare di Malcolm X. È come svelare la vita quotidia­na di Maometto. Qualcosa di quel­lo che dici diventa sacrilego. Non corrisponde alla verità del libro sa­cro. Donzelli ha pubblicato una biografia che in America è stata un caso editoriale e una bestemmia: Malcolm X, tutte le verità oltre la leggenda (pagg. 616, euro 29,90). Non è gossip. Non è il tentativo di sporcare un simbolo, un mito. È il lavoro di un uomo che a questo li­bro ha dedicato gli ultimi vent’an­ni della sua vita. Non lo ha mai vi­sto sugli scaffali di una libreria. È morto tre giorni prima, a 60 anni. Manning Marable era un professo­re della Columbia University e uno dei più grandi studiosi dei mo­vimenti di liberazione dei neri d’America. Era uno dei leader del movimento afroamericano. Nel­l’ultima sua apparizione televisi­va, nel programma Democracy Now parlava così di Malcolm. «È la figura storica più importante pro­dotta dall’America Nera. Nei suoi brevi 39 anni di vita Malcolm X di­ven­ne il simbolo dell’America Ne­ra urbana, della sua cultura, la sua politica, la sua militanza, la sua in­dignazione ». Dove sta allora lo scandalo? Marable ha raccontato il Malcolm X reale, andando a sca­vare sotto il santino, quello quoti­diano, con le sue debolezze, con le sue bugie.Marable ha messo in di­scus­sione alcuni aspetti dell’auto­biografia del leader nero, quella scritta con Alex Haley, diventata negli anni una sorta di libro sacro da cui non si può deviare. L’unica verità possibile. Marable racconta che quell’au­tobiografia non dice tutto. Mal­colm aveva esagerato la sua storia criminale. La sua fama da cattivo serviva a illuminare la sua reden­zione. «Se ci sono riuscito io posso­no farlo anche altri». Ma questo in fondo già lo pensavano in molti. Lo scandalo arriva dopo. Quando il professore evoca la relazione omosessuale con Paul Lennon, ric­co uomo bianco, per ricavarne sol­di e protezione. È difficile da digeri­re come le trattative, in carcere, con il Ku Klux Klan. Malcolm X era convinto i razzisti bianchi avesse­ro, in fondo, lo stesso obiettivo de­gli ex schiavi. Il KKK voleva caccia­re i neri e i neri volevano andare via per costruire la loro nazione. Malcolm era arrivato ai vertici della Nation Of Islam , delfino del leader Elijah Muhammad. La sto­ria della rottura la conoscono tut­ti. Invidia, gelosia, moralismo. Malcolm era rimasto deluso dagli adulteri del suo capo. Ma c’è an­che il viaggio alla Mecca, l’incon­tro con i sunniti, l’apertura al dialo­go. «Da quando alla Mecca ho tro­vato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi­cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei. Ho amici che si chiamano capitalisti, sociali­sti, e comunisti. Alcuni sono mode­­rati, conservatori, estremisti. Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi». È qui Muhammad lo accusa di tradi­mento. Per Marable oltre a tutto questo c’era anche una questione molto più personale. Malcolm ave­v­a avuto una storia con una ragaz­za, Evelyn Williams, che poi era fi­nita nel harem del suo capo. Muhammad l’aveva messa in cin­ta e poi abbandonata. Una delle parti del libro più con­­testate è la storia matrimoniale di Malcolm. Si sposa con Betty per­ché un pastore doveva farlo. Ma c’è molto dovere e poco amore. Tanti tradimenti,dell’uno e dell’al­tra. La relazione non assomiglia al film di Spike Lee e Malcolm è mol­to­più ambiguo di Denzel Washin­gton. Attenzione, però. Questi so­no tutti particolari marginali. Ma negli States si è parlato più di que­sto che del resto. È qui che si sfre­gia la leggenda. Sono questi aspet­ti quotidiani che fanno cadere su Marable l’accusa di blasfemia. Il Malcolm di Marable è invece una figura molto più umana. Quel­lo che chiede ai neri è di non rinne­gare se stessi per mischiarsi con i bianchi. È il principe nero che illu­mina raccontato dalla cultura hip hop. La sua violenza è legittima di­fesa contro l’abuso del potere e in questo c’è il riconoscimento natu­rale dei diritti dell’uomo, il cuore della costituzione americana. Mal­colm cerca di dare un volto e un’identità agli invisibili di Elli­son. Non rinnega l’America,ma la completa. Il suo testamento è nel discorso del gennaio 1965 a New York.«All’inizio della storia di que­sto paese, c’erano tredici colonie. Erano i bianchi a essere oppressi. Così alcuni di loro si fecero avanti e dissero: libertà o morte. L’uomo bianco ha commesso l’errore di farmi leggere i suoi libri di storia. Ha fatto l’errore di insegnarmi che Patrick Henry e George Washin­gton erano patrioti, e non c’era niente di non violento nel vecchio Pat e in George Washington. Quei tredici staterelli morti di fame, stanchi di tassazione senza rappre­sentanza, stanchi di essere oppres­si, sfruttati e umiliati, dissero a quell’enorme Impero Britannico: libertà o morte».