Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 03 Martedì calendario

2/1/2012

Chiesa chiusa per crisi
VATICANISTA DE LA STAMPA

Le offerte dei parrocchiani non bastano più a coprire le bollette salate del riscaldamento, così la Chiesa chiude il portone. Riaprirà a Pasqua, o quando farà più caldo.La scelta drastica, ma sempre più frequente tra le parrocchie di paese con le casse vuote, è stata fatta a Fontanelle, provincia di Treviso, dove don Stefano Taffarel ha avvisato i fedeli prima di Natale, scrivendolo poi nel bollettino: dal 14 gennaio 2012 si chiude. La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, una bella costruzione della fine del XV secolo, con importanti testimonianze artistiche all’interno, sarà off limits durante l’inverno, tranne che per funerali e celebrazioni particolari. Troppo grande la parrocchiale, capace di contenere 3-400 persone, per essere riscaldata tutta con le magre finanze a disposizione dal parroco. Per le messe e le altre attività religiose della comunità, i fedeli di Fontanelle dovranno spostarsi d’ora in poi in una chiesa più piccola in centro al paese, che per le sue dimensioni ha costi più bassi per elettricità e gasolio da riscaldamento.

Don Stefano, che dopo aver reso pubblica la sua decisione hascelto il riserbo, non può contare che su stesso per la gestione della chiesa storica di Fontanelle, grande e a rischio di furti degli arredi, com’è già accaduto in passato. Meglio così serrare i portoni, e riaprire quando il clima sarà più clemente. Certo è difficile non considerare anche questo come effetto della crisi, che grava anche sui portafogli dei cattolici
praticanti, abbassando l’importo degli oboli. Le spese per elettricità e riscaldamento, per non parlare di manutenzioni e restauri, sono tra le voci che schiacciano finanziariamente le piccole chiese. E il fenomeno del ’braccino del parrocchiano, cioè delle offerte sempre più scarse, è ben noto ai sacerdoti. Lo aveva sottolineato già un anno e mezzo fa don Renato Tomasi, abate di Santa Maria in Colle, a Bassano del Grappa, che nel bollettino parrocchiale del maggio 2010 aveva invitato apertamente i fedeli «a lasciare più offerte, altrimenti la chiesa non supererà la crisi». Una battaglia per la generosità che si basava su numeri concreti: le offerte in un anno erano diminuite del 9,4%, ma talvolta c’erano coppie che si univano in matrimonio e alla fine non lasciavano al parroco nemmeno un euro.