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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Cara biblioteca sei la mia Babele - «I libri sistemati secondo un criterio alfabetico e per generi letterari, dalla narrativa alla filosofia, sono un ricordo del passato

Cara biblioteca sei la mia Babele - «I libri sistemati secondo un criterio alfabetico e per generi letterari, dalla narrativa alla filosofia, sono un ricordo del passato. Attualmente l’ordine è saltato, la mia biblioteca è un corpo in decomposizione, i volumi mi invadono e si stanno mangiando la casa, come la vegetazione tropicale divora i monumenti in Cambogia», spiega lo scrittore Raffaele La Capria . Il narratore ha a portata di mano solo alcune pietre miliari della sua raccolta, come le opere di Gide o di Hemingway che lui stesso ha tradotto. «Se voglio consultare un testo, che pure so di possedere, lo ricompro. Faccio prima. Un tempo individuavo i tomi in eccesso con lo stesso metodo con cui i romani mandavano a morte i prigionieri, caso per caso. In questo nuovo anno sfoltirò invece con sterminii di massa». La Capria impugnerà così il machete per una drastica potatura. Ma, per uno scrittore intenzionato a ridimensionare, molti intellettuali sono impegnati a conservare. In che modo organizzano gli amati «ferri del mestiere», i testi del passato e del presente? Quali bussole guidano nei labirinti delle loro biblioteche? Ttl ha girato la domanda a otto autori, per raccogliere le loro indicazioni di improvvisati archivisti e anche le testimonianze sulla libreria-mappa di umori, amori, ripulse, attrazioni più o meno fatali. «Il buen retiro di Roccamare ospita le letterature a me più care, dalla francese alla russa, e poi saggistica, narrativa e lirica. A Roma, tra salotti, corridoi, cantine, soffitte, l’area latino-greca. Si tratta di 40 mila “presenze” che, per i secoli precedenti all’ Ottocento, seguono criteri cronologici, mentre il Novecento scorre secondo l’ordine alfabetico», racconta uno dei più raffinati «collezionisti», Pietro Citati , che, se ogni tanto non facesse piazza pulita, avrebbe una biblioteca doppia dell’attuale. «Riordinare», osserva, «è una lotta da cui mi sembra a volte di uscire sconfitto». Anche Andrea Camilleri - nove mila tomi - combatte con i ranghi serrati e pure con i desiderata della famiglia. «L’organizzazione dei libri smuove corde segrete e incendia gli animi», dice il narratore. «Mia moglie, per esempio, si è ritagliata il settore dedicato alla Shoah e quello per le gialliste, che io apprezzo in generale assai poco, tranne Patricia Highsmith. Nel mio studio c’è una sezione speciale, i livres de chevet: Beckett, Joyce, Faulkner, Gogol, Gadda, Savinio, Sciascia, Pirandello». Franco Cordelli si prende cura di 30 mila presenze disseminate in mensole senza angoli vuoti e che non consentono vuoti di memoria. «Non ne ho, ricordo tutto. I libri, sullo stesso ripiano, sono disposti in più file e alternano posizione verticale e orizzontale, divisi per aree linguistiche e secondo la cronologia. La letteratura francese, per esempio, inizia con Chrétien de Troyes». Rigore e disposizione alfabetica, all’interno di letteratura, cinema, spettacolo e così via, sono l’opzione di Cristina Comencini . «I miei figli hanno traslocato portando con sé i propri “beni” librari. Ora sto sistemando parecchie new entry, edizioni pregiate provenienti dalla biblioteca di papà», spiega la scrittrice e regista, figlia di Luigi, maestro del cinema e gran lettore. «Vi sono poi gli studi di economia in cui mi sono laureata. Quando scrivo un romanzo attingo dalla storia, mentre per girare i film dalla zona riservata alla fotografia, da Henri Cartier-Bresson a Douglas Kirkland». A Cabras, nell’appartamento di Michela Murgia , trionfano i colori, con i volumi reperibili a seconda delle case editrici. «La mia originale libreria è composta da colonne di metallo con le opere impilate in orizzontale. Alla sommità - è una mia creazione fermalibri - ho depositato una mia scarpa, rossa, tortora e nera. Altri settori molto particolari sono la produzione sarda e la teologia». Corrono per le pareti di tre case, da Bari a Roma, e occupano pure le cucine e le toilettes, gli eserciti cartacei di Gianrico Carofiglio . «Anarchia è la parola d’ordine. Rimbaud è vicino a Nietzsche, Patrizia Cavalli e Wislawa Szymborska. Non mi sfugge niente. Conservo anche una raccolta di manuali dove c’è di tutto, dalle arti marziali ai giochi di prestigio». Federico Moccia , bestsellerista di storie d’amore, anche nella disposizione della biblioteca segue l’appeal dei sentimenti. «Al centro della scaffalatura ci sono gli scrittori emotivamente a me più vicini: Hemingway, Richard Manson, Jay McInerney, Fitzgerald. In alto vi sono i più sorprendenti, da Nick Hornby a David Nicholls. A destra c’è il thriller, da Jeffery Deaver ad Ammaniti. Domina l’arbitrio: Altri libertini di Tondelli confina con Leopardi. Ho intenzioneperò di cambiare. Sono nel caos». E così, anche per Moccia, il dado è tratto: nei prossimi mesi, nuovo ordine alfabetico.