Fosca Bincher, Libero 6/1/2012, 6 gennaio 2012
UN COLPO AI 7800 STIPENDIFICI
Il vecchio Iri al confronto impallidisce. Il Comune di Torino è ancora più stato padrone di quando c’erano i boiardi. Controlla direttamente 40 società e a cascata altre 583. In tutto fanno 623 società di varia natura che rientrano nella sfera pubblica. Ma anche Milano con 12 società controllate direttamente e 427 società indirettamente non scherza. E Firenze è già un terzo Iri: direttamente controlla 12 società, a cascata altre 405. Poco meno di Genova: 28 partecipazioni dirette e 419 indirette. E nel territorio intorno a loro la musica non sembra affatto cambiare. Lo rivela un’indagine lasciata in eredità ai successori e avviata dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. I dati sono stati raccolti dalla Guardia di Finanza presso le Camere di commercio, mettendo insieme tutte le partecipazioni societarie delle 20 Regioni italiane e dei 20 comuni capoluogo. Il quadro è davvero impressionante e rischia di lasciare a bocca aperta anche il battagliero segretario generale dell’Anci, Angelo Rughetti, che proprio oggi su Libero replica all’inchiesta sulle partecipazioni degli enti locali che avevamo pubblicato due giorni fa, cercando di minimizzarne la portata.
I dati che avevamo pubblicato erano tratti per comuni e province da una indagine campionaria pubblicata dalla Corte dei Conti nel 2010, attraverso dei questionari mirati inviati agli enti locali. L’avvertenza era che quei numeri potevano non essere esaustivi per difetto (l’Anci sostiene invece per eccesso), il nuovo rapporto Tremonti conferma proprio quel sospetto. Le regioni italiane controllano direttamente 354 società e indirettamente altre 3.751. I venti comuni capoluogo tutti insieme controllano 283 società e in- direttamente altre 3.441. Tutte insieme sono 7.829 società di varia natura giuridica. Almeno la metà sono inutili e servono a dare posti agli amici. È vero – come sostiene l’Anci – che le dimensioni spesso sono minime e il valore di mercato poco rilevante. Ma tutte insieme costituiscono una vera e propria economia sommersa dentro la pancia del Pil italiano.
«Soprattutto», sostiene il neosottosegretario al ministero dell’Economia, Gianfranco Polillo, «questa analisi dimostra il disordine che esiste a livello di enti locali, che spesso non hanno nemmeno la mappa reale del proprio patrimonio mobiliare». Un po’ di ordine oggi dovrebbe metterlo – anche con un intervento normativo collegato al ddl sulle liberalizzazioni in preparazione – proprio il governo di Mario Monti: «Certo», continua Polillo, «ci vogliono regole di carattere generale che forniscano a tutti gli enti locali una architettura coerente, anche per rispetto ai soldi dei contribuenti italiani. Mettere ordine in quel caso è più che mai necessario in un momento in cui si chiede a tutti un contributo per il risanamento del Paese».
Fosca Bincher