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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

La bella manovra non ama stangate - Infine si è dovuto scegliere la «manovra». Si tratta di parola che indica un’operazione complessa o un complesso di operazioni necessarie per il migliore funzionamento e il risanamento dell’economia

La bella manovra non ama stangate - Infine si è dovuto scegliere la «manovra». Si tratta di parola che indica un’operazione complessa o un complesso di operazioni necessarie per il migliore funzionamento e il risanamento dell’economia. Ha un senso chiaro e limpido. Poi in lingua italiana «manovra» ha assunto i significati metaforici che sappiamo, per indicare azione o serie di azioni condotte di nascosto, con accortezza e magari con inganno (ci sono le «manovre di corridoio», e anche le «manovre di borsa», intese come operazioni di carattere speculativo). Questa è dolorosa ma nata di necessità, alla luce del sole. Anni fa ebbe fortuna (qualcuno lo ricorda) decretone, nome già dato alle leggi Pelloux del 1899, adottato per il decreto-legge anticongiunturale del febbraio 1965 dal governo Moro. Dopo la caduta del decretone comparve il decretone-bis. Nel 1970 fu sostituito con decretissimo. I termini della politica (ma non solo) perdono nel tempo i loro sovratoni emotivi, e dopo un certo periodo si indeboliscono, si avvicinano di più al grigiore dell’etichetta, della definizione neutra, e allora vanno cambiati per un di più di effetto (decretone-decretissimo segue il modello di allora poltrona-poltronissima, veglione-veglionissimo). Il linguaggio della politica ha da essere in qualche modo strumento di persuasione, linguaggio di conflitti e di passioni, e quindi è di solito esagerato, aggressivo, mai medio. «Manovra» sa più di tecnologico, di meccanismo che dovrebbe funzionare (speriamo), di operazione meditata. Non contempla il significato soltanto negativo dell’equivalente «stangata», che sarebbe in definitiva una bastonata, come «mazzata», punizione particolarmente severa, e costrittiva, in quanto comporta un notevole esborso di danaro tramite inasprimenti fiscali e innalzamento dei prezzi. Toccare il portafoglio («mettere le mani nelle tasche degli italiani» si usava dire nella da poco e finalmente defunta Seconda Repubblica) non piace a nessuno. Per cui il lessico in questi àmbiti contempla più di altri un lessico altamente eufemistico: a «svalutazione» si è di solito preferito un meno doloroso «allineamento monetario», o «allineamento selettivo delle monete», a «fallimento» o «bancarotta» oggi si preferisce default. Anche le parole come «rincari», «aumenti», hanno sempre spaventato, di conseguenza si è più volte optato per «ritocchi alle tariffe», o «variazione», o «assestamento dei prezzi», magari «lievitazione» degli stessi, che trasforma una realtà spiacevole in un processo naturale, come quello del pane, che lievita prima di essere infornato. Chissà come andrà a finire la nostra cottura! Ma pare che avremo più pane per i nostri figli.