Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 31 Sabato calendario

ANTI-EUROPEISTE NORDICHE E DI SINISTRA

Nell’Europa a caccia di leader, meglio se giovani, c’è una miniera di donne tutta da esplorare: è in Danimarca, terra d’europeismo tiepido – l’Euro accettato senza rinunciare alla Corona, il Trattato di Maastricht ai suoi tempi mandato giù di traverso – ma di grande concretezza. Il Paese che, all’ingresso nel 2012, assumerà la presidenza di turno semestrale del Consiglio dell’Ue è attualmente guidato da un poker di donne: non proprio tutte giovani, neppure nella concezione italiana dilatata di tale termine, ma tutte in gamba.
Il capo dello Stato è la regina Margherita II, che giovane non è né d’età – ha 72 anni – né di trono – vi siede dal 1972: praticamente, il suo regno coincide con il percorso europeo del suo Paese, entrato nell’allora Comunità nel 1973 insieme a Gran Bretagna e Irlanda. Il Primo ministro, da metà settembre (cioè da quando le elezioni politiche hanno segnato la sconfitta della coalizione di centro-destra guidata dal premier uscente Lars Lokke Rasmussen) è Helle Thorning-Schmidt, 44 anni, socialista, anzi socialdemocratica, come si dice in Danimarca, tutta d’un pezzo, nonostante vezzi da “Il diavolo veste Prada” tipo tacchi a spillo e borse griffate che le hanno valso il soprannome poco rosso di Gucci-Helle (e anche l’ultimo sguardo lubrico europeo di Mr B, a un Vertice dell’Ue in autunno).
La Thorning-Schmidt è a capo di una coalizione di centro-sinistra i cui due altri partiti hanno pure donne leader: Mergrethe Vestager, 43 anni, social-liberale, ex ministro, madre di tre figli, presidente del partito da quand’era ancora trentenne, e Johanne Schmidt-Nielsen, 27 anni appena e già capo della sinistra radicale. Abilissima, Johanne in poco tempo è riuscita a dare una veste moderna e pragmatica alla Lista Unitaria, superando divisioni interne e anacronismi politici. Nel 2007, quando aveva 23 anni, si laureò in scienze sociali e venne eletta al Folketing, il parlamento , dopo avere incentrato la sua campagna su sicurezza sociale e lotta alle discriminazioni. Quell’anno, avrebbe lanciato 200 chili di pasta contro il ministero delle Finanze, per protestare contro i tagli alla scuola. A settembre è stata la più votata.
Gucci-Helle, Mergrethe e Johan-ne, ecco il trio di donne che, da gennaio, vuole lanciare, sulle note di Simon & Garfunkel, “un ponte sulle acque agitate” del-l’Europa. La Danimarca, che riceve il testimone della presidenza dalla Polonia, di ponti s’intende , avendo costruito il più lungo d’Europa, quello di Oresund tra Copenaghen e Malmoe, quasi 16 chilometri. Ora, deve gettarne uno sulla crisi del debito per salvare l’Euro, alla cui zona pure non appartiene a pieno, e deve, magari, gettarne uno sulla Manica, per ricongiungere la Gran Bretagna ai partner (Londra è rimasta separata dagli altri 26 Paesi sul Patto di Bilancio definito il 9 dicembre). Come Amleto delle tre Ofelie si offre il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, che dà loro in viatico un tuffo nell’ottimismo, l’euro – dice – dovrebbe “stabilizzarsi” nel 2012.
Solo danesi, nel calepino dei leader europei prossimi venturi? Per di più di sinistra? Se cercate proprio giovani, e proprio di sinistra, vi resta poco, nelle reti delle cronache politiche. La Spagna offre un valore sicuro, Carme Chacon Piqueras, 40 anni, ministro della difesa nello Zapatero II: incinta visitò le truppe in Afghanistan e nel Kosovo, candidata a succedere al premier alla guida del Psoe, le venne preferito il maturo Alfredo Perez Rubalcaba, votato, però, a sconfitta annunciata nelle elezioni politiche. Per il resto, futuri leader europeisti di sinistra cercasi: Roberto Gualtieri, 45 anni, romano, si sta mettendo in luce al Parlamento europeo, dove fu eletto nel 2009 per la prima volta; e nel-l’Assemblea di Strasburgo si fanno pure valere il popolare tedesco Elmar Brok, che di anni ne ha già 65, il federalista irlandese Andrew Duff, 61, i verdi Eva Jolie, giudice, francese di nazionalità, norvegese di nascita, 68 anni, e Daniel Cohn-Bendit, franco-tedesco, che giovane non è, 66 anni, ma che è un simbolo del ’68. Però, la carta europea “pigliatutto” è – o sarebbe, perché bisogna pur giocarla – un liberale fiammingo: Guy Verhofstad, 58 anni “appena”, premier belga per otto anni, quando era (molto) più snello.