blog panorama, 2 gennaio 2012
Bizzoso, eclettico, imprevedibile. Il 2 gennaio 1912, a Dogliani, nel cuneese, nasceva Giulio Einaudi
Bizzoso, eclettico, imprevedibile. Il 2 gennaio 1912, a Dogliani, nel cuneese, nasceva Giulio Einaudi. Figlio dell’economista Luigi (secondo presidente della Repubblica), a 21 anni avrebbe fondato una delle più grandi case editrici italiane, per qualcuno persino la più grande. Nel centenario della nascita, i ricordi e le iniziative non si contano: persino l’Unesco ha inserito l’anniversario nelle celebrazioni riconosciute a livello internazionale. Noi proviamo a raccontarlo attraverso quattro parole chiave: della sua esperienza di editore (accumulata grazie al consiglio e alla collaborazione di consulenti di primissimo lievllo), ma anche della tradizione della casa editrice, che ovviamente continua a svolgere la sua attività ancora oggi. Biblioteca della cultura storica. Fondata nel 1935, grazie a un’idea di uno dei personaggi chiave dello Struzzo, Leone Ginzburg. Il vero exploit lo vivrà però negli anni ‘70. Alcune opere restano infatti ancora oggi dei capisaldi della bibliografia del settore. Un esempio su tutti? La monumentale opera di Renzo De Felice su Mussolini. Contestatissima (e, a onore della verità, anche difficile da leggere), è il primo vero grande studio sul Duce. Ma la collana ha ospitato studiosi di primissimo livello quali Fernand Braudel e Franco Venturi, e tra un titolo e l’altro ha pubblicato libri oggi ingiustamente dimenticati come Le interpretazioni del Risorgimento di Walter Maturi. Vittorini e i suoi Gettoni. E’ il 1951 quando lo scrittore siciliano battezza una delle collane che più incisivamente influiranno sul panorama editoriale nostrano. Chiuderà nel 1958, ma la sua impronta resterà a lungo. Gran parte degli autori pubblicati saranno italiani (da Cassola a Calvino, da Lalla Romano a Fenoglio, fino a Sciascia e Cancogni), ma troveranno posto anche scrittori che diventeranno autentici classici quali Jorge Luis Borges e Marguerite Duras. Un vera perla dell’editoria nostrana, tanto da poter persino avanzare un azzardo, e cioè che Vittorini abbia dato il suo massimo come consulente e non come narratore. Non solo Calvino. Facciamo il nome dell’autore del Barone rampante (e del fondatore della collana Centopagine) ma si potrebbero fare anche quelli di Pavese, Natalia Ginzburg, Gaime Pintor. Va dato atto infatti ad Einuadi di essere stato un grande sostenitore del lavoro di gruppo. L’esempio più calzante è testimoniato dalle famose riunioni del mercoledì, che prendono il nome dal giorno in cui ci si riuniva in casa editrice. Chi volesse saperne di più, può consultare I verbali del mercoledì. Riunioni editoriali 1943-1952, a cura di Tommaso Munari, da poco uscito per la stessa Einaudi. Gli Americani. Impossibile non citarli. Chi oggi vuole leggere della buona letteratura contemporanea d’Oltreoceano deve spesso passare per le edizioni dello Struzzo. Cinque nomi su tutti: Philip Roth, Cormac McCarthy, Raymond Carver, Paul Auster e Jonathan Franzen. Cinque prime lame, cinque autori pesantissimi, ma in fondo solo cinque esempi: il catalogo, infatti, potrebbe a lungo continuare….. filippomaria_battaglia Lunedì 2 Gennaio 2012