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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

NELLO STATO MINIMO L’ASILO E’ FAI DA TE

Negli Stati Uniti di clandestino non ci sono solo gli immigrati arrivati dal Messico. Da qualche tempo fioriscono anche kindergarten e asili underground. Piccoli istituti, con le spese ridotte all’osso, che spesso operano nella penombra (e nell’illegalità) per sfuggire ai controlli: per rispettare gli standard minimi fissati dalle autorità scolastiche dovrebbero, infatti, affrontare investimenti che non possono permettersi. E a frequentarli non sono i figli dei latinos illegali, ma quelli di un ceto medio che, soprattutto in grandi città come New York, non riesce a trovare posto nelle scuole pubbliche e non è grado di spendere le migliaia — spesso decine di migliaia — di dollari richiesti dagli asili privati. È così che genitori angosciati, tutti con lo stesso problema, passano dagli sfoghi nell’ascensore condominiale alla decisione di rimboccarsi le maniche: costituiscono una cooperativa, cercano un ambiente adatto, assumono qualche insegnante part-time o si prendono a rotazione l’impegno di intrattenere e dare i primi rudimenti scolastici ai loro bambini.
Una soluzione fai da te in linea con l’ideologia dello «Stato minimo» oggi professata da tutti i candidati repubblicani alla Casa Bianca, ma che prende quota anche nelle città amministrate da democratici o indipendenti (come Michael Bloomberg a New York) alle prese con deficit pubblici devastanti che impongono tagli massicci della spesa, compresa quella scolastica. E che incarna un pò del sopravvissuto spirito pionieristico degli americani che, davanti alle difficoltà, anziché inveire tendono a rimboccarsi le maniche e a cercare soluzioni pragmatiche.
Solo che il loro Paese non è più la terra dei pionieri, con poche regole e un tessuto sociale abbastanza omogeneo. I giornali sono pieni di storie di coop di genitori che hanno funzionato bene per un pò e poi sono andate in frantumi per problemi seri o conflitti futili: dalla difficoltà di trovare locali adatti e a costi ragionevoli (a volte si sfruttano perfino spazi condominiali e, per piccole classi, anche abitazioni private, messe a disposizione a rotazione dalle famiglie), alle dispute sull’alimentazione scolastica (solo cibi bio? Vietare merendine e bibite gasate?) e alla scelta delle festività religiose e civili da rispettare.
Nella terra dell’antistatalismo e della responsabilità individuale, queste iniziative sostitutive delle scuole pubbliche per l’infanzia dovrebbero essere agevolate dai pubblici poteri. E, invece, come detto, queste coop scolastiche informali sono più perseguite che aiutate. Spesso finiscono, così, per operare nella clandestinità: le procedure di certificazione di questi microistituti sarebbero troppo complesse e costose, a partire dagli edifici che devono avere requisiti igienici e di sicurezza giusti ma che costano. Comunque, con la spesa pubblica destinata a continuare ovunque la sua ritirata, questo è di certo un business del futuro.
Massimo Gaggi