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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

DISSANGUANO L’ITALIA E NON LO SANNO


I modelli econometrici non sono in grado di quantificarla perché non si tratta di una variabile economica tradizionale.
Quello che sta accadendo all’economia italiana è una primizia assoluta e, quindi, come tale senza alcuna serie storica a cui aggrapparsi per provare a decifrare il futuro.
Eppure le aspettative dei consumatori ed il loro rapporto con la politica fiscale sono centrali per provare a capire perché la recessione del 2012 sarà ben peggiore di quanto stimato dal governo.
Più vicina, forse anche superiore, al 3% che ai dati rilasciati da Mario Monti.
Perché al lavoro insieme sono due fenomeni economicamente terribili: una stretta fiscale di dimensioni rilevantissime e la presa di coscienza collettiva che spendere è rischioso, fiscalmente si intende.
Sommando gli effetti delle tre manovre del 2011, quelle di luglio ed agosto e quella Monti, si ottiene, per il periodo 2011-2014, un risultato impressionante: 114 miliardi di maggiori entrate fiscali che diventano 124 al lordo degli interventi pro sviluppo già decisi.
Una concentrazione di imposte in grado di mandare al tappeto una economia solida e stabile, figuriamoci quella italiana che da decenni si tiene a galla soltanto perché la metà che produce ed esporta a condizioni da mercato globale si sobbarca il peso del tutto.
Ora questa metà investe altrove, prende atto, numeri alla mano, che in Italia il rendimento netto del capitale investito è inferiore a qualsiasi altra opportunità estera e blocca investimenti ed assunzioni per farle oltre confine.
Entrate fiscali e previdenziali peggioreranno è solo questione di tempo, perché il capitalismo nel suo spirito è banale: il capitale va dove guadagna di più ed oggi in Italia il guadagno è come la produttività di troppo inferiore alla medie Ocse.
Lo era già prima, figuriamoci adesso dopo 124 miliardi di maggiori imposte.
Poi c’è l’aspetto legato alla psicologia fiscale. Consumare nell’Italia contemporanea è diventato fiscalmente pericoloso. Anche risparmiare lo è.
Cosa succederà? Che la tendenza a rinviare le decisioni di spesa, già innescata dalla crisi di sostenibilità del debito pubblico, si farà generalizzata.
Le aspettative dei consumatori italiani saranno sempre più negative. Si faranno acquisti sempre più parsimoniosi e l’andamento del Pil continuerà, progressivamente, a deteriorarsi.
Alla fine del 2012 ci risveglieremo nel peggiore incubo fiscale: un’autentica depressione economica che avrà anche annichilito lo spirito imprenditoriale italico.
I tecnici saranno meno popolari e la competitività seriamente compromessa. L’azzardo fiscale poco ragionato e poco razionale costerà moltissimo al Belpaese.