Ivo Caizzi, Corriere della Sera 06/01/2012, 6 gennaio 2012
RISCHIO CRAC IN UNGHERIA, BANCHE IN ALLARME —
L’Unione europea aggiunge ai suoi molti problemi il rischio di insolvenza dell’Ungheria, che sollecita finanziamenti d’emergenza alle istituzioni comunitarie e al Fondo monetario internazionale di Washington. Il governo di Budapest ieri non è riuscito a collocare tutti i titoli di Stato a un anno offerti in asta e il tasso d’interesse è schizzato quasi al 10%, mentre quelli decennali sfiorano l’11%. Il fiorino ungherese è sceso al record di 324 con l’euro. Gli effetti negativi stanno iniziando a colpire anche il sistema bancario austriaco, molto esposto nel Paese magiaro.
I vertici dell’Ue e del Fmi sanno bene che Grecia, Portogallo e Irlanda chiesero aiuti di salvataggio quando i loro costi di indebitamento superarono il 7%, rendendo di fatto insostenibile la raccolta diretta sui mercati. Ma a Bruxelles il problema ungherese non è considerato solo economico-finanziario. Il governo autoritario di Viktor Orban, che ha la maggioranza assoluta in Parlamento, sta irritando l’Europa e la comunità internazionale emanando nuove leggi costituzionali accusate di mettere a rischio i valori fondamentali della democrazia. Ora è finita sotto accusa la riduzione dell’indipendenza della banca centrale magiara, che genera incertezza sull’evoluzione del quadro economico complessivo. Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario hanno così esplicitamente condizionato a una retromarcia su questo specifico provvedimento l’esame della richiesta ungherese di aiuti, che è stimata nell’ordine di almeno 15-20 miliardi di euro. Il primo caso internazionale esplose durante il semestre ungherese di presidenza dell’Ue con la contestatissima legge di limitazione della libertà dei media. Alcune misure di Orban sono state accusate di voler penalizzare principalmente le banche e le imprese straniere.
Parlamentari dell’opposizione, socialisti e ambientalisti, sono stati arrestati durante una manifestazione di protesta contro i sempre minori livelli di democrazia. Dall’Europarlamento gli eurosocialisti e gli euroliberali hanno sollecitato di valutare l’applicazione all’Ungheria delle sanzioni previste dall’articolo 7 dei Trattati in caso di violazioni dei principi fondamentali dell’Ue e dei diritti umani in un Paese membro (finora mai applicate). La Commissione europea ha fatto sapere che nella riunione dei commissari della settimana prossima sarà in agenda il caso Ungheria, ma senza dover necessariamente decidere sugli aiuti. Un portavoce dell’istituzione di Bruxelles ha spiegato che ci sarà una discussione politica «sulle leggi recentemente adottate». E che, prima di iniziare a parlare di aiuti, si attende «l’assicurazione che la banca centrale ungherese sia pienamente indipendente». Anche Bce e Fmi hanno posto questa condizione preliminare. La fuga degli investitori dai titoli di Stato ungheresi è stata spiegata da vari analisti proprio con i dubbi sulla possibilità di ottenere i 15-20 miliardi nei tempi rapidi necessari per allontanare i rischi di insolvenza. La rigidità di Orban, che ha ripetutamente sostenuto di poter fare a meno degli aiuti, giustifica le preoccupazioni.
La pressioni internazionale e dei mercati finanziari stanno però ottenendo i primi risultati. Il ministro Tamas Fellegi, delegato da Orban a negoziare gli aiuti internazionali, ha dichiarato di volere un accordo «più rapido possibile» con Fmi e Ue. «Ci rendiamo perfettamente conto della situazione — ha detto Fellegi —. Se necessario cambieremo la legge controversa sulla banca centrale». Anche il ministro dell’Economia Gyorgy Matosky ha espresso disponibilità al dialogo in una lettera al presidente della Bce Mario Draghi. Il governo di Budapest ha fatto sapere di voler anche presentare al Parlamento una proposta di amnistia per i manifestanti arrestati (compresi i deputati socialisti e verdi). Dopo queste notizie il fiorino è risalito leggermente attestandosi intorno a 320 sull’euro.
Ivo Caizzi