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 2012  gennaio 03 Martedì calendario

Il calcio nacque nel 1862 con 13 regole ed è cresciuto attraverso il loro aggiornamento; fin dall’inizio il gioco esigeva fair-play dai calciatori, ma erano anche previste sanzioni nel caso di scorrettezze

Il calcio nacque nel 1862 con 13 regole ed è cresciuto attraverso il loro aggiornamento; fin dall’inizio il gioco esigeva fair-play dai calciatori, ma erano anche previste sanzioni nel caso di scorrettezze. La regola del fuorigioco era decisiva: ricordando il rugby, imponeva il passaggio del pallone verso un compagno arretrato. Rimase un gioco difensivo anche dopo la modifica del 1866, che permetteva il passaggio del pallone ad un compagno più avanzato a condizione che tre avversari fossero tra lui e la porta: era l’handicap per gli attaccanti, molto più bravi dei difensori. Scozia-Inghilterra, 1872, finì senza gol: la difesa appariva insuperabile, il terzo difensore schierato a metà campo teneva l’attaccante lontano dalla porta. Crollo dei gol e calcio in crisi. Nel 1925 arrivava la modifica decisiva del fuorigioco: l’attaccante poteva giocare con due avversari tra sé e la porta: con questa soluzione, i gol aumentarono del 30 per cento! Quel tipo di fuorigioco, dopo circa 65 anni, aveva centrato l’equilibrio tecnico tra difesa e attacco. Per altri 65 anni, fino al 1990, le regole non avevano subito modifiche strutturali, ma erano cresciute a dismisura le sfumature che avevano dato molto potere all’arbitro-interprete delle regole che si sostituiva al primo arbitro-notaio. I gol, nel frattempo, erano passati dai 4 delle prime edizioni del Mondiale ai 2,2 di Italia 90. Il segnale che si vinceva con le difese. La televisione ha rivoluzionato tutto, introducendo il termine spettacolo da associare all’idea di calcio: «Bisogna incrementare i gol», era stato l’ordine. Come intervenire? Cercando di creare regole in grado di indebolire la difesa, ovviamente. Ecco nascere il fuorigioco «liberalizzato», quello che verifica soltanto la posizione di chi partecipa al gioco d’attacco e tollera anche chi si muove a due passi dal portiere, purché non tocchi il pallone. E ancora: dopo il ’90, la regola dei falli è diventata più severa e ha permesso l’espulsione dei difensori e dei portieri che, attraverso falli volontari, impedivano agli avversari di concludere l’azione verso la porta. Una pioggia di rossi e gialli ha avuto l’effetto di destabilizzare l’assetto delle squadre e, quindi, di provocare gol. L’effetto «gol per tutti» (2,8 per gara) ha illuso tutti fino al 2000. Poi, e sono i giorni nostri, è iniziata la graduale discesa dei gol fino ala media di 2,4 reti per gara. Che cosa è successo negli ultimi dieci anni? Sui campi, si è verificata una progressiva attenuazione della disciplina: i giocatori, artefici dello spettacolo, «debbono restare in campo». Il rosso tende al giallo, il doppio giallo diventa raro; e qualche calcione viene assorbito attraverso norme surreali sul vantaggio. Meno fischi favoriscono lo spettacolo: è l’ultima raccomandazione che viene fatta agli arbitri; e la Fifa aggiunge: l’arbitro deve essere «sensibile». Da questa situazione escono arbitri-promotori di gol: un compito improprio che li può confondere. Il calcio, dopo gli ultimi dieci anni senza strategie chiare, sconta una deregulation strisciante e appare, oggi, in netto contrasto con una società civile alla ricerca della Regola perduta.