Maximilian Cellino, Il Sole 24 Ore 7/1/2012, 7 gennaio 2012
BANCHE BRUCIATI GIÀ 20 MILIARDI
La febbre da ricapitalizzazione si estende alle banche di tutta l’Europa. Non è infatti la sola UniCredit l’unica vittima della difficoltà di raccogliere denaro sui mercati in questi giorni. Certo, in Borsa il titolo di Piazza Cordusio (-38% da inizio anno) è di gran lunga il più penalizzato, ma le concorrenti non ridono, almeno nell’Eurozona. La prova è l’andamento delle Borse nella prima settimana del 2012 e la penalizzazione subita dall’intero comparto bancario: l’indice Stoxx di settore ha perso il 2,6%, ma è la classica media del pollo di Trilussa.
All’interno del paniere si trovano infatti anche istituti di credito britannici e scandinavi che non hanno necessità di ricapitalizzazione e che probabilmente proprio per questo motivo se la passano benone in Borsa: Barclays, per esempio, è salita del 6,2% in queste prime sedute, e altrettanto hanno fatto Lloyds (+5,7%) e la svedese Swedbank (+4,1%). Tolto dal conteggio chi è riuscito a salvarsi, il settore europeo delle banche ha perso circa 20 miliardi di euro in capitalizzazione in soli 5 giorni. A conti fatti si tratta di più di un sesto rispetto ai 115 miliardi che l’Authority bancaria europea (Eba) chiede di raccogliere per rafforzare il patrimonio.
Ovviamente addossare la responsabilità dei ribassi in Borsa di questi giorni all’Eba sarebbe ingeneroso, oltre che palesemente errato: i problemi delle banche preesistono le decisioni prese a Londra a novembre e ribadite il mese scorso, che al contrario mirano a rendere meno vulnerabile a shock esterni improvvisi. Se guardiamo alla sola giornata di ieri, anche il continuo rincorrersi di dichiarazioni sull’introduzione delle Tobin Tax ha contribuito a peggiorare l’umore sul settore bancario, ma la realtà è che in questo momento i mercati sembrano guardare soprattutto alle necessità di ricapitalizzazione. Anche perché il maxi-sconto fissato sulle azioni di nuova emissione da Unicredit ha messo sul chi vive gli investitori, che temono le stesse difficoltà da parte delle altre banche chiamate a operazioni simili entro giugno.
Così crescono i rumor su possibili aumenti di capitale e cedono, assieme alle banche italiane, anche quelle spagnole tedesche e francesi: tutte alle prese con grattacapi simili, come si legge negli articoli a fianco. Sotto questo aspetto, non deve quindi stupire più di tanto il -8,3% di Deutsche Bank (chiamata a raccogliere 3,2 miliardi di euro) o il -6% di Commerzbank (5,3 miliardi) e neppure il -9,5% di SocGen (2,1 miliardi) o il -7,2% del Banco Santander (15,3 miliardi), tanto per fare gli esempio più significativi. Così come appare altrettanto scontato che tra le 13 banche dell’indice in territorio positivo da inizio anno si trovino insieme a Bank of Ireland e alla finladese Pohiola (che non devono ricapitalizzare secondo l’Eba) soltanto nomi britannici, svedesi o danesi: il virus si trova nella zona euro, e nelle inevitabili difficoltà che le banche incontreranno nel convincere i soci a versare nuovo denaro.