Agostino Paravicini Bagliani, la Repubblica 02/01/2012, 2 gennaio 2012
PERCHÉ IL PAPATO RESISTE AL TEMPO
La storia del papato non è la storia del cattolicesimo. Chi lo dice è un gesuita americano, autore di una storia del papato che inizia con San Pietro e termina con Giovanni Paolo II (John O´Malley, Storia dei Papi, Fazi). L´autore dice ancora: "Chi esprime i valori cristiani fondamentali, Francesco d´Assisi o Innocenzo III?". Sono domande che inducono a ripercorrere la storia bimillenaria di un´istituzione che proprio nella sua durata non ha uguali.
E´ una storia sottesa da una straordinaria continuità – si pensi al concetto di universalità che sottende l´intera vicenda storica del cristianesimo e del papato – ma che non fu affatto lineare. Non solo perché vi sono momenti bui – il decimo secolo, con i soprusi dell´aristocrazia romana, la prepotente figura di Marozia e il processo al cadavere di papa Formoso, o l´inizio del Cinquecento con la presenza dei Borgia a Roma – ma anche per l´inevitabile tensione che esiste tra individui e istituzione, in un percorso storico così straordinariamente lungo.
Certo, Francesco d´Assisi conta più di Innocenzo III (1198-1216), ma a questo papa va ascritto il merito storico di avere saputo riconoscere le grandi novità e verità insite nel messaggio del futuro santo. Così, Gregorio Magno (590-604) ha saputo non solo dare alla sua Roma una nuova centralità, in un contesto ancora dominato da Bisanzio, ma anche porre le basi per un´integrazione progressiva dell´Anglia (Inghilterra) nella civiltà europea che stava nascendo. E non sono certo le uniche grandi intuizioni storiche che hanno modellato un´istituzione che ha però certo sempre dovuto fare i conti con le più diverse contingenze e le varie personalità. Una linea di fondo è quindi percettibile in questa storia bimillenaria, in cui il rispetto della tradizione convive con forti tensioni ed anche talvolta con inevitabili contraddizioni.
La riforma gregoriana dell´XI secolo è riuscita a "liberare la Chiesa" dalla tutela dei signori laici ma ha anche creato una distanza tra chierici e laici che soltanto in parte gli ordini mendicanti riusciranno a mediare e che giunge in fondo fino al concilio Vaticano II. Proprio anche per darsi un´assise in grado di garantire una certa autonomia, il papato si dotò negli ultimi secoli del Medioevo di uno Stato pontificio, pagando però un caro prezzo, di compromissione politico-territoriale. La fine dello Stato pontificio (1870), non voluta dal papato, ha invece permesso alla figura del papa di assurgere come autorità spirituale assai più di quanto non fosse stato precedentemente.
Bonifacio VIII (1294-1303) diede vita al primo giubileo cristiano dell´anno 1300, ma questa sua scelta cadde in un momento in cui la cristianità si era ormai assuefatta, dopo l´ultimo grande insuccesso delle crociate (Acri, 1291), all´idea che la cristianità fosse allora soltanto in Europa. L´intero papato avignonese vive con questa idea, di restrizione geopolitica della sua azione. E anche nel Cinquecento, i papi si comportano come altri grandi signori italiani.
In questa storia bimillenaria centralità e universalità sempre riemergono quando le condizioni lo permettono anche per sollecitazioni che giungono a Roma dalla cristianità. Quando l´impero carolingio si disintegra si levano voci al papa che viene chiamato con un titolo – "padre dell´Europa" – che era stato attribuito soltanto a Carlomagno. Sono i vari Abelardo, Arnaldo da Villanova e forse anche Sigeri di Brabante ad appellarsi all´arbitrato del papa in materia di fede. Il più celebre dei processi (Galileo) ha invece avuto le conseguenze storiche in termini di immagine che conosciamo.
Persino il modo di elezione del papa – il conclave – è stato imposto al papato da autorità civili (Roma, Viterbo), desiderose di indurre i cardinali ad eleggere un papa più rapidamente di quanto non fossero usi a farlo (alcune Vacanze della Sede apostolica potevano durare nel Duecento anche alcuni anni). Ma è anche vero che il papato è stato capace di tenere in vita per oltre sette secoli, senza vere modifiche, uno strumento che si è rivelato fondamentale per stabilità e autonomia.
Al mantenimento di una tradizione pur nelle infinite conflittualità e tensioni contribuì anche il fatto che la sede del papato è Roma, la capitale dell´Impero romano e l´unica città della cristianità in cui sono vissuti due apostoli, Pietro e Paolo. Il papato ha potuto disporre di due luoghi sacri, il Laterano e il Vaticano, ambedue di fondazione costantiniana. Sono elementi di centralità che nemmeno il lungo soggiorno avignonese ha potuto scalfire. Ma anche l´eredità di Costantino provocò problemi, perché se grazie alla Donazione di Costantino i papi hanno potuto godere del privilegio di incoronare gli imperatori del Sacro Romano Impero, da Carlomagno a Carlo V, la sua origine controversa ha aperto il fianco a sospetti e polemiche, non solo da quando Lorenzo Valla (m. 1457) ne dimostrò l´inautenticità. I papi medievali erano "veri imperatori" oltre che Vicari di Cristo ma soltanto un papa del Medioevo fu elevato agli onori degli altari, e, non a caso, fu il papa "del gran rifiuto", Celestino V (1294).
Se non si può forse dire che solo dopo il 1870 "i papi dedicarono più tempo alla Chiesa" (J. O´Malley), è vero che l´azione del papato è da allora per molti versi fondamentalmente diversa dai secoli precedenti. Persino la forte mobilità dei papi di questi ultimi decenni è fondamentalmente diversa da quella dei papi medievali, prioritariamente legata a conflittualità anche di natura ecclesiastica (gli scismi del XII secolo…). La figura visibile del papa, con le sue vesti bianca e rossa, è però quella che si è venuta costruendo nel corso del Medioevo, e anche questo è un segno di straordinaria continuità.