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 2012  gennaio 07 Sabato calendario

Il presidente dei notai “Anche noi siamo in crisi Abbiamo perso il 38%” - È tra le categorie che nell’immaginario comune più incarna l’idea di privilegi ottocenteschi e di parcelle salate

Il presidente dei notai “Anche noi siamo in crisi Abbiamo perso il 38%” - È tra le categorie che nell’immaginario comune più incarna l’idea di privilegi ottocenteschi e di parcelle salate. Le liberalizzazioni invocate da governo e Antitrust chiamano in causa anche i notai, chiedendo un allargamento della pianta organica. Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio nazionale del notariato spiega come questa sia già una realtà e che i privilegi non sono esattamente tali. Presidente Laurini, l’Antitrust chiede un maggior numero di notai. «I notai sono 5.579, l’ultimo aumento è stato fatto a novembre con l’istituzione di altri 477 posti. È un aumento del 10%. E non siamo noi a decidere, essendo pubblici ufficiali e non liberi professionisti da questo punto di vista: il numero sul territorio è fissato per legge in maniera programmata dal ministero della Giustizia, che è il solo competente. Questa tabella veniva modificata prima ogni 10 anni, poi si è passati a sette, ora noi stessi diciamo di rinnovarla ogni due anni per venire incontro alle esigenze della popolazione. Il nostro non è un numero chiuso, ma programmato». Il numero di notai è collegato alle difficoltà di accesso alla professione e quindi ai concorsi. «Lo diciamo da tempo di affrettare lo svolgimento dei concorsi, compatibilmente con i problemi tecnici e organizzativi. Riteniamo che si debba fare uno sforzo in un momento così difficile. Siamo pronti al confronto, ma salvaguardando il corretto esercizio della pubblica funzione, che è nell’interesse di tutti». Il notaio è una professione che si tramanda di padre in figlio? «I notai in esercizio legati da parentele fino al terzo grado sono il 17,5%, la percentuale più bassa tra le professioni. I concorsi sono neutri, il più oggettivi possibile. Svolti in maniera attenta e rigorosa e senza favoritismi. Sarà un peccato essere figli di notaio? Sarebbe incostituzionale essere esclusi dal concorso solo per questo motivo. Siamo pubblici ufficiali e svolgiamo il lavoro senza guardare in faccia a nessuno». Però non passate certo per essere professionisti a buon mercato. «La crisi che attraversiamo è notevolissima stiamo, negli ultimi quattro anni il nostro lavoro è diminuito del 38%. Per dei lavoratori autonomi è un calo fortissimo che ha messo in crisi molti studi». I notai che piangono miseria? «Sono dati che rispecchiano la società italiana. Abbiamo il termometro della situazione, a cui corrisponde un calo di tipologia e quantità di atti». Resta il punto delle tariffe salate. «Il governo è intervenuto sul tema delle tariffe e non so allo stato quali misure ci saranno. Le tariffe hanno una funzione di controllo e calmieratrice, vista la nostra pubblica funzione. È importante che il cittadino sappia con precisione e preventivamente i costi. La prestazione di un pubblico ufficiale non può oscillare in modo poco trasparente». Ma il problema non è tanto la trasparenza quanto il conto salato per il cittadino. «La gente spesso non capisce la fatica e il valore che stanno dietro un atto. Le sicurezze giuridiche sono molto superiori alla spesa. Ci sono tre notai al tavolo con Fbi e autorità americane per analizzare la crisi dei subprime. Alla gente non viene spiegato che per una compravendita da 10 mila euro magari 8 mila sono imposte di registro dell’atto stesso. Il notariato è impegnato da anni con le associazioni dei consumatori per ridurre proprio queste asimmetrie informative». Ma ci sono Paesi, come l’Inghilterra, che vivono benissimo senza notai. «L’Inghilterra e i Paesi scandinavi hanno caratteristiche ambientali e storiche parecchio diverse dalle nostre, un finlandese è profondamente diverso dal greco o dall’italiano. E proprio in Inghilterra c’è un interessante dibattito rispetto al nostro sistema di garanzie, che può forse funzionare meglio in un mondo disordinato che ci ha portato alla crisi dei subprime. Dopo le frodi ipotecarie il sistema americano basato sulla fiducia è andato in crisi e adesso guardano ai sistemi di altri Paesi. In Italia si hanno lo 0,03% di cause nel settore immobiliare a causa degli atti: è la dimostrazione che i controlli a monte funzionano. In Europa 21 Paesi su 27 hanno un sistema di notariato "latino" e sono 81 nel mondo. Considerando popolazione ed economia serviamo il 60% della popolazione mondiale».