Sergio Bocconi, Corriere della Sera 06/01/2012, 6 gennaio 2012
AUMENTO UNICREDIT, NUOVO TONFO. BRUCIATO IL 30% IN DUE GIORNI —
Nuova batosta in Borsa per Unicredit: il titolo ieri ha perso il 17,27% a 4,48 euro e ciò significa che in due sedute ha lasciato sul terreno circa il 30%, equivalenti a circa 3,5 miliardi di capitalizzazione. Se una caduta di un certo rilievo era stata messa in conto mercoledì, giorno in cui la banca ha annunciato uno sconto del 43% per i titoli che verranno emessi nell’aumento di capitale da 7,5 miliardi in partenza il 9 gennaio, il bis amplificato di ieri ha attirato l’attenzione della Consob, che ha aperto il relativo dossier.
I riflettori si sono accesi soprattutto in relazione alla forte domanda di prestito titoli Unicredit, che ha portato in un paio di giorni i tassi praticati dall’1% al 7,5%. Attività in sé ordinaria a certi livelli per chi fa arbitraggio con i diritti, ad aumento già partito dunque o nella imminenza del via. Ma risulta oggi anomala la correlazione fra i volumi del prestito e la pressione sui titoli: il sospetto è dunque che ci sia chi, in violazione della normativa, continui a incrementare posizioni nette «corte» facendosi prestare i titoli e vendendoli contemporaneamente con riflessi negativi sui prezzi. In sostanza si potrebbe trattare in parte di vendite allo scoperto che alla fine del «giro» potrebbero anche rivelarsi «nude», cioè senza la restituzione delle azioni prese a prestito, operazioni che sono però proibite.
Per il momento si tratta solo di indizi e sospetti, corroborati anche dal fatto che simili movimenti sono già stati notati in occasione di altri aumenti di capitale. Accertamenti e verifiche sono però complicati anche perché spesso simili attività speculative partono da «lontano», cioè da piazze offshore e occorre una capillare cooperazione internazionale per definirne il quadro e i relativi soggetti responsabili.
Fatto sta che sul titolo Unicredit la pressione ribassista e l’attenzione della Consob restano forti. Va però anche considerato che il calo del titolo di Piazza Cordusio non è solitario, tutt’altro, nel senso che anche ieri le vendite hanno colpito in particolare le azioni delle aziende bancarie non solo in Piazza Affari, tanto è vero che se Intesa Sanpaolo ha perso il 7,33 e Ubi l’8,90%, anche il Santander o il Crédit Agricole hanno lasciato sul terreno quasi il 5%.
Però, come si è detto, qui il sospetto di operazioni irregolari è forte. Bisognerà vedere cosa accadrà quando l’aumento, con ampio sconto e fortemente diluitivo, partirà lunedì. È prevedibile una consistente liquidità sui diritti d’opzione visto che anche grandi investitori (come annunciato in vista dell’operazione) finanzieranno una quota della partecipazione all’aumento attraverso la vendita dei diritti.
Intanto mercoledì la Consob ha dato il via libera al prospetto informativo per l’operazione che durerà tre settimane. Nel documento si legge fra l’altro che Unicredit si aspetta di chiudere il quarto trimestre del 2011 con «un risultato lordo di gestione in leggera crescita» rispetto a quello del trimestre precedente, pari a 1,8 miliardi. Tale aumento, sarà effetto del «recupero dei ricavi» derivante dal maggiore contributo del risultato di negoziazione rispetto al dato negativo registrato nel terzo trimestre 2011 e della «riduzione del costo del personale». Riguardo all’operazione da 7,5 miliardi, ieri l’amministratore delegato Federico Ghizzoni ha detto a «Il Sole 24 Ore» che «con l’aumento di capitale» la banca mette «a posto definitivamente i ratio patrimoniali» e ottiene «un contributo importante in termini di liquidità». Conclusa la ricapitalizzazione dunque, Piazza Cordusio sarà «leader in Europa per capitale e liquidità». Senza dubbio la maxi operazione sarà un banco di prova per il nostro mercato e per la fiducia nel sistema Italia. Per il momento però prevale la logica speculativa.
Sergio Bocconi