Lettere a Sergio Romano, Corriere della Sera 02/01/2012, 2 gennaio 2012
DUELLO MONTI-FOSCOLO . QUEGLIO EPIGRAMMI
Caro Romano, condivido il suo giudizio su Vincenzo Monti, tranne che su di un punto: i suoi meriti di grande conoscitore della letteratura antica. La sua versione dell’Iliade fu una traduzione di seconda mano, condotta da precedenti traduzioni latine, perché egli non conosceva a sufficienza il greco. La circostanza indusse il Foscolo, che col Monti aveva qualche ruggine per questioni di donne e che tale lingua la conosceva bene essendo di madre greca, a comporre un epigramma su di lui: «Questi è Vincenzo Monti cavaliero, gran traduttor de’ traduttor d’Omero». I versi punsero nel vivo Monti, che replicò dandogli del falsario e del ladro in un altro e meno felice epigramma, in cui alludeva al fatto che aveva preferito il secondo nome, Ugo, al primo, Niccolò: «Questi è il rosso di pel, Foscolo detto,/sì falso che falsò fino sé stesso/quando in Ugo cambiò ser Nicoletto./Guarda la borsa se ti vien appresso». Ciò non toglie che la sua versione dell’Iliade sia senz’altro la più bella, come del resto le più belle traduzioni di lirici greci sono quelle di Salvatore Quasimodo, che il greco non l’aveva studiato a scuola (aveva il diploma di geometra) e salì in cattedra al Conservatorio di Milano solo grazie all’intelligente mecenatismo del ministro Bottai.
Enrico Nistri
enrico.nistri@libero.it
Grazie per i due epigrammi. Penso con nostalgia, leggendoli, a certe baruffe televisive e parlamentari dei nostri giorni.
Sergio Romano