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 2011  dicembre 31 Sabato calendario

PREVISIONI 2012, AI GURU DI BORSA ORA PIACCIONO GLI SCENARI ESTREMI

Quest’anno Abby Cohen, dopo che negli ultimi 12 anni aveva indovinato solo i periodi in cui la borsa saliva, che erano i meno, e sbagliato clamorosamente tutti quelli in cui scendeva, ed erano i più e i più rovinosi, e dopo aver fatto perdere un mucchio di soldi alla sempre più rada pattuglia dei suoi estimatori, è stata zitta. O quasi: perché, dopo aver predetto una cattiva prima parte del 2012 e una seconda migliore, s’è trattenuta dal fissare l’S&P a 1.400, 1.500 o 1.600 come sarebbe stata tentata; o semplicemente a 1.450, come dichiarò esattamente un anno fa, immaginando un 2011 sfolgorante. Un anno che invece s’è chiuso, come si sa, con Wall Street in parità e con gli indici delle altre principali borse in forte caduta.
Per la verità anche gli altri suoi colleghi hanno mostrato un po’ di pudore nei giorni scorsi e alle previsioni degli esperti i giornali americani hanno dato assai meno risalto: poiché, se si trovasse qualcuno che si creda capace di scrutare nella crisi dei debiti sovrani, nel rischio di bolla immobiliare e del credito in Cina, nella assai probabile recessione in Europa e nell’indecifrabile andamento dell’economia Usa, lo si prenderebbe necessariamente per matto. Più che previsioni, le indicazioni che si ricavano dai guru dei mercati e dagli strategist e dagli economisti delle banche d’investimento paiono sensazioni dettate dall’umore.
Tra la ventina dei maggiori esperti sondati, si ricavano obiettivi di prezzo per l’indice S&P500 che vanno da 1.081 a 1.410 (era a 1.258 ieri); e se si aggiungono analisti tecnici, inguaribili ottimisti e incalliti ribassisti, si spazia tra un crollo epocale fino a 600 punti e un rialzo d’altri tempi fino a 1.600. La "stima" media s’aggira poco sopra 1.350, che è poi l’obiettivo individuato dallo strategist di Wells Fargo (1.360), da un guru abbastanza rispettato come Tobias Levkovich di Citi (1.375) e da Bank of America. Se davvero in medias res vi fosse virtù, potremmo aspettarci un modesto rialzo dell’8% a Wall Street e un bel punto di domanda per lo Stoxx. Per inciso, occorre ricordare che le previsioni dello scorso anno per il 2011 erano sostanzialmente comprese tra un minimo di 1.325 e un massimo di 1.550, sicché anche la media s’è rivelata fallace. Uno solo, forse per lungimiranza o magari per fortuna, è andato vicinissimo: Douglas Cliggot del Credit Suisse (1.250). Quelli che più hanno mancato il bersaglio sono i super ottimisti strategist di Deutsche Bank, che dissero di vedere l’S&P a 1.550 lo scorso anno e che pure adesso se lo aspettano a 1.500 per il 2012.
Anziché obiettivi di prezzo, va di moda quest’anno proporre scenari «sorprendenti», come li definisce il team di Ubs o, addirittura, «esorbitanti», come si compiacciono di chiamarli gli economisti di Saxo Bank. Per questi ultimi non si tratta di delineare scenari probabili, ma eventi possibili. A giudicare dai temi trattati e dal comun denominatore che li lega, il titolo più consono sarebbe «The Perfect Storm» (la tempesta perfetta), come suggeriscono gli stessi economisti della banca danese. E lo si può capire, visto che gli scenari esorbitanti vanno da un crollo del 50% per il titolo Apple, alla disintegrazione dell’euro, alla recessione in Australia (il Paese che ha meno problemi al mondo), alla nazionalizzazione di 50 banche europee, all’elezione di un inaspettato e rivoluzionario candidato alla Casa Bianca.
Se a Saxo Bank amano giocare con il sensazionale (e l’improbabile), in Ubs si preferisce provocare con delle sorprese, quasi tutte belle: la sorpresa di vedere i titoli finanziari fare meglio del mercato, di vedere l’euro correre a 1,48 già ad aprile, di assistere al fallimento di qualche Stato sovrano, ma al di fuori dell’eurozona (Pakistan, Ucraina, Ungheria e Croazia), di ritrovarsi un rendimento del Treasury decennale Usa al 4,5%. Ma l’evento più sorprendente sarebbe scoprire che le agenzie di rating, colpite dalla serietà delle misure economico e fiscali del governo Monti, abbiano iniziato ad alzare i rating dell’Italia. Pura fantasia, si dirà. «Una prospettiva non impossibile», per quei cari ragazzi di Ubs: i quali ricordano come eventi simili si siano realizzati nel 2010 in Estonia, nel 2011 in Lituania e, a fine 2003, persino in Turchia.