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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

LA DESTRA USA TROVA UN NUOVO CROCIATO — «È

un mio amico, quattro anni fa ha appoggiato la mia candidatura. Ma non ha la mia esperienza manageriale, quella che è indispensabile per tirare fuori l’America da questa crisi che Obama ha solo aggravato». Nelle ultime 24 ore della campagna in Iowa prima del voto di questa sera nel «caucus» che apre la stagione delle primarie repubblicane, Mitt Romney prende di petto l’«amico» Rick Santorum, spuntato all’improvviso a insidiare il suo primato nei sondaggi.
Newt Gingrich, Rick Perry, Herman Cain, Michele Bachmann, gli altri candidati che lo avevano di volta in volta sopravanzato nelle intenzioni di voto espresse in un 2011 già zeppo di impegni e dibattiti elettorali, sono caduti uno dopo l’altro: naufragati a causa dei loro errori, o fatti colare a picco da sapienti campagne organizzate dai supporter occulti dell’ex governatore del Massachusetts. Ma adesso non c’è più tempo: se davvero i leader evangelici dell’Iowa stanno spostando consensi verso Santorum, salito al secondo posto negli ultimi sondaggi — appaiato a Ron Paul e dietro il politico mormone con un passato di finanziere (in Bain Capital) — a Romney resta solo l’arma dell’attacco diretto, candidato contro candidato.
E Santorum, improvvisamente rinfrancato, gli risponde per le rime: «L’America ha bisogno di un leader vero, che sappia convincere il Parlamento e il suo popolo, non di un amministratore delegato abituato a guidare e a essere rispettato da gente che lavora per lui, dipendenti ai quali paga lo stipendio».
Alba gelida al «Reising Sun Café» di Polk City, cittadina vicina alla capitale Des Moines dove l’ex senatore della Pennsylvania di origine italiana ha scelto di spendere l’ultimo giorno della sua campagna. Mentre il pullman di Romney batte i villaggi agricoli della parte orientale dello Stato, Santorum, un campione della destra sociale, punta sulle «pizzerie cristiane» di Pizza Ranch: una catena di locali dell’Iowa controllata da imprenditori che si richiamano ai valori evangelici. È in questi «fast food», che ricordano più i saloon western che il Vesuvio (sedie decorate con ferri di cavallo, i bagni divisi tra «cowboy» e «cowgirl»), che quattro anni fa Mike Huckabee, un altro conservatore religioso, costruì il suo sorprendente successo, qui in Iowa, battendo proprio Romney.
In uno Stato nel quale quasi i due terzi degli elettori che voteranno oggi al caucus repubblicano sono evangelici, tutti i candidati della destra sociale e religiosa hanno provato a ripercorrere questo «sentiero delle pizzerie». Come la Bachmann, che ha tenuto decine di comizi in questi locali. Senza grossi risultati, a giudicare dai sondaggi. Che, invece, segnalano una rimonta in extremis di Santorum che ieri ha speso gran parte della sua giornata parlando in tre Pizza Ranch.
Ma per il primo incontro con gli elettori, al mattino, ha scelto una caffetteria dove è arrivato in eskimo blu, con la faccia sorpresa del gregario abituato ad arrancare nelle retrovie che si ritrova improvvisamente in cima al plotone, con la maglia rosa a portata di mano.
Costretto a fendere una folla enorme di abitanti del luogo, cameramen e giornalisti, Santorum — che era abituato a parlare in sale semideserte — si è addirittura scusato con la gente del luogo per il caos. «Ma in fondo è un buon segno», ha aggiunto col sorriso del finto timido, prima di partire in quarta col suo manifesto di conservatore sociale: «Il mio primo ordine esecutivo da presidente? Ci sono molte cose da fare, ma innanzitutto bisogna impedire che anche un solo dollaro dei contribuenti venga speso per gli aborti».
Poi tocca agli immigrati. Rick è figlio di italiani venuti da Riva del Garda, ma i conservatori dell’Iowa, Stato a stragrande maggioranza di bianchi, sono per la «tolleranza zero» nei confronti dei clandestini. E allora Santorum usa proprio la sua storia familiare per arrivare alla condanna dell’immigrazione illegale: «Figuratevi se non ho comprensione per chi viene a cercare fortuna in America io, che discendo da una famiglia di immigrati. Mio nonno se ne andò dall’Italia quando Mussolini prese il potere. Gli Usa lo accolsero e lui ne rispettò le leggi. È quello che manca ai clandestini di oggi: anche se sono qui da anni, se lavorano onestamente e hanno messo su famiglia, la loro esperienza è segnata da un’iniziale, insanabile illegalità: vadano nel loro Paese e tornino seguendo le regole».
Anche se otterrà un buon risultato in Iowa, difficilmente Santorum riuscirà a prevalere con le sue idee integraliste in Stati meno conservatori. Anche per questo il Partito repubblicano non lo spalleggia. Ma lui invita gli elettori a «ignorare i sondaggi e lo scetticismo della grande stampa nazionale. Fidatevi piuttosto della mia coerenza: io parlo chiaro e difendo le mie idee anche quando non sono popolari».
Coerenza che tre anni fa ha spinto i Santorum a far nascere Bella, la settima figlia, pur sapendola menomata e afflitta da una gravissima malattia. Oggi Rick parla con commozione di Bella e ogni tanto interrompe la campagna per andarla a trovare nel suo calvario di continui interventi chirurgici.
Intanto, mentre nei villaggi Santorum raccoglie ovazioni commosse, nei grandi saloni dorati dell’hotel Marriott di Des Moines, il radicale libertario Ron Paul, l’altro grande avversario di Romney, arringa una folla ancor più numerosa ed entusiasta con le sue parole d’ordine: «Stato minimo», America isolazionista («via subito dall’Afghanistan, basta interferenze negli affari di altri Stati»), interventi feroci sulla spesa pubblica: «Tutti avversari del debito, ma solo a parole — incalza Paul —. In realtà sono per lo status quo. Solo con me avrete tagli veri. Cancellando la Federal Reserve che, stampando banconote, produce debito occulto». Stasera sapremo quale ricetta ha fatto breccia tra i conservatori di questo Stato dell’America «profonda».
Massimo Gaggi