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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

PASSERA NEL TRITACARNE DEL CORRIERE


Hanno salutato con entusiasmo l’uscita di Silvio Berlusconi da Palazzo Chigi. Hanno elogiato la nascita del governo presieduto da Mario Monti. Hanno, seppur con sfumature diverse, apprezzato la manovra economica dell’esecutivo ribattezzata pedissequamente, come indicato dal tecnogoverno, Salva-Italia.
Stiamo parlando dei due maggiori quotidiani italiani, Il Corriere della Sera e la Repubblica: i due giornali che più informano che ma aspirano anche a formare un’opinione. I rilievi e a volte i distinguo sulle prime mosse dell’esecutivo non sono mancati: più poliedrici e puntuti quelli di Repubblica (come scritto da Italia Oggi il 27 dicembre), più felpati e concentrati per lo più sulle liberalizzazioni quelli del Corriere della Sera.
A dividere i due quotidiani è soprattutto la posizione sul superministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, Corrado Passera. Il Corriere diretto da Ferruccio de Bortoli ha distillato una serie di articoli che di sicuro l’ex consigliere delegato di Intesa Sanpaolo ha poco gradito. La serie è iniziata con un roccioso editoriale del commentatore Massimo Mucchetti che, subito dopo la nomina di Passera a ministro, indicava tutti i dossier economici su cui soprattutto il passato di banchiere di Passera poteva far sorgere un conflitto di interessi visto che è stato chiamato a guidare ben tre ministeri della Prima Repubblica: Industria, Infrastrutture e Trasporti. Poi è stato l’inviato speciale di economia, Sergio Rizzo, a indicare tutti i casi di scarsa trasparenza su incarichi, consulenze ed emolumenti dei nuovi ministri.
Quindi, il 28 novembre, c’è stato un corsivo anonimo particolarmente acido in cui il quotidiano della Rizzoli suggeriva all’ex banchiere di evitare la nomina di Mario Ciaccia, il numero uno di Biis, la banca del gruppo Intesa per le infrastrutture, come viceministro. «Due banchieri con la stessa casacca sarebbe troppo», si intimava nel corsivo. Consiglio non ascoltato: per volere di Passera, Ciaccia è stato nominato viceministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture.
Infine, il 30 dicembre, un articolo urticante con richiamo in prima pagina in cui le giornaliste Milena Gabanelli e Giovanna Boursier scrivevano al ministro: «Caro Passera, sia davvero super partes, venda tutte le azioni non solo di Intesa in suo possesso». Passera ha mandato al Corriere una lettera pubblicata il 31 dicembre in cui assicurava di aver venduto o donato tutte le azioni. A difesa della linea del Corriere c’è stato ieri un editoriale firmato da Mucchetti: «L’attenzione critica, per essere seria, non è antipatizzante a prescindere». Quella di Gabanelli e Boursier era antipatizzante a prescindere? Chissà.
E Repubblica? Il quotidiano diretto da Ezio Mauro, che ha fatto della lotta ai conflitti di interessi di Berlusconi una ragione d’essere e una battaglia culturale, che cosa ha detto dell’ex banchiere di sistema diventato ministro? Qualche dubbio se l’è posto, però il quotidiano del gruppo l’Espresso non è ricorso ai toni e ai modi incalzanti del Corriere. Certo, Repubblica ha prima criticato i silenzi di Passera sul beauty contest per le frequenze tv, poi lo ha elogiato per le parole di critica al beauty contest. Ma, al di là delle parole, finora nessuna decisione è stata presa. Repubblica è in attesa.
D’altronde, dagli editoriali domenicali del fondatore Eugenio Scalfari spesso traspare rispetto e stima per l’ex manager della debenedettiana Olivetti. Non sempre magari l’azione di Passera è stata elogiata da Scalfari e da Repubblica, che ha criticato ad esempio l’operazione sistemica che ha condotto a salvare Alitalia con una cordata di «capitani coraggiosi» appoggiata anche da Intesa di Passera.
La benevolenza del gruppo l’Espresso verso il nuovo ministro dello Sviluppo si rintraccia anche nell’ultimo numero del settimanale del gruppo, l’Espresso. Con altri governi e diversi ministri, probabilmente si sarebbe gridato contro l’interventismo in partite nettamente private in cui lo Stato non aveva un ruolo, invece, questa volta, l’accordo di principio siglato con il benestare di Passera fra soci italiani e francesi in Edison, con la società energetica che diventerà a tutti gli effetti controllata della francese Edf, è stata così letta dal commentatore economico principe dell’Espresso, Massimo Riva: «Il ministro Passera ha deciso di essere lui stesso il primo negoziatore di un possibile accordo, trattando direttamente con gli uomini di vertice dell’Edf». Nessuno scandalo per Riva, anzi: «C’è un salto di qualità in questa scelta che denota anche un certo coraggio personale nell’affrontare le sfide più difficili». Il «salto di qualità» e il «coraggio personale», secondo l’Espresso, fanno soprattutto «emergere un’idea di gestione del potere politico decisamente più pragmatica e interventista». Pragmatica e interventista, dunque. Ma non era pragmatica e interventista sempre nella stessa partita finanziaria anche l’azione, di tutt’altro segno, dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti?
Ma allora il pragmatismo e l’interventismo di Tremonti erano considerati ideologici e dirigisti.