Andrea Tarquini, la Repubblica 02/01/2012, 2 gennaio 2012
LA POZIONE MAGICA CHE MUOVE IL MONDO ECCO LE REGOLE PER PENSARE POSITIVO
Posso farcela, il mondo mi appartiene, pensano gli ottimisti a oltranza, e spesso ce la fanno. In parte il loro ottimismo è da secoli la forza propulsiva del progresso umano. Ma guai quando diventa sopravvalutazione di sé e fiducia cieca: spinge singoli individui, leader o società intere nell´illusione e nel delirio, e allora poi il risveglio è amaro. In quei casi, il freno del pessimismo si rivaluta nei fatti, come forza moderatrice, pragmatismo realista. Da secoli, da quando Leibniz teorizzò che il mondo reale era "il migliore dei mondo possibili" e mandò in collera la Chiesa perché sembrava contestare il Peccato originale (poi ci pensò l´orrendo terremoto di Lisbona a smentirlo), l´umanità riflette e discute sul ruolo dell´ottimismo nella vita. Adesso Daniel Kahneman, un grande ricercatore israeliano, premio Nobel per l´Economia nel 2002, e per paradosso pessimista di natura, ha esaminato a fondo l´ottimismo come "pozione magica" (da usare ma non in overdose) della vita e della Storia, con i suoi pregi e difetti. Al suo saggio, Thinking, fast and slow (Farrar, Strauss & Giroux, New York, 500 pagine, 30 dollari, in uscita in Germania entro maggio da Siedler Verlag) Der Spiegel ha dedicato la storia di copertina del numero di Capodanno. Scelta spiritosa e non casuale, all´alba d´un 2012 che l´umanità attende tesa tra speranze e forti paure.
Non è un decalogo dell´ottimismo, ma ci si avvicina. Agli ottimisti, nota Kahneman, appartiene o sembra appartenere il mondo. Si fanno avanti e riescono con successo nella vita meglio dei pessimisti, affrontano e superano meglio stress, difficoltà e spesso anche malattie. Riescono persino a gestire meglio i loro matrimoni, anche con partner meno ottimisti. Il loro modello e figura-esempio, scherza il settimanale di Amburgo, è Gastone, il cugino fortunato magari antipatico, ma di successo, che batte sempre Paperino pessimista e sfortunato, in ogni sfida del quotidiano. Certo è, nota Kahneman, che gli ottimisti sono rappresentati in numero superiore alla media nelle élite: inventori, scienziati, imprenditori, politici.
Tutto bene, finché l´ottimista non diventa sfrenato: la fiducia smisurata diventa fiducia cieca in se stessi e nella sorte, e degenera in sopravvalutazione smisurata di se stessi. Allora è pericoloso. Gli esempi storici non mancano, anche restando agli anni recenti: dall´illusione di Georg W. Bush di vincere in Iraq come in una passeggiata, alla convinzione di dittatori come Mubarak o Gheddafi di riuscire a restare al potere.
Fin qui il ruolo dell´ottimismo. Ma come nasce l´ottimismo, quale meccanismo psicologico? È insieme processo chimico del cervello e scelta della coscienza, fa capire Kahneman. Il cervello degli ottimisti opera selezioni nella memoria, conserva più ricordi positivi che negativi. Già torniamo nella zona grigia: si tende a essere ottimisti rispetto a situazioni che si crede di poter controllare, tutto è vedere quanto puoi veramente controllarle e influenzarle o no. Alcuni studiosi, come la giovane Tali Sharot, ritengono che l´ottimismo abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita e nello sviluppo della coscienza umana e sociale. Liberando il genere umano, dalle origini, da paure eccessive delle difficoltà, delle malattie, della morte. C´è anche qui un rovescio della medaglia: l´ottimista tende a sopravvalutarsi un po´, anche per presentarsi meglio al prossimo e riuscire meglio nella vita. Di nuovo la zona grigia. L´ottimismo, pozione magica del successo, è mescolanza tra fiducia e tendenza a dipingere tutto troppo bello, dipende dalle dosi.
Chi lo ha, e chi lo sa usare meglio nella vita? Non poco dipende dalle origini sociali, dall´infanzia: un´infanzia felice, prospera, con un buon background culturale, è precondizione ben migliore del contrario, ovviamente. Vero ma non certo strano. Ma è anche vero (Der Spiegel cita uno studio del 1930 condotto tra 180 giovani monache) che ci si può aiutare incoraggiandosi, con attitudine positiva: le monache che pensavano con entusiasmo al primo anno in convento statisticamente poi vissero più a lungo. L´ottimismo come energia collettiva ha poi a che fare con la capacità di apprezzare e realizzare con fiducia se stessi. In altre parole, un training di gruppo, come quello delle migliori squadre di calcio studiando i propri successi. Ma anche qui, troppo ottimismo è pericoloso: quando un imprenditore sottovaluta i concorrenti (negli Usa solo 35 su 100 fondatori di nuove piccole imprese ce la fanno dopo i primi cinque anni) o quando una nazione si abbandona al delirio collettivo. In quei casi il pessimismo a dosi moderate, è un antidoto efficace.