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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

DATI «IN LINEA» ORA LA SFIDA È L’AVANZO PRIMARIO

L’anno delle tre manovre correttive si chiude con un fabbisogno del settore statale a quota 61,5 miliardi, e i 3 miliardi in meno rispetto alle stime del Def fanno ben sperare. Il risultato finale, in termini di indebitamento netto, non dovrebbe a questo punto discostarsi di molto da una forchetta collocabile tra il 3,7 e il 3,9% del Pil. È la stima della Commissione europea, che l’Istat comunicherà ai primi di marzo, dopo aver ultimato i calcoli sul complesso delle amministrazioni pubbliche, in linea con i criteri Eurostat. Ci lasciamo alle spalle un anno con crescita quasi piatta (lo 0,4-0,5%) e non preoccupa più di tanto un deficit vicino al 4%, a patto naturalmente che il percorso di rientro verso il pareggio di bilancio nel 2013 non si arresti. Pesa la maggiore spesa per interessi, inevitabile conseguenza dell’aumento dello spread tra Btp e Bund, che causerà un’impennata dell’onere per il debito verso i 90 miliardi. La scommessa la si giocherà allora per gran parte sulla possibilità di mantenere stabilmente nel tempo un avanzo primario attorno al 5% del Pil. È la garanzia della sostenibilità dei conti nel medio periodo, condizione indispensabile per avviare il percorso di riduzione del debito, ora del 120% del Pil.
L’effetto combinato delle tre manovre del 2011, se proiettato al 2013, si attesta attorno ai 76 miliardi. Non servirà una nuova correzione - ha assicurato il presidente del Consiglio, Mario Monti - e vi è da augurarsi che sia effettivamente così. Nel 2012, anche per gli effetti inevitabilmente recessivi di una così imponente azione di contenimento del deficit, il Pil scivolerà sotto zero: -0,4/0,5%, secondo le stime del governo, -1,6% stando alle previsioni di Confindustria. E allora, la vera sfida è più che mai agire sul denominatore. Tassi stabili di crescita attorno al 2% (non è una mission impossible) garantirebbero, in presenza di un elevato avanzo primario, una traiettoria di riduzione del debito senza ulteriori, eccessivi traumi, considerato che nel 2012 il deficit scenderà all’1,6%, per avvicinarsi l’anno successivo all’obiettivo del «close to balance».
Quanto all’anno appena trascorso, la nota di ieri sera del Tesoro dà conto di una buona tenuta delle entrate, sospinte dalla performance delle ritenute da lavoro. È stato in tal modo "neutralizzato" il mancato gettito, pari a 3 miliardi, causato del differimento al 2012 di 17 punti dell’acconto Irpef. Somme che rientreranno in sede di saldo, a beneficio quindi dei conti del 2012. Si cita altresì l’andamento «riflessivo di alcuni comparti di spesa». Con la pressione fiscale che volerà al 45% del Pil, è del tutto evidente che gli unici spazi a disposizione potranno aprirsi solo attraverso un’attenta razionalizzazione della spesa corrente. Si attendono le indicazioni della prossima «spending review». Quanto alla lotta all’evasione, appare del tutto condivisile la scelta del governo di non cifrare «ex ante» i relativi incassi. Il risultato potrà essere valutato solo a consuntivo, ed è auspicabile che quel che si riuscirà a recuperare venga utilizzato per cominciare a ridurre il carico fiscale, a partire dai redditi medio bassi.