ALBERTO MATTIOLI, La Stampa 3/1/2012, 3 gennaio 2012
Quando eravamo ricchi e belli - Se la tripla A trabal- BB la, la doppia B resiste. BB come Brigitte Bardot, ancora e sempre icona francese, mito nazionale, madre della Patria
Quando eravamo ricchi e belli - Se la tripla A trabal- BB la, la doppia B resiste. BB come Brigitte Bardot, ancora e sempre icona francese, mito nazionale, madre della Patria. Anzi, di più: perché proprio in questi tempi di crisi morde di più la nostalgia per i favolosi Cinquanta e Sessanta, di qua come di là dalle Alpi gli ultimi anni spensierati da belli ma non più poveri, con l’economia in crescita, i consumi pure, l’ottimismo anche. La vie en rose? Forse no: quasi. Non si spiega, altrimenti, l’insolito rilievo che hanno avuto le celebrazioni per il centenario della nascita di Georges Pompidou, primo ministro negli anni ruggenti, rassicurante ma meno impegnativo di de Gaulle, tanto morbido quanto il Géneral era spigoloso. Come se da noi si commemorasse per giorni e giorni l’epoca d’oro di Fanfani. Il Nouvel Observateur ha colto l’attimo e dedicato una delle sue ultime copertine a «Les années 60». Spiegazione: «Quando la Francia non conosceva la crisi». La foto scelta per illustrarli, ovvio, è quella della Bardot. Che non ci ha lasciato, per fortuna, anzi vive e lotta insieme a noi e soprattutto alle foche, ma nel ‘73 decise di farla finita con il cinema e lo spettacolo, e ha mantenuto la sua decisione. Così viene da parlarne al passato, tanto l’attuale pasionaria non liftata dei diritti degli animali appare lontana dalla bomba sexy di mezzo secolo fa. E tuttavia il mito nazionale numero uno resiste. Anzi, su BB sono appena usciti due libri: una bella biografia di MarieDominique Lelièvre, Brigitte Bardot plein la vue (Flammarion) e un libro più fotografico di Alain Wodrascka e François Bagnaud, Bardot l’indomptable (Hugo & Cie), con le foto commentate da lei medesima. E poi questa BB, venuta al mondo a Parigi nel ‘34 in una famiglia molto ricca, molto «comme il faut» e molto cattolica, in realtà non era affatto una scema. Quel che la rendeva irresistibile era una straordinaria combinazione di malizia e ingenuità, istinto e calcolo, fragilità e spavalderia. Ha sempre detto quello che pensava e quasi sempre pensato quello che ha detto. Capricciosa, volubile, leggera, molto donna e moltissimo francese (la Francia è femmina): il suo leggendario broncio è patrimonio nazionale e nel ’69 lei lo presta alla Marianna più sexy mai esposta in tutti i municipi di Francia. Bella, ovviamente, da perdere la testa. Ma, anche nuda, mai volgare. La sua vera vocazione era la danza. Infatti si muoveva benissimo: «Guardarla camminare è come ascoltare della grande musica», disse di lei Jeanne Moreau sul set di Viva Maria! . Et Dieu créa la femme , il film che la rivela, ha un titolo profetico. Gli uomini impazziscono per lei. Gunter Sachs la conquista affittando un elicottero per gettare centinaia di rose sulla Madrague, la villa di Saint-Tropez. Lei incide Je t’aime moi non plus con Serge Gainsbourg solo per ingelosirlo. Impazzisce anche lei per loro? Lelièvre fa l’elenco dei suoi amori: occupa due pagine. Ma BB scrive nella sua autobiografia di aver avuto in tutto 17 uomini, compresi i quattro mariti (Roger Vadim e Jacques Charrier prima di Sachs, Bernard d’Ormale dopo): fra le colleghe, c’è chi ha fatto molto di meglio. Del resto, quando si riunisce il consiglio di famiglia per decidere se darle o no il permesso per la prima audizione, decide il nonno che lei chiama «le Boum»: «Se questa piccola un giorno sarà una puttana, lo sarà con o senza il cinema». Un saggio. Non è solo bella, è sexy. E non è solo sexy, è anche spiritosa. Nel ’56 va a Roma per girare una commediola di Steno, Mio figlio Nerone , dove fa Poppea accanto a Sordi-Nerone, De Sica-Seneca e Gloria Swanson-Agrippina (altro che cinepanettoni!) e fa epoca il suo bagno nel latte. Vero, come preteso da lei: «Ma con il calore e i proiettori - racconta - ho finito la giornata in un bagno di yogurt». Ha la qualità che i francesi amano di più in una donna a pari merito con un bel seno: la risposta pronta. Quale fu il più bel giorno della sua vita?, le chiedono i giornalisti. E lei: «Una notte». Che cosa pensa dell’amore libero? «Non penso mai quando faccio l’amore». Qual è il suo gioiello preferito? «La bellezza, perché non si compra». Nel ’67, scandalo perché si presenta a un ricevimento all’Eliseo con i pantaloni e una giacca «à brandebourgs», di quelle con gli alamari di moda allora, metà ussaro e metà domatore. «Mi sono messa il mio vestito preferito, quello che secondo me aveva più allure», scrive nel libro di Wodrascka e Bagnaud. Si scoprirà poi che aveva provato e riprovato il suo ingresso durante una cena a casa Pompidou. Chissà se è stata felice. Di certo, è stata coerente. Per convincerla a girare Il disprezzo , Jean-Luc Godard si mette a camminare sulle mani. Divertita, lei dice di sì. Ma poi tratterà il vate della nouvelle vague da «intello cradingue», lurido intellettuale. Ma sì, meglio gli animali.