[G. LON.], La Stampa 3/1/2012, 3 gennaio 2012
«Una riforma inutile che non servirà proprio a nessuno» domande a Domenico De Masi sociologo - Il professor Domenico De Masi è esperto di sociologia del lavoro ma anche ideatore del concetto di «ozio creativo» che elogia la lentezza e il tempo senza orologio
«Una riforma inutile che non servirà proprio a nessuno» domande a Domenico De Masi sociologo - Il professor Domenico De Masi è esperto di sociologia del lavoro ma anche ideatore del concetto di «ozio creativo» che elogia la lentezza e il tempo senza orologio. Aspetti decisamente distanti dalla liberalizzazione degli orari delle attività commerciali. «Ed è un vero guaio, tanto più che la riforma non risolverà per niente i nostri problemi economici. Anzi, al danno finanziario si aggiungeranno quelli sulla qualità della vita». Perché? «Il presupposto di partenza è sbagliato: produciamo di più per consumare di più. Non è vero, e lo dimostra il fatto che il nostro Paese è in continua decrescita. E poi: il reddito pro capite in Italia è di 35 mila dollari, in Cina di 4 mila dollari, in Brasile 7 mila e in India di 2 mila e 500 dollari. Non può crescere ancora, tanto più che il costo del lavoro è altissimo: a Milano un operaio costa 24 dollari, in Brasile 11, in Corea del Sud 4 e in Cina 1 solo dollaro. Il primo mondo, l’Occidente, non serve più: il terzo mondo si produce le cose da solo. Assurda quindi la corsa alla produzione e al commercio senza limiti di orario». Gli economisti ritengono possa favorire lo sviluppo, perché lei è contrario? «Il problema di questo governo tecnico di bocconiani è la convinzione che tutto possa essere affrontato da un punto di vista economico-produttivo, dimenticando gli altri aspetti, quelli della metaeconomia». E cioè? «Al di là dell’economia ci sono settori come la salute, la psicologia, la letteratura, la psicoanalisi, l’estetica, che non possono essere assolutamente trascurati. Per vivere meglio non è necessario lavorare incessantemente, produrre incessantemente: occorre anche vivere bene. Non si deve per forza andare al ristorante e spendere tanto denaro: si può mangiare anche a casa, insieme agli amici, ascoltando della buona musica». In un mondo dove tutto corre, tutto è a passo accelerato, non è un po’ un’utopia? «È questione di cultura: dovremmo essere educati a gustare i bisogni non da un punto di vista quantitativo ma più introspettivo. Non solo, serve una rieducazione riferita a un mondo pensato come qualcosa che non può crescere all’infinito. E poi, guardi, a farci rimanere con i piedi per terra ci pensa proprio la realtà: la Cina è al primo posto per la produzione delle nanotecnologie e al terzo per le biotecnologie. Competere con queste realtà non ha senso. Come non lo ha aprire più a lungo i negozi sperando di poter svuotare i magazzini, che invece resteranno pieni».