Alessandro Gonzato, Libero 3/1/2012, 3 gennaio 2012
UN SOLO UOMO FERMA L’AUTOSTRADA
Anno nuovo, solita vecchia Italia. È possibile che un singolo cittadino, un unico abitante, possa bloccare i lavori di un’opera da 2.391 milioni di euro, un’infrastruttura attesa da quarant’anni e che, una volta terminata, avrebbe dato nuova linfa all’economia di un’intera regione, nella fattispecie il Veneto, se non di tutto il Nordest? Evidentemente sì, è possibile.
In Italia un singolo cittadino può fare tutto questo, in barba allo sviluppo del Paese, se è vero, com’è vero, che la realizzazione della Pedemontana Veneta, prima superstrada italiana a pagamento, la cui prima pietra è stata posta lo scorso 10 novembre dal governatore Luca Zaia e la cui fine dei lavori è prevista entro l’inizio del 2016, è stata stoppata da un residente di Loria, un comune del Trevigiano di nemmeno 10 mila abitanti.
O meglio, è stato il Tar del Lazio, a cui il cittadino si è rivolto perché la superstrada sarebbe passata a dieci metri dalla sua abitazione, a bloccare tutto. I legali dell’uomo, che per evitare ritorsioni vuole mantenere l’anonimato, avevano presentato ricorso il 17 novembre 2010. Pochi giorni fa, alla vigilia di Natale, il tribunale amministrativo l’ha accolto, ritenendo illegittime sia la dichiarazione dello «stato d’emergenza per il traffico e per la mobilità nelle province di Treviso e Vicenza», firmata il 31 luglio 2009 dal premier Silvio Berlusconi, sia l’ordinanza del 15 agosto che prevedeva le disposizioni urgenti di protezione civile per far fronte alla situazione. Con l’accogli - mento del ricorso i giudici hanno quindi invalidato il progetto definitivo dell’opera firmato lo scorso 20 settembre dal commissario delegato Silvano Vernizzi.
Il Tar del Lazio ha motivato la decisione sostenendo che il precedente governo non aveva spiegato quale aggravamento della situazione si fosse presentato rispetto ad un progetto che era stato inserito nel Piano Regionale dei Trasporti della Regione Veneto nel 1990. Insomma, per il tribunale amministrativo, che dando ragione al cittadino trevigiano rischia di cancellare la superstrada veneta, non era stata dimostrata alcuna emergenza tale da ricorrere ad una decretazione d’urgenza, pratica di cui, secondo i giudici, negli ultimi anni si sarebbe abusato «senza un’effettiva quanto comprovabile eccezionalità».
La decisione del Tar – che ha per di più condannato la presidenza del Consiglio dei ministri, la Regione Veneto e la Superstrada Pedemontana Veneta srl al pagamento di 4 mila euro – ha scatenato la reazione del presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, secondo cui «i tempi e le ragioni della giustizia amministrativa non possono continuare a scontrarsi con quelli, altrettanto urgenti, dell’economia». Sul piede di guerra anche gli artigiani di Treviso e Vicenza, preoccupati che la sentenza blocchi 95 chilometri di strada – da Montecchio Maggiore a Spresiano – che ritengono fondamentali per lo sviluppo del territorio.
La Regione Veneto ha subito presentato ricorso al Consiglio di Stato. Se questo non verrà accolto dovrà corrispondere alla “Sis”, a cui sono affidati i lavori, circa due miliardi. Questa è l’Italia che, grazie alla “fase due” di Monti, dovrebbe rialzare la testa.
Alessandro Gonzato