Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 02 Lunedì calendario

IN PIAZZA COME NEI LAGER NAZISTI, CHOC IN ISRAELE

Nel riservato e austero quartiere ebraico ultra religioso di Mea Shearim, a meno di un chilometro dalla Città Vecchia di Gerusalemme, alcuni sarti si sono segretamente dedicati a un insolito compito nei giorni scorsi: confezionare in varie taglie, per adulti e bambini, repliche delle uniformi imposte 70 anni fa ai deportati nei campi di sterminio.
Le casacche a righe verticali bianche e nere, con relativo copricapo, le infami stelle gialle di Davide, completate dalla scritta «jude», ebreo in tedesco, dovevano essere pronte per la sera del 31 dicembre, in tempo per la manifestazione indetta da un gruppo di estremisti in difesa del diritto a rigidamente interpretare, e severamente applicare, i precetti della legge religiosa, anche se in contrasto con quella dello stato. In particolare per quanto riguarda il ruolo, l’ abbigliamento e il posto della donna, ben separato da quello dell’ uomo, a scanso di contatti impuri.
La sorpresa è indubbiamente riuscita.
Ai bambini è stato insegnato come alzare le braccia in segno di resa, e in greve allusione al piccolo ebreo ritratto in una celebre foto durante un rastrellamento tedesco nel ghetto di Varsavia. Gli adulti si sono incaricati invece di accogliere la polizia israeliana al grido di «nazisti, nazisti!»; e la protesta di un migliaio, forse meno, di zeloti ortodossi, nella piazza principale del rione, la piazza di Shabbat, si è guadagnata tanta visibilità internazionale quanta riprovazione di buona parte dell’ opinione pubblica nazionale e dei suoi leader politici.
Il ministro della Difesa, Ehud Barak, si è detto «allibito e scioccato» dalle immagini dei nati nel terzo millennio con sul petto le stelle di Davide che avevano marcato la vita e la morte di milioni di ebrei nella seconda guerra mondiale. E la leader dell’ opposizione Tzipi Livni, ha definito la provocazione una «grande offesa alla memoria dell’ Olocausto». E anche se era soltanto un bebè quando fu salvato dalla deportazione ad Auschwitz da una famiglia cristiana, il sopravvissuto Yossi Peled, 70 anni, ora ministro senza portafoglio, ha dichiarato al sito di notizie Ynetnews di aver faticato a credere ai suoi occhi quando ha visto le immagini della manifestazione: «Mai avrei creduto che avremmo potuto usare i simboli della tragedia del popolo ebraico per una contesa interna. La nostra era una battaglia contro una minaccia esterna. È inconcepibile. Il sangue mi si gela nelle vene».
Ma i famigliari di alcuni dei bambini etichettati l’ altra sera con la stella gialla non hanno mostrato alcun ripensamento, anzi: «Il riferimento all’ Olocausto è legittimo» ha insistito un nonno, Mordechai Hirsch, promotore della manifestazione contro «la persecuzione dei sionisti nei confronti degli haredim», gli ultraortodossi. «I tedeschi uccidevano solamente il nostro corpo, ma questa gente vuole uccidere la nostra anima, lo spirito».
Il ricorso ai ricordi più nefasti della Shoah, il paragone tra i feroci esecutori delle leggi razziali e gli agenti intervenuti per evitare incidenti, in applicazione delle leggi dello stato, hanno inasprito la frattura aperta tra religiosi integralisti e moderati, oltre a sollevare l’ indignazione dei laici, dopo una serie di episodi violenti accaduti nelle ultime settimane. Una bambina aggredita a sputi e insulti per il suo abbigliamento «immodesto», una soldatessa svillaneggiata e trattata come una «prostituta» per non aver voluto cedere il posto riservato agli uomini su un autobus frequentato da ultraortodossi, una serie di scontri con la polizia che voleva smantellare in un quartiere di Bet Shemesh, a larga densità religiosa, la segnaletica stradale discriminatoria dei marciapiedi per soli uomini e per sole donne.
Ieri sera un gruppo coalizzato su Facebook da Aalon Visser, con oltre quattromila seguaci, ha organizzato una contro dimostrazione, abbordando i bus «segregazionisti» e intavolando discussioni con i passeggeri haredim sull’ emancipazione delle donne israeliane, che possono occupare la cabina di pilotaggio di un caccia, ma non i sedili anteriori di certi autobus.
Elisabetta Rosaspina