Aldo Grasso, Corriere della Sera 7/1/2012, 7 gennaio 2012
I tempi di Formigli e i morsi della crisi - Bisogna proprio essere succubi del senso del dovere per seguire un’intera puntata di «Piazzapulita» (La 7, giovedì, ore 21
I tempi di Formigli e i morsi della crisi - Bisogna proprio essere succubi del senso del dovere per seguire un’intera puntata di «Piazzapulita» (La 7, giovedì, ore 21.15). Corrado Formigli andava bene a fare le inchieste di Santoro, ma come conduttore deve ancora crescere, spande noia a piè sospinto. A un certo punto ha esclamato stizzito, rivolto ai suoi ospiti che non se lo filavano più: «I tempi li detto io». Ecco, questa è la frase spia del suo modo di condurre: i tempi si dettano senza dirlo, per dono carismatico. Fortuna vuole che Michael Santorum sia in vacanza, e più ancora che operi su una piattaforma ancora ai margini della scena mediatica. Avrà anche imboccato la fase del lento declino, ma la tv generalista ha un credito di ascolti che nessun contenitore alternativo può, finora, vantare. Può darsi che la colpa della noia - si discuteva di crisi, di feste che stanno finendo, di tasse, di evasori, di altri simili e allegri argomenti – sia imputabile agli ospiti, una congrega di facce tristi e barbose come da tempo non si vedeva: il sottosegretario Giampaolo D’Andrea (pareva persino smarrito, ma dove l’hanno preso?), Ugo Sposetti del Pd (da vecchio ragioniere comunista, agitava tabelle per dire che i parlamentari guadagnano poco), Giorgio Stracquadanio del Pdl assatanato contro Equitalia («pizzo di Stato», ma fino a ieri al governo c’era il suo partito) e poi, in collegamento, Claudio Lotito (Formigli è laziale?), uno che mostra non pochi problemi con la compiutezza del senso. Se alla noia si aggiunge l’angoscia (storie drammatiche di piccoli imprenditori, morsi della crisi, sentenziosità di Lotito), la serata è rovinata: problemi complessi abitano talvolta anime semplici. Ma perché, anche in tv, fino a pochi mesi fa non c’era la percezione di una simile gravità? Perché all’angoscia della vita quotidiana si deve aggiungere l’angoscia di «Piazzapulita»? Siamo così sicuri che la sventura debba generare per forza altre sventure?