Luca Orlando, Il Sole 24 Ore 3/1/2012, 3 gennaio 2012
AUTO, 2011 NEL SEGNO DELLA CRISI (-10,9%)
«Parliamoci chiaro, con questi numeri la filiera non sta in piedi». Adolfo De Stefani Costantino, presidente dei concessionari Mercedes in Italia, guarda sconsolato i dati di dicembre del mercato auto che mettono il sigillo su un altro anno nero per l’industria.
Lo scorso mese sono state immatricolate 111.211 vetture, portando il 2011 a sfiorare 1,75 milioni di unità, in calo del 10,9% rispetto al 2010: dai picchi record del 2007 la perdita è del 30% e per trovare un dato peggiore si deve tornare al 1996.
Il Lingotto chiude l’anno con oltre 514.500 immatricolazioni e una quota del 29,4%, in calo rispetto al 2010 per la frenata del marchio Fiat, mentre altrove nel gruppo le performance sono decisamente migliori. Alfa Romeo e Jeep – osserva il gruppo in una nota – aumentano sia i volumi di vendite (rispettivamente del 12% e del 118%) sia le quote (+0,7 per Alfa Romeo e +0,3 per Jeep). Lancia registra un aumento della quota di 0,4 punti mentre il gruppo domina la classifica delle vetture più vendute con Punto, Panda, 500, Ypsilon e Giulietta, ai primi posti della top ten. In prospettiva Torino evidenzia anche i risultati positivi di vendita per Freemont, Qubo e Doblò e segnala soprattutto il debutto della Nuova Panda.
Se Fiat soffre in Italia può sorridere però in Brasile, dove il mercato balza al nuovo record di 3,4 milioni di unità (il doppio dell’Italia) e il Lingotto resta leader per il decimo anno consecutivo, seppure con una quota in lieve calo al 22%, dal 22,8 del 2010.
Sul mercato italiano tra i big tiene Volkswagen, che aumenta le vendite di oltre un punto, mentre crollano di oltre il 20% i francesi di Renault, Peugeot e Citroen. Grazie a Mini chiude l’anno in pareggio il gruppo Bmw mentre balzano a doppia cifra Nissan, Hyundai e Mitsubishi.
Sull’anno nero del mercato pesa il ridotto potere d’acquisto delle famiglie ma anche l’incertezza delle prospettive. Numerosi rivenditori segnalano la scelta di modelli inferiori al momento di cambiare vettura, ma anche la difficoltà nell’avviare una rateazione a fronte dei dubbi sulla propria occupazione futura. Molte famiglie optano per l’usato, che aumenta dello 0,6% i volumi rispetto al 2010.
A ciascuno dei 3.600 concessionari italiani sono così venute a mancare in media lo scorso anno quasi 60 vendite, con un impatto negativo sull’occupazione e sugli stipendi degli addetti, in calo anche del 20-30% per la compressione della quota variabile. «La situazione è drammatica – spiega il presidente di Federauto Filippo Pavan Bernacchi – anche perché siamo passati dagli incentivi ai disincentivi: se guardiamo all’Iva, alle accise e all’aumento dell’Ipt vediamo un settore pesantemente penalizzato. Siamo fiduciosi – aggiunge – che il ministro dello Sviluppo Economico ci chiami quanto prima per esaminare le ragioni dei concessionari di autoveicoli che, con i costruttori, sviluppano l’11,6% del Pil italiano impiegando 1,2 milioni di addetti». L’Unrae, unione dei rappresentanti degli autoveicoli esteri, evidenzia le difficoltà degli acquisti dei privati, in calo del 17,4% e scesi al 66% del totale, oltre dieci punti in meno rispetto alla media degli ultimi 20 anni. Anche le prospettive per il 2012 restano negative, con una stima globale di immatricolazioni inferiore a 1,7 milioni «qualora – spiega Unrae in una nota – il Governo italiano dovesse continuare a non riconoscere al comparto automotive l’attenzione che merita».
Analoga la stima del Centro Studi Promotor Gl events secondo cui le prospettive restano negative anche quest’anno, con uno spiraglio legato ad eventuali incentivi per i veicoli meno inquinanti. Se adeguatamente sostenute – spiegano gli analisti – potrebbero essere le auto verdi a contrastare una evoluzione eccessivamente negativa del mercato nel 2012. Un possibile segnale di attenzione dal mercato è venuto a dicembre proprio dal comparto delle motorizzazioni a metano, balzato del 28% a fronte di un crollo corale di tutti gli altri segmenti.