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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

E adesso i pusher spacciano sul web - È la zona franca della droga per eccellenza. Una vera e propria setta virtuale, fatta di adepti anoni­mi che si riuniscono su un sito web costituito da regole ben preci­se per comprare o vendere le più svariate sostanze stupefacenti in commercio

E adesso i pusher spacciano sul web - È la zona franca della droga per eccellenza. Una vera e propria setta virtuale, fatta di adepti anoni­mi che si riuniscono su un sito web costituito da regole ben preci­se per comprare o vendere le più svariate sostanze stupefacenti in commercio. E non solo. Su «silk road» (via della Seta) si trova di tutto: dalle droghe legge­re agli psicofarmaci, dagli alluci­nogeni alla cocaina, passando per l’eroina, le sostanze psicotrope e le anfetamine. Ci sono persino col­telli, pistole elettriche da 80mila volt e vere e proprie mitragliatrici. Non manca neppure la sezione culturale in cui si vendono libri che trattano rigorosamente di dro­ghe e di armi. Il tutto è accompa­gnato da foto, descrizione, prez­zo, modalità di acquisto e spedi­zione del prodotto in questione, nonché i commenti degli utenti che lo hanno già utilizzato. Insom­ma, una sorta di «eBay» della dro­ga. Con la differenza che questo si­to di e- commerce è illegale e di dif­ficile accesso, al punto che sono presenti in rete dei video esplicati­vi per effettuare il log-in. Non basta scrivere su un sempli­ce motore di ricerca il nome «silk road». Per trovarlo, bisogna scari­care un software, denominato Tor, che rende anonima e non tracciabile la navigazione in rete. Una volta entrati, basta registrare nome e password per aver acces­so al bazaar dell’illegalità. Non pri­ma però di vedere comparire un messaggio che è tutto un program­ma: «Non possiamo garantire il tuo anonimato, la protezione dal­l­a violazione di leggi vigenti o da al­tri utenti di questo sito web». Co­me dire: «Noi ce ne laviamo le ma­ni ». In effetti il sito non è altro che una piattaforma sulla quale vendi­tori e compratori si incontrano per fare acquisti. È la piazza tradi­zionale che diventa virtuale. Una piazza inaccessibile e incontrolla­bile persino dalla Dea americana (Drug Enforcement Administra­tion). Perché, proprio grazie a que­sto sistema di criptazione di Tor, gli agenti non sanno dove e cosa cercare. Non è possibile nemmeno risali­re alle transazioni effettuate per­ché avvengono nell’assoluto ano­nimato e con una valuta che non esiste. Nessuna carta di credito. La moneta di scambio si chiama «Bitcoin», è digitale e utilizza la crittografia. Non è riconosciuta da nessuno stato, se non dagli stes­si utenti che la utilizzano. Dove comprarla? Sulla stessa «Via della Seta» o su altri siti. E la spedizione della merce? Anche qui ci sono re­gole rigide e precise, contenute nella guida del venditore presen­te sul sito. «Se il contenuto del pac­chetto ha un odore che può essere rilevato dai cani o dal metal de­tector, è necessario spedirlo sotto­vuoto. Non usate agenti per ma­scherare l’odore, come il caffè, perché i cani sono addestrati an­che per questo. Assicuratevi che l’esterno del pacco non sollevi so­spetti. Si deve ottenere un manda­to di perquisizione per aprire tutti i pacchetti». Anche l’indirizzo al quale verrà recapitato il pacco è al riparo da ogni “intercettazione”, perché, una volta inserite via e numero, queste informazioni vengono me­morizzate in maniera criptata e deliminate non appena la transa­zione viene completata. Come se non bastasse, la «Via della seta» ostenta pure un fine morale: «A causa della guerra alla droga, c’è un divario enorme tra quello che la gente desidera e ciò che possono ottenere. Noi riducia­mo il gap. Indipendentemente dal tipo di motivazioni, sei un rivo­luzionario. Le vostre azioni stan­n­o portando soddisfazione a quel­li che sono stati oppressi per trop­po tempo». Oltre al presunto fine morale, di certo gli ignoti amministratori so­no animati da un fine puramente economico, visto che migliaia di utenti effettuano acquisti sul sito, aumentando le loro percentuali di ricavo. «Non è mai successo che un sito spacciasse in modo co­sì sfacciato droghe», ha dichiara­to il senatore Charles Schumer di New York, citato dal mensile Rol­ling Stones che ha posto l’accento sul fenomeno Silk Road. Non sarà mai successo, ma quello che è si­curo è che le sostanze illegali conti­nuano a essere vendute e gli inve­stigatori brancolano nel buio.