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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

COURMAYEUR, SE IL FURBO C’E’ NON OSTENTA


Inutile cercare oltre. Courmayeur è tutta qui e di Ferrari, nere gialle rosse, non se ne vedono. I Suv so­no tutti sottomarche. E i vip, dove so­no i vip? I tre di una troupe televisiva stringono le spalle nel giaccone e si calcano il berretto sugli occhi, mentre il vento spruzza acqua e neve ben mi­scelate: poca roba nel carniere. E le lu­minarie, le vetrine pacchiane? Spia­centi, zero. L’albero di Natale in piaz­za è in versione minimalista: niente palle, solo una fila di lucine. Bianche. Piccole.
E il consueto piagnisteo lagnoso degli operatori turistici che perdono sempre e non vincono mai? «Stagione ottima, tutto esaurito. Cresce la clientela stra­niera: nordeuropei, inglesi, russi, giap­ponesi». Il sindaco, Fabrizia Derriard, è un architetto al pri­mo mandato; ma per Courmayeur aveva fatto tanto, come molti altri, da volon­taria: le feste di paese, il Consorzio di mi­glioramento fondia­rio… Solidarietà con il sindaco di Cortina?
«Premessa: la lotta al­l’evasione va condot­ta senza ritrosie né ti­midezze. Mi chiedo soltanto se era neces­sario andare lì, sul posto, quando credo si potesse fare tutto in ufficio, al pc».
Già, che differenza c’è con Cortina d’Ampezzo? I ricchi ci sono. E pure i vip. Però non ostentano. Facciamo pu­re nomi e cognomi. Un vip (lui sorri­derà sentendosi definire così) che tut­ti citano volentieri è Giuseppe De Ri­ta, che con la numerosa famiglia si ri­fugia in una casa in mezzo al bosco, da epoca immemorabile. Poi c’è il pro­fessor Mario Deaglio con la moglie, re­cente ministro, Elsa Fornero. C’è, ma non si vede, la famiglia Flick. Gli im­prenditori non mancano, mancano – se le possiedono – le loro Ferrari. I cal­ciatori si affacciano su via Roma con il bavero alzato, soprattutto milanisti: Abbiati, Ambrosini, Gattuso, Inzaghi. Qualche juventino: Buffon, Del Piero. Spettacolo? Amadeus va a passeggio con la moglie e il passeggino, affabile e cortese, senza bodyguard minaccio­si. Idem Gerry Scotti. O Gabbana (sen­za Dolce). Avvistati La Russa e San­tanché in versione sottotraccia. Alba Parietti e Maria De Filippi senza co­dazzo.
E poi? «Se Cortina è una vetrina a cielo aper­to – spiega Massimo Sottile, capo­gruppo della maggioranza in Consi­glio comunale, giovane insegnante della scuola per l’infanzia – Cour­mayeur è una meta turistica storica scelta da chi non desidera mettersi in mostra». Per dire: il locale più celebre è il Caffè della Posta, anch’esso nell’i­nevitabile via Roma, da sempre della famiglia Guichardaz, dove si fermava­no a rifocillarsi i Savoia e i principi e le principesse di mezza Europa. Oggi, di giorno è meta di signore che sorbi­scono tè e cioccolata, la sera di giova­notti che sorseggiano birrini modera­ti. «I vip? Ci sono, cercano riservatez­za e noi gliela garantiamo», conferma don Marco Tringali, parroco di San Pantaleone, nella fatal via Roma. E al­lora, Cortina sentina dei vizi e Cour­mayeur esempio preclaro di virtù? Don Marco sorride dietro la fitta bar­ba pepe sale: «Chi è senza peccato…». Torniamo in Municipio. «Non invidio i lustrini ampezzani – ammette Fabri­zia Derrard – i nostri vip chiedono pri­vacy, ma non perché debbano na­scondere chissà che cosa. Cercano in­vece un luogo dove muoversi libe­ramente ». Domanda delle cento pi­stole: vorrei vedere u­na Ferrari, se non sa lei dove posso trovar­la… «Non glielo sa­prei dire». Fidarsi è bene ma un control­lo è sempre utile. Stessa domanda a Paolo Giumenti, con la vetrina del suo ne­gozio d’abbigliamen­to in posizione stra­tegica (via Roma, va da sé), difficile possa scappagli una Ferra­ri: «In inverno, mai vi­ste. In estate, percorrendo ogni giorno 38 chilometri da Sarre a qui, qualche bolide mi supera. Targato Montecar­lo, magari. Dove vada, beh, non ne ho mai inseguito nessuno. Ma la cosa che mi sconcerta è un’altra». Quale? «Io faccio il commerciante, queste noti­zie da Cortina di un fatturato cresciu­to del 400 per cento in un anno, con la crisi che induce tutti a stringere la cin­ghia, è fantascienza». Courmayeur sarà anche sciccosa, an­zi lo è, e chi ci viene in vacanza può spendere; ma ci si può passare anche senza restare spennati. Una confezio­ne di 60 tegole (il biscottino tipico lo­cale), acquistate in un profumatissi­mo, minuscolo panificio, costa 7,50 euro: uno sfizio, d’accordo, ma soste­nibile.
La morale della vicenda? Don Marco cita monsignor Franco Lovignana, da pochi giorni vescovo di Aosta. Intervi­stato ieri dalla Stampa , ha ribadito che la politica ha un disperato bisogno di etica. «La vicenda di Cortina – con­clude don Marco – è per noi un invito a rispettare il bene comune, a usare in modo corretto i beni pubblici, a co­niugare etica, morale e buon senso». Fuori della canonica è buio, nevischia e il vento gelido taglia a fette, ma in ci­ma sulle piste è tutta buona neve su cui far scorrere gli sci. E il buon senso sug­gerisce che va benissimo così.