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 2012  gennaio 02 Lunedì calendario

Montepaschi, rivoluzione delle poltrone - Antonio Vigni e verso un’uscita annunciata da tempo anche il presidente Giuseppe Mussari; dentro invece, Fabrizio Viola, che sostituirà Vigni nella carica di direttore generale per poi passare con ogni probabilità al ruolo inedito di amministratore delegato

Montepaschi, rivoluzione delle poltrone - Antonio Vigni e verso un’uscita annunciata da tempo anche il presidente Giuseppe Mussari; dentro invece, Fabrizio Viola, che sostituirà Vigni nella carica di direttore generale per poi passare con ogni probabilità al ruolo inedito di amministratore delegato. Quella che è andata in scena proprio l’ultimo giorno del 2011 al Monte dei Paschi di Siena è una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione spinta anche dalla difficile situazione patrimoniale della banca senese - secondo l’Autorità bancaria europea il Monte ha bisogno di capitali per oltre 3,2 miliardi per mettere il Core Tier 1 sopra il livello di sicurezza del 9% - e che promette di propagare i suoi effetti pure nei prossimi mesi. In ballo, infatti, ci sono non solo i vertici della terza banca italiana, ma anche il ruolo della Fondazione Mps, finora azionista di maggioranza assoluta del Monte che si prepara a scendere sotto il 50% del capitale. E più in generale è in discussione quel modello senese che ha visto sempre strettamente coesi - spesso con tratti fortemente consociativi - gli enti locali cui spettano le nomine in Fondazione, lo stesso ente che ha redistribuito ricchi utili sul territorio, e la banca che almeno fino a qualche anno fa quegli utili generava. Il nome di Viola verrà proposto come direttore generale spiega un comunicato emesso il 31 dicembre - al consiglio convocato per il 12 gennaio. La decisione è stata quella di insediare il nuovo uomo forte già dall’inizio dell’anno; Viola, 53 anni e oggi ad della Banca Popolare dell’Emilia dopo una carriera nella Popolare di Milano, entrerà subito in banca. Poi, all’assemblea di bilancio, in aprile, dovrà essere cooptato nel cda dell’istituto, che gli attribuirà le deleghe. Il suo primo compito sarà quello di tirare il gruppo fuori dalle secche patrimoniali. L’arrivo del nuovo manager è ovviamente benedetto dall’azionista di maggioranza. «Siamo certi che l’esperienza maturata dal dottor Viola in posizioni di vertice del mondo finanziario italiano spiega una nota della Fondazione Mps - darà un concreto contributo al rilancio dell’istituto senese per poter affrontare in maniera adeguata le sfide future e continuare a garantire il rilevante ruolo del gruppo Monte dei Paschi nel confronti del territorio di riferimento, ma anche nel panorama bancario italiano». Assieme alla Fondazione sperano anche i soci grandi - da Axa a Francesco Gaetano Caltagirone - della banca e gli enti locali senesi, che non a caso chiedono a Viola di tornare a «creare valore per gli azionisti». E Vigni? Nell’inclusiva Siena per lui si prospetta, come ha già spiegato la Fondazione Mps, un ruolo di collaborazione «con nuove modalità». Si tratterà molto probabilmente di un incarico di consulenza per aiutare l’ente a ridurre la sua partecipazione bancaria. La Fondazione, infatti, è oberata da un prestito da oltre 500 milioni da un pool di banche che adesso fatica a ripagare. Per farlo ha messo in vendita numerosi asset e molto probabilmente dovrà ridurre anche la sua quota nella banca. Un’eventualità che diverrebbe certezza se il Monte dovesse varare un aumento di capitale, che però fino ad ora ha sempre negato. La difficile situazione dell’ente mette in discussione anche il suo presidente Gabriello Mancini, in scadenza della primavera 2013 ma che, secondo alcune voci, potrebbe essere spinto suo malgrado a lasciare anche prima. Chi invece lascerà alla prossima assemblea di bilancio è con ogni probabilità il presidente Mussari, che già dopo la sua riconferma nel 2009 e prima di assumere la presidenza dell’Abi, aveva chiarito di non essere disponibile a un nuovo mandato. La rivoluzione di Siena, insomma, pare appena cominciata