Maurizio Stefanini, Libero 02/01/2012, 2 gennaio 2012
LA PRIMAVERA ARABA VUOLE PRENDERSI CIPRO
La texana Nobel Energy dice di aver trovato un mare di gas sotto il Mediterraneo, a sud-est di Cipro: tra i 5000 e gli 8000 miliardi di metri cubi. «Un evento storico», esulta il presidente cipriota Dimitris Christofias, mentre il ministro del Commercio Parxoulla Antoniadou assicura che c’è di che dare elettricità all’isola per i prossimi 210 anni. Solo che il governo di Cipro non è riconosciuto dalla Turchia, che invece riconosce l’altro governo che i turco-ciprioti hanno stabilito al nord dell’isola, nella parte che proprio le truppe turche occuparono nel 1974. E con quel governo ha invece stabilito un accordo sulla delimitazione delle zone di sfruttamento.
In più si fa avanti l’Egitto del nuovo corso post-primavera araba, col sottosegretario agli Esteri Abdallah al-Ashaal a dire che «Egitto, Cipro e la Turchia devono negoziare i limiti delle loro zone marittime economiche, dal momento che i limiti di 200 miglia delle rispettive aree territoriali vanno a sovrapporsi gli uni con gli altri».
L’ASSE CON ISRAELE
In pratica, l’unico dirimpettaio con cui il governo di Nicosia si è messo d’accordo è Israele: anche perché la Nobel Energy è la stessa società che nel 2007 vinse la concessione per le esplorazioni al largo della israeliana Haifa, trovandovi nel giugno 2010 i 120.000 miliardi di metri cubi del giacimento Leviathan. Ma proprio il Leviathan tira dentro alla storia anche il Libano, che ritiene a sua volta di aver diritto a gran parte di quel giacimento. E naturalmente c’è poi il fatto che i giacimenti di petrolio che potrebbero esserci nell’Egeo sono a loro volta all’origine di un contenzioso tra Turchia e Grecia. Insomma, tra Grecia, Turchia, Cipro, Cipro Turca, Libano, Israele e Egitto, sarebbero ben sette i governi in lite per gli idrocarburi sotto al Mar di Levante.
La Turchia, in particolare, sostiene che ogni progetto di sviluppo dovrebbe attendere la risoluzione dello status politico di Cipro, e a settembre ha mandato una nave per l’esplorazione marina vicino alle perforazioni della Noble Energy, appoggiandola al porto turco-cipriota di Famagosta e con tanto di scorta di navi da guerra e aerei da combattimento. «Cipro entra nella mappa energetica dell’Europa con la prospettiva di contribuire sostanzialmente alla sicurezza energetica dell’Unione europea», ribatte il governo cipriota. Ma a questo punto di mezzo entra anche il gasdotto South Stream, che grazie al via libera dato da Erdogan a Medvedev e Putin porterà il gas russo in Europa attraverso le acque territoriali turche del Mar Nero, by-passando l’Ucraina e le continue richieste di compensazione che hanno già portato a diverse «guerre del gas», con conseguenti rischi per gli utenti europei.
SOUTH STREAM
Così entra nel giro anche la Russia, e ci siamo pure noi, visto che la joint venture per la realizzazione di South Stream è stata costituita nel 2008 da Gazprom ed Eni, anche se ci sono in mezzo partecipazioni minoritarie di Germania, Francia, Bulgaria, Serbia, Grecia e Ungheria. Nel 2015, ci sarebbero dunque altri 63 miliardi di metri cubi di gas per l’Europa. Come la Grecia, anche la Russia aveva appoggiato la posizione cipriota. Ma a novembre ha pure spedito nei pressi di Cipro la portaerei “Ammiraglio Kuznetsov” assieme alla flotta del nord e a un gran numero di aerei da combattimento, per un periodo di tre mesi e con lo scopo ufficiale di compiere esercitazioni di pattugliamento. Probabile che, assieme all’abbassamento dei prezzi delle forniture di gas, anche questa crociera sia entrata nel pacchetto carota-bastone che ha indotto i turchi ad accettare South Stream.
Da ultimo, si può aggiungere che nella seconda metà del 2012 sarà Cipro ad avere la presidenza di turno dell’Ue: un appuntamento per il quale tra Bruxelles e Ankara si preannunciano già scintille.
Maurizio Stefanini