GIUSEPPE SALVAGGIULO, La Stampa 3/1/2012, 3 gennaio 2012
Altri 15 milioni di euro all’aeroporto senza voli - Giorni di giubilo a Foggia: a Natale la politica ha portato doni milionari all’aeroporto cittadino, «scalo fantasma» senza un volo di linea
Altri 15 milioni di euro all’aeroporto senza voli - Giorni di giubilo a Foggia: a Natale la politica ha portato doni milionari all’aeroporto cittadino, «scalo fantasma» senza un volo di linea. A dispetto del diktat del ministro dei Trasporti Corrado Passera («Non possiamo andare avanti con la filosofia di un aeroporto in ogni provincia, porta a sprechi», ha detto nella prima audizione alla Camera), in questi giorni politici pugliesi di ogni colore inondano agenzie di stampa e giornali di comunicati trionfalistici. Esaltano la «mobilitazione popolare», rivendicano l’azione «coesa e determinata dei consiglieri regionali di centrodestra e centrosinistra» e festeggiano il «risultato importante», «una vittoria» che «ha scongiurato il rischio di isolamento della provincia di Foggia». L’esultanza è giustificata, perché in tempi di austerity e di stretta sui piccoli scali (dopo le parole di Passera, l’Enac ha bloccato le nuove autorizzazioni), riuscire a scucire altri quattrini per l’aeroporto-fantasma Gino Lisa pareva una missione impossibile. Ma ce l’hanno fatta. Negli ultimi mesi, dopo che l’unica compagnia operativa se n’è andata da Foggia una volta cessati i sussidi pubblici, politici e amministratori locali hanno inscenato un fragoroso can can per battere cassa. Si sono presentati in forze dal governatore Nichi Vendola e gli hanno strappato l’impegno a trovare un altro milione nel bilancio regionale (proprio mentre aumentava ancora una volta l’addizionale Irpef anche sui redditi bassi), votando poi all’unanimità lo stanziamento nella legge di bilancio. Contemporaneamente, la Corte dei conti ha dato l’ok alla delibera Cipe che destina 14 milioni di euro allo scalo. Dunque sull’aeroporto pioveranno 15 milioni, che si aggiungono ai 10 spesi negli ultimi anni per gli adeguamenti di sicurezza. I quattrini del Cipe serviranno ad allungare la pista (oggi può accogliere velivoli da 70 posti, domani da 100), quelli regionali si spera convincano una compagnia a far decollare e atterrare qualche aereo a Foggia. Impresa ambiziosa: ne servono altri, di milioni, e dovranno pensarci Comune, Provincia e Camera di commercio. Ma tanto basta per sperare e fare festa: i soldi freschi tengono in vita l’aeroporto, a dispetto di dati disastrosi. Per ogni euro incassato, ne costa nove. Muoveva 70 mila passeggeri nel 2010, ma solo grazie ai sussidi pubblici di sostegno alla compagnia svizzera Darwin che lo collegava con Milano, Torino e Palermo. Quando i sussidi (circa 6 milioni di euro l’anno, 100 euro a passeggero) si sono esauriti, la Darwin ha provato a fare da sola. L’esperimento è durato un mese: un bagno di sangue. Così gli svizzeri hanno fatto le valigie e salutato i pugliesi, lasciando l’aeroporto senza voli di linea. A novembre si sono visti solo 600 passeggeri, una ventina al giorno (per lo più verso le isole Tremiti). Nessun volo di linea. Del resto, nel 2008, prima della droga dei sussidi, i passeggeri erano 28 mila, una settantina al giorno. Lontanissimi dalla quota di 500 mila che gli esperti più ottimisti considerano necessaria per la sopravvivenza. Se nessuna compagnia vuole atterrare a Foggia (e niente garantisce che la nuova pista cambi la situazione), forse è perché a Foggia non serve un aeroporto, tanto più a ridosso dell’area urbana e in un territorio in forte crisi economica. Quello di Bari, che ha quadruplicato i passeggeri negli ultimi anni con le compagnie low cost, dista 130 chilometri di autostrada. Da febbraio sarà raggiungibile in autobus (in 80 minuti a 10 euro), fra tre anni forse anche in treno in 40 minuti, come da Milano a Malpensa e meno che da Milano a Orio al Serio. Ma gli aeroporti sono ormai un fatto campanilistico e i campanili non tengono in gran conto i numeri. Basta leggere i comunicati bipartisan dei consiglieri regionali foggiani, o certi appelli sul web: «Foggiani, non volate da Bari». «In effetti c’è stata una reazione territoriale abbastanza vivace», spiega con un certo gusto per l’eufemismo Domenico Di Paola, amministratore della società regionale di gestione «Aeroporti di Puglia». Di Paola contesta la crociata indiscriminata contro i piccoli scali, ma ammette di non aver chiesto altri soldi per Foggia, anche perché «io posso dare un contributo appassionato, ma non so che fare con questo milione. Noi non abbiamo aerei da far decollare. La realtà è che quando la politica convince il territorio che l’aeroporto è necessario per lo sviluppo, è difficile tornare indietro». Non solo in Puglia. In Italia ci sono 51 aeroporti (oltre cento, con quelli minori). La Francia ne ha 43. I piani di razionalizzazione prevedono la cancellazione di 24 scali, tra cui Foggia. Campanili permettendo.