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 2012  gennaio 06 Venerdì calendario

UMBERTO ECO COMPIE OTTANT’ANNI

Saggista, scrittore, medievista, professore, bibliofilo, romanziere, massmediologo con l’hobby del flauto, è nato ad Alessandria il 5 gennaio del 1932.

Umberto Eco 1. Tutti i miei romanzi sono come un Bildungsroman: c’è un giovane che apprende da un legame formativo con un anziano.

Umberto Eco 2. Il rapporto con Pareyson. Il legame con la persona con cui ti sei formato resta fondamentale. Alla fine capisci che è un rapporto paterno.

Umberto Eco 3. Sono stato formato a 11 anni dalla meravigliosa signorina Bellini, una professoressa di italiano, che mi ha insegnato le virtù dell’invenzione.

Umberto Eco 4. Entrata in Rai nel 1954. Entrai per concorso e devo ammettere che all’epoca si facevano programmi infinitamente più belli di quelli di adesso. Ma l’ambiente era di una cupezza terribile, governato da fascisti e massoni. Infestato da trame aziendali.

Umberto Eco 5. In Rai. Ero un giovane di 22 anni, un piccolo funzionario che guadagnava sessantamila lire al mese. "Correggevo testi immondi di collaboratori democristiani, mettendoli in buon italiano. Mi occupavo di provini, di una trasmissione religiosa e di Topo Gigio.

Umberto Eco 6. Ottiero Ottiero mi segnalò a Valentino Bompiani. Avevo 28 anni. Fui assunto. E quasi subito Valentino mi affidò la direzione della collana di filosofia "Idee nuove". Fu un periodo bellissimo, durato diciotto anni.

Umberto Eco 7. Sono stato il primo a scrivere seriamente di fumetti. Ma che i miei romanzi dovessero diventare prodotti accessibili alle masse non mi era mai passato per la testa. Tanto è vero che quando finii ‘’Il nome della rosa’’ pensavo di darlo alla Biblioteca Blu, una collana di Franco Maria Ricci che tirava tremila copie.

Umberto Eco 8. Tutti dicono che i miei romanzi sono pieni di erudizione, grondanti richiami letterari. Ce n’è uno solo ambientato in epoca contemporanea, scritto in modo piano, senza riferimenti culturali che non siano i fumetti: La regina Loana. Ebbene, di tutti i miei romanzi è quello che ha venduto di meno.

Umberto Eco 9. Il Dams è stato fondato da Anceschi, Raimondi e Marzullo. Quest’ultimo l’ha preso in mano e mi ha chiamato a insegnare. Una decina di anni dopo sono passato alla facoltà di comunicazione.

Umberto Eco 10. Stroncature. È come quando giochi a tennis, qualche colpo finisce sulla rete o fuori della linea. Poi si scrive per l’eternità mica per dopodomani.

Umberto Eco 11. Sono convinto che si possa leggere la prima pagina dei Promessi sposi come il movimento di camera che dall’alto si avvicina al suo oggetto. Non rida. Manzoni usa il linguaggio cinematografico prima che sia stato inventato.

Umberto Eco 12. Le confesso che ho sognato per anni di scrivere la grande opera filosofica sul riso. Perché tutti quelli che ci si sono provati - da Aristotele a Freud e Bergson - ne hanno spiegato una parte mai l’intero. Poi mi sono reso conto di non essere capace di scriverla.

Umberto Eco 13. Il riso è anche un modo per esorcizzare la morte. Il mio modello è Alfred Jarry che nel momento di morire chiede uno stuzzicadenti. Quell’attimo è semplicemente sublime.

Umberto Eco 14. La barba. L’ho tolta nel 1990, quando andai alle isole Fiji per scrivere L’isola del giorno prima. Volevo vedere i coralli marini e la barba non mi permetteva di tenere aderente al viso la maschera. Poi me la sono fatta ricrescere per colpa di Moravia. Durante la sua commemorazione tutti i fotografi mi inseguivano per farmi le foto senza barba. E allora l’ho fatta ricrescere. Adesso me la sono tolta nuovamente, perché ho la barba tutta bianca e i baffi neri e nelle foto sembravo Gengis Kahn incazzato.

Stille tratte da Antonio Gnoli per "la Repubblica" 4 gen 2012, il quale ha incontrato Umberto Eco senza barba in un bar di Roma.