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 2011  dicembre 31 Sabato calendario

CERVIA BAGNO TRUFFE - A

vederlo da fuori, con le lamiere arrugginite in faccia al mare e i divani sfondati, le pareti avorio e il tetto rosso mattone sotto un cielo bianco carico di neve, lo stabilimento balneare di Cristiano Doni è soltanto un punto nel nulla dell’inverno di Cervia. Con le pensioni a tre stelle e i ristoranti ordinatamente chiusi. I lettini, i poster con la mortadella e le affettatrici incongruamente accatastate in attesa del tepore che verrà.
Qualche corridore in disperata azione post-prandiale, i rimessaggi all’orizzonte nel porto vecchio e un deserto rosso simile all’evocativo tramonto dipinto sulla parete del covo dei calciatori che tra una partita a foot-volley, un perizoma e una scommessa, ammazzavano noia e credibilità dei campionati. Secondo gli inquirenti di Cremona, al numero 174 di uno spettrale stradone intitolato a un premio Nobel, si trovava l’università della combine. Fondato dall’ex capitano dell’Atalanta che festeggiava “a crapa olta” e dall’ex compagno di Maradona nel Napoli, Maurizio Neri, con piccole quote anche per altri pallonari come Toni e Adani, I figli del sole era un’estensione della Serie A. Venivano Pellissier del Chievo e Floccari del Parma, lo juventino Quagliarella e Pippo Inzaghi, gli ex arbitri come Treossi e un vasto universo che dalla prossima estate, forse, si sposterà altrove. Intanto, nottetempo, qualcuno è intervenuto. Vernice grigia e nera sulla facciata, una croce e un’aggiunta semantica. Cambio di nome in “Figli dei ladri”, tanto per saggiare l’aria. Perché forse, in questo “reparto giorno di Milano Marittima” come lo definisce un disilluso passante, nulla cambierà, ma pur senza sorprendere il colpo è arrivato. In centro, dove è la Cervia che vende a ritmo fordista villette a schiera – 8 mila euro al metro quadro, trattabili – e affolla i bistrot non si parla d’altro. E la riprovazione, si fonde con il sognante realismo romagnolo.
Puntate
senza rischi
MARCELLOha30anni.Sosta davanti al Pic-Nic. Gente allegra, lucialneon,sostenutotassoetilico. Conosce bene Giorgio Veronese, un altro figlio del sole estraneo all’inchiesta e scommetteregolarmente:“Nonèun reato, mi piace e mi addolora solo non conoscere i risultati in anticipo”. Si ferma e sceglie le parole: “Che le partite siano organizzate lo sanno tutti. Certe sere, alla Snai, vedi assembramenti innaturali. È il segnale. La voce si è sparsa. La puntata è senza rischi”. Al bar Punto Verde invece, Luca, taccia di “ingordigia” i calciatori e si dice convinto del coinvolgimento delle società: “Ho giocato, nulla si conclude se non c’è una supervisione ai piani alti” e mentre i vecchi ai tavolini divorano pagine locali fitte di particolari e fotografie, ti chiedi se Cervia non sia solo un nome come un altro. Una casualità geografica. Un riflesso felliniano. Un equivocato vitellonismo fuori tempo massimo.
Girando al largo, in questo quadrilatero fitto di figurine del passato a disagio con l’improvviso oblìo, da Seba Rossi in giù, si racconta anche altro. Le difficoltà finanziarie di Doni, per esempio. I conti dei Figli del sole sempre in precaria linea di galleggiamento. Troppi soci. Frequenti alterchi. Bizzarri fatturati. Disaccordo sulle divisioni. Una serie di negozi di abbigliamento aperti improvvisamente da Cristiano e i suoi “fratelli” tra Reggio Emilia e Milano su consiglio di un terzo conoscente,primadell’inattesacrisiedel presunto buco finanziario da coprire in fretta, senza interrogare scrupoli e coscienza.
Al porto vecchio, dove i pescatori che fumano avidi con i capelli ingialliti, il codino e il giornale sportivo nella tasca, sembrano la riproposizione di un’antica pubblicità su tonni insuperabili e bontà in olio d’oliva, si sussurra anche altro. Il luogo è circoscritto. Tutti conoscono tutti. C’è chi descrive dissidi e cazzotti tra un componente della banda degli zingari, Dundijerski, e Doni ai tempi dell’Atalanta, e chi giura sull’innocenzadialtricomprimaricome Maurizio Neri, uno che come assicura Diego: “Si è visto la casa perquisita, si vergogna con i tre figli, non ha mai giocato una schedina in vita sua, ma non sa come difendersi perché tra soci, ai Figli del sole, si passavano vicendevolmente computer e telefonini”.
Le intercettazioni spalancano scenari diversi. Neri era preoccupato: “Qui finiamo tutti dentro”, ma per chi 30 anni fa ha visto le facce bambine dei nuovi “mostri” in prima pagina nei campi del circondario, il ricordononpuòmutareel’innocenza è eterna. Così prevale la pietà, assieme a qualche sprezzante cattiveria (“Mi fanno schifo, sono solo un gruppo di fighetti senza morale”), a gaudenti spot radiofonici che non piacerebbero al Vaticano (“venite al Club Havana, a Ravenna il centro polivalente dell’erotismo”) e a qualche riflessione pseudosociologica sulla adiacente Formentera italiana dei pallonari (“Il degrado è iniziato con i pullman da Bologna con la genteinpellegrinaggionelweekend a Milano Marittima solo per poter fare una foto a Bobo Vieri o alle veline al Pineta”).
Pietà, come per l’ex portiere Santoni che a San Pietro in Vincoli, qualche chilometro più in là – casali, provincia, bucolico pragmatismo – vive dopo aver chiuso la carriera per un’aritmia cardiaca a 30 anni: “Comprò una casa alla fidanzata, accese un mutuo e in un istante gli dissero che non avrebbe più potuto correre. Così, per ingenuità, pensò di rimediare e iniziò a scommettere”, l’amico perora la causa. Ma Madre Te-resa è distante. Pietà l’è morta e adesso, concede il confidente, “sono cazzi”.