ALBERTO MATTIOLI, La Stampa 6/1/2012, 6 gennaio 2012
I paradisi dello shopping gentile - Il paradiso dello shopping è Singapore, l’inferno Mumbai. Però le vetrine più belle si vedono in Lussemburgo, idem i commessi più cortesi
I paradisi dello shopping gentile - Il paradiso dello shopping è Singapore, l’inferno Mumbai. Però le vetrine più belle si vedono in Lussemburgo, idem i commessi più cortesi. Invece a Montréal vi trattano a pesci in faccia e a Londra fate fatica a camminare per Bond Street, sconvolta dai lavori in corso. E guai a chiedere informazioni a un passante di Ginevra: sono i meno disponibili. È il curioso verdetto di uno studio di Présence, una società francese che utilizza il «mistery shopping» e che per il quarto anno di fila ha spedito i suoi incaricati a investigare in incognito in trenta delle più celebri strade del mondo. Ogni avenue è stata visitata da tre diversi clienti fantasma e i pubblici esercizi esaminati sono stati circa 400. Non solo negozi ma anche grandi magazzini, ristoranti, farmacie, mercatini, cioè qualsiasi luogo dove si venda qualcosa. Quattro i criteri esaminati. Primo, l’apparenza del negozio: come si presenta quanto a vetrine, pulizia e simili. Secondo, l’accoglienza del personale, la cortesia e la professionalità dei commessi. Terzo, l’atmosfera della strada: pulizia dei marciapiedi, presenza di piantine e panchine e vai con l’arredo urbano. Quarto, il contatto con i passanti, la loro disponibilità a dare al turista delle informazioni o una mano. Come al solito, l’Oriente è in testa. Però l’Orchard Road di Singapore vince ma non stravince. E seconda, a un’incollatura, è l’Avenue de la Liberté di Lussemburgo. Lussemburgo non è certo considerata la mecca dello shopping, però è prima sia per le vetrine dei negozi sia per la cortesia di chi ci lavora. Il Benelux piazza anche al terzo posto la Hoofstraat di Amsterdam, in effetti incantevole. Per l’Italia c’è la Galleria Vittorio Emanuele di Milano, che ottiene un onorevole dodicesimo posto. È solo ventesima quanto ad apparenza dei negozi (non ci sono più i vetrinisti di una volta, a Milano) e nella media come atmosfera generale (quindicesima). Ma il voto è buono quanto a disponibilità dei passanti (tredicesima) e ottimo per quella degli impiegati (ottava). In Europa, la Galleria è dietro le strade dello shopping di Istanbul, Vienna, Bruxelles, Londra e Helsinki, ma davanti agli Champs-Elysées di Parigi, appena sedicesimi. E non parliamo della mitica Fifth Avenue di New York, miseramente ventiseiesima: roba, davvero, dell’altro mondo. A Parigi lo studio ha fatto molto parlare, perché il piazzamento della «più bella avenue del mondo», la formula abituale per definire gli ChampsElysées, non è considerato per nulla soddisfacente. In compenso ha sorpreso tutti che i parigini si siano classificati terzi quanto a cortesia verso i turisti, dato che tutti - in primis gli altri francesi - li considerano un concentrato di nervosismo. Ricordate Cocteau, «i francesi sono degli italiani di cattivo umore»? I più gentili, comunque, sono gli australiani che bazzicano George Street a Sydney. Poi, naturalmente, ci sono dettagli da bottega degli orrori, che farebbero passare la voglia di fare shopping anche a Sophie Kinsella. A parte Mumbai, dove forse hanno altre priorità e, stranamente, Hong Kong, si piazzano malissimo, chissà perché, Montréal, Lisbona e Ginevra. Anzi, il perché lo si sa: a Montréal uno degli inquisitori camuffato da cliente ha visto pendere una ragnatela nella vetrina di una gioielleria. A Lisbona, in un negozio di pret-à-porter, la commessa insisteva a indirizzare la pseudocliente dalla parte sbagliata. Insomma, quella chiedeva un pantalone e l’altra la mandava in zona golfini. Quanto a Ginevra, nel mirino non ci sono gli svizzeri dentro i negozi, ma quelli fuori: a domanda d’informazioni, sei passanti su dieci non rispondono nemmeno.