La Stampa 7/1/2012, 7 gennaio 2012
I tassisti: “Bloccheremo le città” - Nel giorno della Befana le varie categorie professionali considerano come carbone le liberalizzazioni che hanno trovato nella calza
I tassisti: “Bloccheremo le città” - Nel giorno della Befana le varie categorie professionali considerano come carbone le liberalizzazioni che hanno trovato nella calza. E se il ministro per lo Sviluppo, Corrado Passera da Parigi ricorda che «l’Europa manca di crescita e di occupazione che non si ottengono con una bacchetta magica, servono una serie di ingranaggi. Quindi stiamo aprendo il commercio, certi settori energetici e pubblici. Non è facile, ma sono compiti che abbiamo deciso di assumere e mese dopo mese stiamo cercando di portare dei risultati». Impresa non facile nel momento in cui tassisti, farmacisti, commercianti fanno muro nel contrastare misure che vanno ad intaccare rendite di posizione accumulate nel tempo. «Uno dei peggiori nemici che abbiamo di fronte è il populismo» è la replica del ministro. «Stiamo cercando di fare delle riforme e bisogna accettare di presentare dei sacrifici. I populisti sono sempre pronti a dire che i sacrifici sono inaccettabili eppure sono necessari». I più agguerriti sono i tassisti. «Se il parere dell’Antitrust diventerà quello del governo, siamo pronti ad occupare le città», sostiene Nicola Di Giacobbe, segretario nazionale dell’ Unica Taxi della Cgil. Nella segnalazione inviata al governo e al parlamento, il Garante del mercato suggerisce «di dare la possibilità agli attuali titolari delle licenze di vedersene assegnata un’altra gratuitamente. La nuova licenza - si legge nel documento - potrebbe essere venduta, recuperando la perdita di valore del titolo originario e, comunque, l’offerta del servizio di taxi registrerebbe un miglioramento significativo». Dai rappresentanti dei tassisti chiusura totale alla proposta. Piuttosto, pensate a «regolare tutta quella parte di mercato come gli Ncc e l’abusivismo che attraverso un uso difforme delle autorizzazioni, non paga le tasse o le paga in parte» aggiunge Di Giacobbe. A sostegno delle ragioni dei tassisti Loreno Bittarelli, presidente di UriTaxi, snocciola invece alcuni dati: «Un tassista romano fa mediamente 8 corse al giorno, se si dovessero raddoppiare le licenze ne farà 4-5 al giorno. Come potranno sostenere tutte le spese di manutenzione e il costo della benzina?». Risponde picche anche l’Unione petrolifera all’ipotesi di istituire una sorta di «acquirente unico» per i carburanti che svincoli i distributori dai contratti di esclusiva. «Gli impianti di distribuzione sono costruiti dalle società, la manutenzione viene effettuata dalle società, il marchio è della società e con tutto questo sono dati in uso gratuito al gestore perché venda la benzina di quella società - spiega il presidente Pasquale De Vita -. Non è pensabile che dopo tutto questo il gestore si vada a comprare la benzina da un’altra parte. Questo si può fare ma allora deve anche comprare l’impianto o se lo deve costruire. Così sarebbe giusto prendere la benzina dove vuole». Un allarme arriva anche da parte dei commercianti: «Il regime libero degli orari favorisce solo la grande distribuzione e spinge le piccole imprese lungo una china sempre più drammatica» racconta Marco Venturi, presidente della Confesercenti. «Oltre 100 mila negozi chiusi negli ultimi anni e un calo medio delle vendite dal 2006 al 2011 del 18%, con una perdita di oltre 300mila posti di lavoro. Non basta tenere aperta la serranda perché la gente consumi». A loro volta i farmacisti rappresentanti da Annarosa Racca, presidente di Federfarma, sostengono di aver già dato: «Sui farmaci di fascia C il Parlamento ha già deciso di demandare la questione all’Agenzia del farmaco, che in questi giorni dovrà stilare un elenco dei medicinali che sarà possibile vendere fuori dalle farmacie. La questione è dunque stata già decisa. Liberalizziamo i farmaci da banco. La ricetta medica rimanga sempre all’interno della farmacia». Sul fronte politico, invece, è Maurizio Gasparri (Pdl) ad alzare la voce: «Sulle liberalizzazioni bisogna agire a 360 gradi: niente sconti ai potentati dei servizi pubblici locali o dei trasporti e fine totale dei privilegi per coop e grande distribuzione. Ma non accetteremo attacchi unilaterali a professioni o taxi». E poi avverte il governo: «Attenzione ad evitare uno scontro sociale del quale il Pdl capirebbe tutte le ragioni. Causare la paralisi delle città a causa di iniziative irrilevanti sotto il profilo della crescita sarebbe una scelta errata». ROSARIA TALARICO *** “Perché colpire noi? C’è chi spinge per fare crollare i prezzi” - Mario, tassista del 3570, se lo aspettava. «C’è qualcuno che si muove dietro le quinte, grossi interessi». Due giorni prima che l’Antitrust spedisse a governo e Parlamento il suo parere in cui proponeva di raddoppiare le licenze dei taxi dandone una in regalo a tutti i titolari guidava nel traffico fiacco della capitale scuotendo la testa. «Sta storia delle liberalizzazioni non finisce mai, adesso vogliono raddoppiare le licenze, ma lo sanno quelli del governo che a Roma siamo già in ottomila e che so’ mesi che nun - se - la - vo - ra?». Le tariffe aumentate di un buon 25-30% nei mesi passati dal Comune per tacitare una protesta sempre pronta a riesplodere, la crisi che da tempo ha congelato i consumi e azzoppato lo shopping, ed il traffico sempre terribile della capitale che sconsiglia spesso anche l’uso del taxi hanno fatto precipitare il giro d’affari del settore: un tassista romano in media non fa più di otto corse al giorno sostengono quelli di Uritaxi. Se arriva a cento centoventi euro di incasso lordo al giorno è tanto. Più che scorrazzare per le strade della capitale le auto bianche fanno la coda ai parcheggi, gli autisti leggono libri, fanno le parole crociate, fumano, ascoltano musica e chiacchiere da bar sport alla radio. La situazione è diventata così pesante, a sentire loro, che sotto le feste di Natale sono scattate ferie obbligate a turno per tutti ed il prossimo agosto si replica: un mese secco. «Io faccio la semi-notte, perché c’è più lavoro. Attacco alle cinque e finisco alle due di notte. Così prendo la gente che deve tornare a casa la sera e quelli che poi escono e vanno nei ristoranti o a teatro... Sa quanto guadagno? Quando va bene 1.700-1.800 euro puliti al mese. Sono ‘na settantina d’euro al giorno, ma ne vale la pena per nove ore seduti qui? Mi spacco la schiena e non divento manco ricco!». Tutti i tassisti romani, non solo Mario, piangono miseria. Coprono di contumelie Veltroni, «che quand’era sindaco ha dato via 1700 nuove licenze», ovviamente Bersani («maledette le sue lenzuolate»), ed hanno parole di stima solo per il sindaco Alemanno. Che si guarda ovviamente bene dal fare qualcosa che li possa disturbare, anzi. E’ stato lui, anche in occasione del varo del decreto SalvaItalia a perorare la causa dei tassisti. Ora avanza lo spettro delle licenze gratis. «A scopo di indennizzo» suggerisce l’Antitrust. «Ma quale indennizzo? Già adesso le nostre licenze non valgono nulla... immaginiamoci se raddoppiano di numero» protesta Mario. In realtà le licenze dei tassisti romani, come spiega un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero di «Panorama» non è che poi non valgano poco: il record spetta alla città di Firenze, dove per poter guidare un taxi bisogna sganciare la bellezza di 300 mila euro, sotto il cupolone siano invece attorno ai 120-150 mila euro. Prima dell’intervento di Veltroni (2007) si viaggiava attorno ai 250 mila euro. Ora si teme il patatrac. «C’è chi spinge per fa crollare i prezzi spiega Mario -. Interessi, come li chiamate voi... poteri forti? Insomma qualcuno che arriva qui e si compra mettiamo 500 licenze per poco o nulla e da le auto guidare a qualche straniero sottopagato come avviene a New York. Poi certamente di lavoro ce ne sarà ancora meno, ma se riesconoa mettersi in tasca - che ne so? venti euro puliti al giorno, moltiplicato per 500 fa sempre una bella cifra. Mentre io e tutti i miei colleghi con venti euro dove vado? Certo non ci campo». Poi aggiunge: «Diciamo anche un’altra cosa... con tutta la fame di lavoro che c’è in Italia, posto che noi taxisti siano sessantamila in tutto il paese, se si creano di colpo sessantamila posti di lavoro in più, il governo mica fa una brutta figura, no?». [P. BAR.]