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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

L’IPOTESI DEL GESTORE «MULTI-MARCA» PER CONTRASTARE IL CARO-PIENO —

Pompe di benzina plurimarca, rete di distribuzione più razionale ed efficiente, leggero ritocco al ribasso delle accise se la lotta all’evasione fiscale garantirà un extragettito sufficiente. Sono questi i tre punti cardine su cui il governo Monti potrebbe agire per cercare di arrestare la corsa al rincaro della benzina, secondo quanto rivelato da fonti vicine a Palazzo Chigi. Inoltre, potrebbe essere fatto un tentativo di moral suasion sulle compagnie per individuare interventi comuni per «il contenimento dei costi industriali, di distribuzione e dunque di vendita», con un piccolo paradosso: uno dei principali operatori su cui intervenire in questo senso è Eni, controllata appunto dal Tesoro e che con i propri utili ha staccato negli anni cedole importanti per le casse dello Stato.
La partita è delicata. Le tensioni sui prezzi della benzina potrebbero avere effetti pesanti sull’economia già colpita duramente dalla crisi. Il premier vorrebbe intervenire in tempi molto rapidi, ma per rispetto istituzionale attenderà la consueta audizione dell’Antitrust in Parlamento, che dovrebbe tenersi entro le prossime due o tre settimane. Ancora non è chiaro quale sarà il percorso. Mario Monti è contrario all’idea dei consueti e tradizionali tavoli che rischiano di risolversi in una perdita di tempo. Nel caso dei carburanti la filiera è comunque relativamente corta. Per cui consultazioni e confronti potrebbero procedere spediti. L’Antitrust, secondo quanto trapela dalla sede capitolina dell’Authority di Piazza Verdi, punterà ancora una volta il dito contro la struttura del mercato in Italia, dominata da «pochi grandi operatori» in grado di indirizzare i prezzi indipendentemente dall’andamento della domanda. L’altro problema è quello della rete di distribuzione, che pur avendo un numero di punti vendita nettamente superiore agli altri Paesi europei, risente dell’«oligopolio» dei petrolieri ed è quindi inefficace per garantire la reale concorrenza dei prezzi. A livello territoriale, però, ci sono esempi virtuosi: a Roma, nei quartieri in cui sono attive una ventina di «pompe bianche» (cioè stazioni di servizio indipendenti che vendono carburanti non «griffati» dalle grandi compagnie) che applicano sconti di 10-12 centesimi al litro, anche i distributori tradizionali sono costretti a ricorrere a offerte sui prezzi. Il problema, secondo l’Antitrust, è che ancora c’è una scarsa diffusione di operatori alternativi. Inoltre, stenta a decollare la vendita di carburanti nei grandi centri commerciali o in stazioni di servizio collegate.
Proprio per favorire la concorrenza Mario Monti intende varare dunque una norma che favorisca la diffusione dei distributori plurimarca, che potranno approvvigionarsi dal fornitore in grado, giorno per giorno, di offrire i prezzi migliori. Una norma che andrà studiata d’intesa con l’Antitrust, perché il problema sarà non tanto approvare una norma in tal senso, ma renderla realmente operativa, evitando manovre di «disturbo» da parte delle grandi compagnie. L’idea è anche di ridurre drasticamente il numero dei punti vendita di benzina (attualmente sono 23 mila in Italia, molti di piccole dimensioni), per fare in modo che ogni singola stazione, movimentando volumi maggiori di carburante, possa permettersi prezzi di acquisto (e quindi anche di vendita) più bassi.
C’è infine il capitolo fisco. Superata la fase di emergenza di questi mesi, Monti vorrebbe poter ridurre almeno parzialmente l’accisa nazionale prima che entri in vigore l’aumento dell’Iva. Altrimenti il carico fiscale, già superiore alla media europea, rischierebbe di vanificare gli interventi sulla concorrenza e sulla distribuzione.
Pa.Fo.