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 2012  gennaio 02 Lunedì calendario

Nozze anticrisi all’italiana: i ricchi si sposano coi ricchi - Qualche tempo fa, sul Finan­cial Times , Lucy Kellaway soste­neva che sia molto impegnativo mantenere un patrimonio sostan­zioso: anzi, sorprendentemente (parole sue) è più difficile che con­quistarselo dal nulla

Nozze anticrisi all’italiana: i ricchi si sposano coi ricchi - Qualche tempo fa, sul Finan­cial Times , Lucy Kellaway soste­neva che sia molto impegnativo mantenere un patrimonio sostan­zioso: anzi, sorprendentemente (parole sue) è più difficile che con­quistarselo dal nulla. È più facile diventare milionari che restarlo, ha decretato la bibbia della finan­za (è forse una specie di consola­zione per chi è a secco?). E potrà anche essere vero, in quelle stan­ze dove si respira aria di grandi af­fari, transazioni anzi, ma dalle parti dei comuni mortali, non nel­la City ma in town , giù, coi piedi per terra, e anche un po’ più a sud di Londra (si sa che si è sempre più a sud di qualcuno), in Italia, i grandi patrimoni pare che si con­servino benissimo, e si incremen­tino pure molto, molto meglio di quelli ancora da creare. Lo dice l’Ocse, che ha pubblica­to un rapporto su «crisi e disugua­glianze economiche» e racconta che nel nostro Paese la disparità fra i redditi aumenta, i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sem­pre più poveri, molto più che ne­gli anni Novanta. Ma soprattutto non è solo questione di soldi: è la «mobilità sociale» a essere in real­tà immobile. E la chiave è il matri­monio: di fronte alla crisi molti de­cidono di sposare qualcuno eco­nomicamente simile, cioè l’ope­raio sposa l’operaia, l’impiegato l’impiegata,il dirigente la dirigen­te, il milionario la milionaria, al­tro che Cenerentola, e Pretty Wo­man, e tutte quelle favole che for­se funzionano in tempi di vacche grasse, non quando il mondo, Wall Street, lo spread e perfino l’Europa ti mettono alle strette. Spiega Stefano Scarpetta, vicedi­r­ettore della sezione Lavoro e poli­tiche sociali dell’Ocse all’agenzia Ansa: «In Italia, come in altri Pae­si occidentali, i ricchi si sposano con i ricchi. E spesso il professore si sposa con il professore, il medi­co con il medico e così via ». La sto­ria del resto è andata avanti così: i patrizi coi patrizi, i plebei coi ple­bei, gli aristocratici con gli altri no­bili (e attenzione ai titoli, alle ter­re, agli antenati) e poi, nel Nove­cento, intellettuali, artisti, com­mercianti, manager, imprendito­ri, cumenda, borghesi alti bassi e medi, insegnanti, dottori, politi­ci, artisti, avvocati, magistrati. È anche con le nozze che la ricchez­za si accentra nei conti in banca di pochi, ed è per accumulare sem­pre di più che ci si sposa con chi promette (economicamente) be­ne. Dicono che l’Italia abbia risco­perto le caste, come quelle dell’In­dia dai sacerdoti giù giù in fondo fino agli intoccabili, ma appunto è una ri-scoperta, il mescolamen­to nella scala sociale è un sogno americano, ma solo se tutto fun­ziona alla grande. Altrimenti il ro­manticismo si dimentica in fret­ta, è solo un passatempo da adole­­scenti, da ragazze rimaste a Jane Austen. Le cifre dell’Ocse dicono che lo stipendio medio di quel die­ci per cento di persone più ricche sia oltre dieci volte rispetto a quel­lo del dieci per cento più povero, 49.300 euro contro 4.877, mentre alla fine del secolo scorso il rap­porto era di otto a uno. Le nozze fanno parte del gioco, perché è più sicuro e più facile sposare chi abbia un reddito simile, cioè an­che lo stesso stile di vita, le stesse conoscenze, le stesse abitudini e frequentazioni. Sempre che si ri­tenga necessario controllare l’estratto conto, prima di legarsi per sempre.