La Stampa 2/1/2012, 2 gennaio 2012
“Situazione inaudita” per Sarkozy che teme di perdere la tripla “A” ALBERTO MATTIOLI CORRISPONDENTE DA PARIGI Campagna elettorale Nicolas Sarkozy con le presidenziali alle porte ha puntato sul nazionalismo ricordando che «non sono né i mercati né le agenzie a fare politica della Francia» Nove minuti e 39 secondi, Marsigliese compresa, sullo sfondo dei giardini dell’Eliseo
“Situazione inaudita” per Sarkozy che teme di perdere la tripla “A” ALBERTO MATTIOLI CORRISPONDENTE DA PARIGI Campagna elettorale Nicolas Sarkozy con le presidenziali alle porte ha puntato sul nazionalismo ricordando che «non sono né i mercati né le agenzie a fare politica della Francia» Nove minuti e 39 secondi, Marsigliese compresa, sullo sfondo dei giardini dell’Eliseo. Prosa solenne, completo e cravatta neri, in tono con le previsioni: gli auguri di Capodanno di Nicolas Sarkozy ai francesi, «mes chers compatriotes», miei cari compatrioti, non sono esattamente una botta d’ottimismo. Il Presidente parla della crisi e solo di quella, con accenti che si vogliono realisti, da capitano coraggioso nella tempesta: del resto, attacca, «non vi ho mai nascosto la gravità» di una crisi «inaudita, senza dubbio la più grave dalla Seconda guerra mondiale», che «non è finita». E «ha portato nella tormenta Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo, ma ugualmente dei Paesi potenti come la Spagna e anche l’Italia». Il messaggio è: va male, ma potrebbe andare peggio, perché «la Francia ha resistito». Merito, e qui Sarkò ha lisciato i futuri elettori nel senso del pelo, «del coraggio e del sangue freddo di cui fate prova da tre anni», ma anche delle riforme fatte per tempo, sottinteso da lui. E tuttavia non è il solito superSarkò, impegnato a salvare, nell’ordine, la Francia, l’Europa, il mondo (e la sua permanenza all’Eliseo): politico scafato, ha capito che il clima è pesante, l’opinione pubblica depressa per il presente e preoccupata per il futuro. La tripla A la dà implicitamente per persa, ma «non sono né i mercati né le agenzie che faranno la politica della Francia». Poi promette che non ci sarà una nuova stangata e annuncia tre priorità: formazione per i disoccupati, protezionismo contro «le importazioni che fanno concorrenza ai nostri prodotti con mano d’opera a buon mercato» e tassa sulle transazioni finanziarie, per far pagare ai banchieri i guai che hanno provocato. Buona l’audicence, dieci milioni. Il discorso è stato abile, i francesi restano scettici. *** La Merkel fiduciosa “2012 ancora duro, ma ne usciremo più forti” MARINA VERNA BERLINO La cancelliera Per Angela Merkel la moneta unica, seppur in grave difficoltà, non è in discussione e ha chiesto maggiore rigore e unità ai partner europei per uscire dalla crisi presto e bene Il salvataggio dell’euro sul fronte internazionale, politiche per la famiglia e la salute su quello interno. Questi i tre punti-chiave del discorso di Capodanno della cancelliera tedesca, trasmesso in contemporanea da Ard e Zdf, le due reti pubbliche tedesche. Giacca color bronzo, in piedi dietro un piccolo podio con il Reichstag come sfondo, Angela Merkel ha attaccato con un sorriso rassicurante: «La Germania sta bene. E sta bene grazie all’impegno di tutti voi, cittadini tedeschi. Ci sono buoni motivi per essere fiduciosi». Le spine, comunque, sono tante: «L’anno prossimo sarà senza dubbio più difficile del 2011. La strada per superare la crisi del debito resta lunga e non sarà senza contraccolpi. Alla fine però la Germania ne uscirà più forte di prima». L’euro non verrà messo in discussione: «So che molti di voi si chiedono quanto sia sicura la nostra moneta comune. Sappiate che verrà fatto il possibile per salvarla e rafforzarla. Sappiate però anche che ci riusciremo solo se tutti in Europa collaboreranno più strettamente. In questi dieci anni l’euro ha reso più semplice la nostra vita quotidiana, più forte l’economia, e ci ha salvati dalla crisi del 2008». L’Europa, ha aggiunto, si trova nella sua prova più difficile da decenni, ma è proprio in momenti come questo che il suo ruolo diventa più chiaro: «L’Unione pacifica ci ha portato mezzo secolo di pace, libertà, giustizia, diritti dell’uomo e democrazia. Di fronte alle attuali turbolenze, questi valori sono particolarmente importanti». Per i nuovi progetti sociali politiche per facilitare la vita di bambini, malati, anziani - la Merkel ha detto di avere aperto consultazioni con cento esperti dei vari settori e ha invitato tutti i cittadini a mandare suggerimenti via Internet. Il successo del Paese passa anche di lì. *** L’ottimismo di Obama “Riusciremo a creare nuovi posti di lavoro” MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTEDANEWYORK Il presidente Anche Obama impegnato nella campagna per le presidenziali ha puntato sui successi ottenuti e sui segnali di ripresa che l’economia statunitense sta mostrando Nel discorso radiofonico del sabato, dedicato al saluto per il nuovo anno, Barack Obama ha espresso fiducia sull’economia. «L’anno passato è stato segnato da grandi sfide e progressi» ha esordito il presidente americano citando «la guerra finita» in Iraq e «quella che sta terminando» in Afghanistan ma anche «il colpo inferto ad Al Qaeda» con l’uccisione di Osama bin Laden «che ha reso l’America più sicura». «Siamo stati a fianco di amici ed alleati nell’affrontare disastri e rivoluzioni» ha continuato, sottolineando come elemento di novità positiva i «segnali di ripresa economica in patria sebbene ancora troppi americani devono soffrire per tirare avanti». Da qui lo sguardo al 2012: «Porterà ulteriori cambiamenti, spero che riusciremo a uscirne più forti, facendo crescere la nostra economia, creando più posti di lavoro e rafforzando la classe media». La fiducia di Obama si spiega con «l’accordo raggiunto prima di Natale quando il Congresso si è unito per evitare un aumento di imposte per 160 milioni di cittadini consentendo ad una famiglia media di avere 40 dollari in più nello stipedio». Se il Congresso ha trovato l’intesa «il merito è dei cittadini che si sono fatti sentire con email, twitter e telefonate» ed è questa capacità di «fare la differenza» da parte dei singoli «che mi rende ancor più fiducioso sul 2012», conclude Obama con un accenno indiretto alla campagna elettorale per la rielezione «perché saranno le vostre azioni nei prossimi mesi a determinare in quale tipo di nazione vogliamo far crescere i nostri figli e nipoti». Le ultime parole contengono una promessa: «Farò di tutto per rendere l’America un posto dove il lavoro duro viene premiato e dove ognuno fa la propria parte». *** Cameron: in Europa ma non rinunceremo ai nostri interessi ANDREA MALAGUTI CORRISPONDENTE DA LONDRA Autonomia Il premier David Cameron ha difeso la decisione di non aderire alla revisione del Trattato di Lisbona anche se ha ribadito che «resteremo in Europa» Europa, alcol e musica. Questi gli ultimi tre temi sull’agenda di David Cameron nel 2011 e i primi tre che saranno affrontati nel 2012. Europa. Dopo avere incassato l’appoggio totale del conservatori per essersi rifiutato di firmare la revisione del trattato di Lisobna, il primo ministro britannico ha rintuzzato i tentativi dell’ala più reazionaria del partito che chiede un referendum per fare uscire il Paese dall’Unione. «Restiamo im Europa ma non riunciamo ai nostri interessi». Una scelta che l’ha premiato nei sondaggi. Per la prima volta i Tory sono davanti ai laburisti. Secondo John Curtice, professore di economia politica alla Strathclyde University «è come se gli elettori avessero cominciato a guardarlo sotto una nuova luce. Un uomo capace di essere coerente con le proprie idee». Le idee pagano? Cameron ne ha altre due in tasca. Certo che l’egoismo acido del loro carattere non possa essere considerato un bene superiore all’integrità dei bambini del Regno Unito, ha deciso di convocare i rappresentanti delle case musicali. Chiederà loro di trovare un sistema per frenare la sessualizzazione dei video su internet e in tv. Citerà i casi di Rihanna e Britney Spears. «Ho tre figli piccoli. E sono preoccupato personalmente». Terzo punto in agenda: l’alcol. Cameron è pronto ad alzare da 30 a 50 penny il prezzo minimo delle singole unità alcoliche. Una scelta che costerebbe ai consumatori 700 milioni in più l’anno ma che risparmierebbe centinaia di vite. «I soldi incassati con le tasse andranno al servizio sanitario nazionale». Scelta comprensibile dopo che la notte delll’ultimo dell’anno il servizio ambulanze ha ricevuto seicento chiamate l’ora per assistere uomini e donne - quasi sempre minorenni - piegati sui marciapiede a vomitare l’anima.