Giuliana Ferraino, Corriere della Sera 06/01/2012, 6 gennaio 2012
CHI E’ IL COLPEVOLE DEL NUOVO CROLLO —
L’euforia sui mercati finanziari è durata poco. Ieri tutte le Borse europee hanno chiuso in rosso. In pesante caduta soprattutto Piazza Affari, ancora una volta il listino peggiore, con un calo del Ftse Mib del 3,65%. Lo spread tra i Btp italiani a 10 anni e i corrispondenti Bund tedeschi si è allargato di nuovo, riportando il rendimento dei titoli di Stato italiani oltre la soglia critica del 7%, un livello insostenibile nel lungo periodo visto le dimensioni del nostro debito pubblico. E rischia di vanificare i sacrifici imposti con il pacchetto di austerità approvato dal governo Monti. Ma su tutti i mercati del debito sovrano è tornata la paura. Al cuore e alla periferia dell’Unione. Che cosa è successo? Perché dopo una partenza del 2012 spumeggiante il vento è cambiato all’improvviso? « L’inizio dell’anno nuovo è stato influenzato da tre fattori che hanno fatto correre le Borse: dati manifatturieri provenienti dall’Europa e dall’Asia migliori del previsto; la « liberazione » dei bilanci ( e quindi il potere d’acquisto) dopo la contabilizzazione di fine anno; e infine ciò che la finanza comportamentale definisce l’ottimismo tipico dell’investitore quando comincia un nuovo anno » , spiega Mohamed El- Erian, amministratore delegato di Pimco, il maggior fondo obbligazionario del mondo. Non è abbastanza per un’inversione duratura del sentiment degli investitori, che sono rapidissimi ad abbandonare posizioni di rischio suimercati più fragili. « Queste influenze non sono sufficienti per superare le forze contrarie » , afferma il super manager dalla California del Sud, dove ha sede Pimco. E spiega che cosa continua a preoccupare gli investitori: « Alcuni Paesi europei devono ancora affrontare notevoli difficoltà di bilancio, l’approccio della politica è ancora troppo parziale, il coordinamento resta in discussione, e vi è una continua necessità per i governi di tornare sui mercati per rifinanziare il debito » . Secondo le stime, i governi dell’eurozona avranno bisogno di attingere oltre mille miliardi nel 2012 per rifinanziare titoli di Stato di breve e lungo periodo. Ieri l’asta francese è andata bene: Parigi ha venduto titoli per 7,96 miliardi sugli otto offerti. Ma il rendimento dei bonos spagnoli, già sotto pressione dopo la notizia che il deficit di Madrid nel 2011 sarà molto più alto del 6% promesso da Zapatero, è volato oltre il 5,5%. Anche l’Ungheria ha aggiunto pressione. L’asta dei titoli del debito ungherese ha raccolto soltanto 35 dei 45miliardi di fiorini necessari alle casse dello Stato. L’aggravarsi della situazione ungherese potrebbe indebolire ulteriormente il sistema bancario europeo già in sofferenza. A cominciare dall’Italia, presente nell’Europa dell’Est soprattutto con Intesa e Unicredit, dove sono state proprio le banche ieri ad aver contribuito ad affossare Piazza Affari. Ma è l’intero comparto del credito a soffrire. E ieri in Spagna circolava la voce che le banche avrebbero bisogno di altri 50 miliardi per « coprire » le passività legate agli immobili problematici che ne appesantiscono i bilanci. Mentre si rafforzano i segnali che l’Europa è gia in recessione. Gli ultimi dati indicano un rallentamento delle vendite al dettaglio anche in Germania, probabilmente più per timore di un contagio della crisi del debito europeo che per un rallentamento della domanda interna tedesca, rivitalizzata da un’occupazione ai massimi da venti anni; il crollo ai minimi dall’ottobre del 2008 della fiducia dei consumatori francesi; e un forte rialzo della disoccupazione in Italia, tornata all’ 8,6%. Anche a Wall Street le preoccupazioni per le economie dell’eurozona hanno prevalso sulle buone notizie che venivano dal mercato del lavoro Usa, frenando il Dow Jones. All’orizzonte non si vede nulla di buono. « Sfortunatamente dobbiamo tutti allacciare le cinture e prepararci a vedere continuare una notevole volatilità sui mercati. La nube di incertezza che incombe sull’economia globale e sui mercati finanziari è la più grande e oscura che io ricordi da moltissimo tempo e si estende ben al di là dell’Europa » , valuta El- Erian. Gli occhi ora sono tutti verso Berlino. C’è grande attesa per il nuovo vertice franco- tedesco in programma lunedì 9 gennaio. La cancelliera Angela Merkel ha già fatto sapere che la Germania non farà sconti su rigore e disciplina fiscale per poter dare il via libera al fondo di stabilità. Lo dirà prima al presidente francese Nicolas Sarkozy e, due giorni dopo, lo ripeterà a Mario Monti.
Giuliana Ferraino