Enrico Groppali, il Giornale 3/1/2012, 3 gennaio 2012
«Cosa mi fa paura? L’idea di perdere un amore perfetto» - Sono passati solo pochi mesi dal nostro primo incontro e ora, di nuovo in terra di Francia, mi ritrovo davanti un altro Stephen King
«Cosa mi fa paura? L’idea di perdere un amore perfetto» - Sono passati solo pochi mesi dal nostro primo incontro e ora, di nuovo in terra di Francia, mi ritrovo davanti un altro Stephen King. Che non si toglie più con un gesto meccanico gli occhiali neri per fissarmi in volto ma mi accoglie con un piccolo riso di benvenuto. «Welcome back, come mai è ancora qui?», mi apostrofa con un filo di ironia. Sono intimidito, e non so cosa rispondergli quando d’improvviso «il profeta dell’horror che giace nel profondo», come fu definito da Saul Bellow, esplode in una franca risata. «Avanti, forza, spari pure, cosa c’è di nuovo sul fronte occidentale? », mi provoca suadente in attesa di quella reazione dispettosa che non ho nessuna voglia di concedergli. Decido così di prenderlo per la tangente. C’è chi dice, Mr. King, che in 23/11/’63 , il suo ultimo libro, lei si sia limitato a riscrivere la storia di Alice perduta nel paese delle meraviglie oltre la linea del tempo... Condivide o no un’affermazionerecisa come questa? «E chi lo dice, lei? Beh, in fondo non ha tutti i torti. Quando Jack Epping, il mio alter ego lascia il presente incamminandosi in un passato datato 1958 gli basta scendere qualche gradino situato in fondo alla dispensa del suo amico Al. Esattamente come fa Alice penetrando nella tana del coniglio che le fa da battistrada, Jack divenuto ai suoi stessi occhi l’eccentrico Mr. George che sa tutto sul futuro rientra nell’alveo che ha attraversato da giovane senza conoscerne l’esito. A questo punto…» Vuole modificare il corso della storia, ed il guaio è che ci riesce davvero. Non le sembra di aver esagerato? «Caro mio, quando il libro è uscito con la data dell’assassinio di Kennedy al posto del titolo, non solo i miei lettori ma tutti quanti si aspettavano nuove sbalordite rivelazioni su quell’atroce fatto di sangue che sconvolse il mondo. E in molti mi hanno scritto indignati». Come mai? «Nonostante avessero seguito col fiato in gola le peregrinazioni del mio eroe, si dichiaravano sbalorditi della mia faccia tosta. Ma come, si chiedevano, stavolta il nostro autore preferito confessa che il passato si può modificare ad oltranza mentre è la sola certezza che ci portiamo addosso dalla nascita alla tomba. Perché?» E lei cosa gli ha risposto? «Che un autore ha il diritto di riportare in vita i suoi fantasmi. Come ha fatto Poe con la defunta Marie Roget di cui individua, in quel mirabile racconto, la personalità dell’assassino. O come ha fatto Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray ». Scusi tanto, non le pare di esagerare? Gli esempi che porta si riferiscono tutti all’immaginario mentre qui, per sua stessa ammissione, ci si basa su una data e un avvenimento reale avvenuto nel novembre del… «Suvvia, non faccia il sofistico! Cosa sappiamo di quell’assassinio? Ne conosciamo solo la dinamica, il calibro del proiettile che ha ucciso un uomo, l’inclinazione dell’arma, l’effetto devastante della traiettoria». E con ciò? «Ci resterà ignoto per sempre come mai quel fucile non ha fatto cilecca o perché mai, lungo il tragitto, non sia capitato qualcosa in grado di modificare l’avvenimento che poi si è verificato. I fatti a volte si vendicano sbalestrandoci in un universo di cui non sappiamo le regole». È questa la nuova ricetta della suspense secondo Stephen King? «Si è reso conto o no che non ho scritto un romanzo ma un’autobiografia per interposta persona?» Vuol dirmi che dietro Mr.Epping, docente a tempo pieno e scrittore dilettante, si cela Mr. King che, come Misery che non deve morire , stavolta fa piazza pulita di un personaggio scomodo come Lee Harvey Oswald? «In parte ha ragione e in parte no. Devo dirglielo io che per ogni scrittore qualsiasi personaggio, non appena viene precipitato sulla carta come una1 farfalla immobilizzata per sempre dallo spillo che la trafigge, diventa un fantasma letterario? Che sia vissuto o no la storia non cambia: dentro il libro è al tempo stesso sia irreale che reale». Come è reale e irreale insieme calare da vivi nel nostro passato? «Ecco dove volevo condurla: meno male che ci è riuscito!» È questo allora il nuovo territorio della sua fantasy? «Non c’è bisogno di maghi e draghi per andare al di là dello specchio e questo lo sapeva bene anche il reverendo Dodgson quando, sotto il nome di Lewis Carroll, seguiva il tracciato dell’inconscio di Alice ». Torniamo ad Oswald, vuole? Che nel suo libro come nella realtà dichiarò dopo la cattura «Non sono altro che un capro espiatorio». Questa lucida presa di coscienza sottintende o no un’altra verità? «Oswald è un enigma nella storia e rimane un enigma nella letteratura. Quello che in 23/ 11 /’63 mi viene rimproverato è l’equivoco più grossolano in cui può cadere un lettore ». Sarebbe a dire? «Quando entriamo in punta di piedi dentro un libro dobbiamo guardarci come la peste da un peccato originale che purtroppo è molto comune ». Quale? «L’eccesso di identificazione col protagonista. Abbiamo pianto tutti, pur con le debite differenze, sul suicidio di Madame Bovary sia pur condividendoconFlaubertcheEmma è una creatura mediocre che finoall’ultimononsaopporsialdestino e sfugge alla maturità con la morte. Oswald fa parte della stessa categoria. Crede di poter cambiare il mondo con l’omicidio e solo dopo averlo commesso comprende di non essere l’arbitro della storia ma solo un suo strumento». Dopo aver descritto l’orrore che ci circonda additandolo nella minaccia di un universo in grado di annullarci con un soffio, l’incubo secondo Stephen King si annida oggi nella debolezza umana? «Non è una debolezza riandare al passato studiandone l’incessante movimento. La vera debolezza è un’altra». Ossia? «Scambiare la storia per un macigno immutabile mentre è solo l’ennesimavariantedellafavola ». Può spiegarsi meglio? «Lei all’inizio ha parlato di Alice. Mentre io, se me lo consente, parlerei di Dorothy, la protagonista del Mago di Oz di Lyman Frank Baum come uno dei motori occulti del mio libro». Sono curioso di scoprirlo. Me lo vuol dire? «Ma certo! Ha presente il personaggio di Sadie che, come un’eroina del vecchio West segue George, il suo uomo, fin nella tana dell’ assassino finendo uccisa mentre lui si salva? » Certamente ma... «Non c’è un ma che tenga.Sadie, come la bambina del romanzo per ragazzi di Baum,sposa l’incredibile senza batter ciglio quando scopre che l’uomo da lei amato viene dal futuro. E per questo lo ritrova in un altro sogno e si riunisce a lui al di là del tempo». E questo a cosa ci porta? «Allaperennitàdell’amore,lanostra sola certezza».