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 2011  dicembre 29 Giovedì calendario

QUESTI DATI IMPONGONO DI RIPENSARE LE TUTELE

Un aumento di cinque anni nell’età media della popolazione entro il 2040, circa 8 milioni di ultra 65enni in più alla stessa data e, al loro interno, l’aggiunta di oltre un milione di ultra 90enni. Tutto questo nel quadro di una dinamica che vede gli attuali 60,9 milioni di residenti salire a circa 64 milioni attorno al 2050 per poi rientrare quasi al valore odierno nei quindici anni successivi e che segna, da un lato, l’ulteriore contrazione della quota dei giovani (i meno che 15enni scendono dall’attuale 14% al minimo del 12,4% nel 2036) e dei soggetti in età attiva (con la progressiva perdita di dodici punti percentuali) e, dall’altro, il sensibile aumento della percentuale di ultra 65enni: destinati a passare da un quinto dei residenti nel 2011 a oltre un terzo a partire dal 2050. Come si vede, i nuovi scenari demografici diffusi dall’Istat - elaborati secondo una prospettiva temporale che copre oltre un cinquantennio (2011-2065) - mettono ancora una volta al centro del cambiamento demografico il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, con il conseguente dibattito sui nuovi equilibri e sulla necessità di concepire gli adeguati adattamenti a fronte della prospettiva di un sistema di welfare sempre meno compatibile con le poche risorse disponibili. Oggi, ci ricordano i dati Istat, il rapporto tra numero degli anziani (65 anni e più) e popolazione in età lavorativa (15-64) è ancora nell’ordine di 31 per ogni 100, ma è un valore che sembra destinato a salire a 50 nel 2036 e ancora a 60 nel 2047. Tenuto conto che alla variazione di tale indicatore risultano direttamente correlati sia la quota di Pil assorbita dalle pensioni, sia quella destinata alla spesa sanitaria, ben si comprendono le preoccupazioni che derivano dalla consapevolezza delle dinamiche in atto. In conclusione, non va dimenticato che l’intensità e la velocità del processo d’invecchiamento costituiscono una straordinaria e positiva opportunità individuale (si stima che la durata della vita potrebbe salire ancora sino a superare i 90anni per le donne e gli 86 per gli uomini), ma contemporaneamente rappresentano anche una grande e complessa sfida collettiva, da un punto di vista politico e organizzativo. Le grandezze in gioco sono tali da lasciare intendere che nulla può rimanere immutato, pena l’esplosione della società e dell’economia italiana. Sorge dunque la necessità di affrontare più attentamente e in profondità le relazioni fra invecchiamento, migrazioni ed economia per trovare e attuare, tempestivamente e dinamicamente, formule e politiche possibili per fronteggiare positivamente i problemi legati alla forte e crescente presenza di anziani, vecchi e grandi vecchi e alla ridotta presenza di giovani e di giovani adulti. Il tutto nel più ampio panorama degli altri mutamenti strutturali che ci aspettano: non ultimo quello che segna il passaggio della presenza straniera dall’attuale densità del 7,5% alla prospettiva del 24% nel lontano 2065.